RACCOLTA CEREALI, CINGHIALI ANNIENTANO REDDITUALITÀ AZIENDALE IN VALLE PELIGNA


PRATOLA PELIGNA – “È iniziata la raccolta dei cereali, un tempo era motivo di festa , oggi purtroppo , si continua a combattere con quella che ormai è diventata una piaga del nostro territorio, circondato da Parchi e Riserve, e pertanto culla della fauna selvatica e madre dei tanti cinghiali distruttivi”.

La denuncia è di Ombretta Petrella, portavoce degli Agricoltori peligni.

“Certo è che si parla e si affronta il problema ma nessuno sa quanto lavoro è necessario per far sì che si possa giungere ad un raccolto che abbia qualità organolettiche tali da soddisfare il mercato”, dice, “nessuno sa quanta manutenzione, preparazione, gasolio ed assicurazioni, siano necessarie per poter trebbiare. Eppure tutti questi investimenti vengono ancora una volta azzerati dai cinghiali”.

“Ora basta”, dice in una nota, “ora non si può più accettare e tollerare un tale scempio , ora non è più tempo di risarcimenti, nessuno li desidera, si desidera solo poter raccogliere i frutti di tanto lavoro, potendo così fornire al mercato un prodotto di qualità, che conseguentemente permetta anche di coprire i costi sostenuti con ricavi, che , purtroppo da anni tendono allo zero, come quest’anno”.

“Paventare un maggior numero di capi abbattuti in selecontrollo non è garanzia di contenimento e diminuzione del numero di cinghiali presenti nel territorio.In fondo si tratta di una specie non autoctona la cui proliferazione è un ulteriore danno all’agricoltura oltre che a costituire insidia e pericolo per gli utenti della strada. Basti vedere gli incidenti che si verificano da impatti con animali selvatici”.

“Ebbene”, continua la Petrella, “uno scenario come quello che gli agricoltori si sono trovati dinanzi ai loro occhi, come testimoniano le foto, è una grave offesa alla dignità di lavoratori ed un notevole danno alla redditualità aziendale”.

“Il gelo calato nello sguardo di questo imprenditore agricolo che, come tanti altri, a causa dei cinghiali, non ha avuto raccolto è stato un attimo che ha graffiato forte il cuore riempiendolo di gelo. Lo stesso identico gelo che cala nello sguardo di chi viene messo in cassa integrazione o peggio ancora di chi perde il proprio posto di lavoro. Unica differenza? Questi ultimi hanno una Cassa Integrazione a sostegno del reddito, sebbene la problematica della perdita del lavoro rimane sempre. Due pesi e due misure”.

“Gli agricoltori non chiedono risarcimento, non vogliono chiedere nessun ristoro dei danni , gli Agricoltori vogliono semplicemente raccogliere nei loro campi di proprietà e possesso. Proprietà private nelle quali a far da padroni, ancora una volta, ci sono i cinghiali, con la loro invadenza e distruttività. I cinghiali non sono i ben venuti sulle proprietà private”, continua la Petrella.

“Gli agricoltori sono stanchi di lavorare per ‘ingrassare’ il cinghiale. Gli agricoltori ad oggi hanno una sola certezza, quella di non raccogliere ciò che hanno seminato perché, si sà, il detto ‘chi semina raccoglie’ è un detto non più applicabile al comparto agricolo che oggi semina ma non può raccogliere perché ci sono nuovi Padroni che si appropriano dei frutti del seminato”.

“Ad ogni incontro tenutosi con l’assessore alle politiche agricole Dino Pepe e con lo stesso oggi assessore ai Parchi e Riserve Lorenzo Berardinetti, si è sempre chiesto una deroga ed una contestuale modifica alla legge 157, si è sempre evidenziato che non si desidera avere il risarcimento , che si ricorda è in regime di de minimis, pertanto altro non è che un contentino che certamente non è preferibile alla felicità di raccogliere tutti i frutti di un lavoro di un intera stagione”.

“Per questo gli agricoltori, felici della istituzione del Tavolo tecnico per l’emergenza cinghiale insediato all’Aquila dall’assessore Berardinetti, sempre attento alla problematica e disposto sempre all’ascolto, alla condivisione e valutazione di ogni più opportuna azione contenitiva nel breve termine e risolutiva nel medio lungo termine, auspicano che, ancora una volta, Berardinetti, nonché grande amico degli agricoltori, voglia dare, ancora una volta voce, anche nei Tavoli tecnici agli unici veri, purtroppo, protagonisti dei danni da cinghiale, gli agricoltori”.

“Certi che il problema è risolvibile con un’azione concreta di ogni soggetto interessato, disposto a voler finalmente porre un immediato rimedio ai già notevoli danni, cercando di salvare il salvabile e magari anche con azioni incisive. In fondo il Parco o le Riserve non hanno recinzioni ed i loro confini sono delimitati a ‘la carte’ essendo nella realtà una commistione di priorità di cui si auspica una veloce terminazione concreta efficace ed efficiente dai nostri terreni perché nessun Agricoltore con il proprio lavoro , con i propri investimenti vuol più avere questi indesiderati cinghiali nei propri campi così come non si vuol essere più sostentarono di animali il cui territorio è ben altro”, conclude la Petrella.