SICCITÀ, GELO E CORONAVIRUS: IL MARZO HORRIBILIS DEL VINO ABRUZZESE


PESCARA – Siccità e improvvisi crolli delle temperature, misti ai drammatici effetti dovuti al contagio da Covid-19.

È un clima di grande incertezza quello che avvolge la produzione vinicola abruzzese e non solo, che preoccupa non poco i vignaioli della nostra regione.

Se il Coronavirus ha fermato i rapporti commerciali per le aziende enologiche, congelando qualunque distribuzione e tenendo praticamente in ostaggio il vino nelle botti o già imbottigliato in cantina, mettendo in difficoltà chi ha meno spazio per immagazzinare i propri prodotti, la natura fa il suo corso e il lavoro in vigna non si può fermare.

A destare i timori maggiori per i produttori abruzzesi è la grande siccità. Sono ormai settimane che non piove, e anche quando qualche precipitazione si è verificata, l’apporto idrico è stato praticamente irrisorio.

“Stiamo cercando di capire se nelle prossime settimane la Regione si esprimerà su una dichiarazione di emergenza in merito alla situazione di siccità – sottolinea a Virtù Quotidiane Enrico Cerulli Irelli, presidente del consorzio Colline Teramane – . A ciò si aggiungono le grandi incertezze legate all’emergenza Coronavirus. Con l’approssimarsi della vendemmia, le cantine piene di vino invenduto riscontreranno diversi problemi per le nuove annate. Mai come in questo periodo ci stiamo rendendo conto degli effetti di un mondo così interconnesso sia in una dimensione quotidiana che di economia macroscopica. Speriamo che questa consapevolezza cambi l’approccio per un’economia che sia più utile”.

E sull’improvviso calo delle temperature, Cerulli Irelli specifica: “La sottozona delle colline teramane seppur in brevi distanze presenta differenze di microclimi significative. Ecco che sulla costa, alcune varietà bianche precoci sono già avanti con la fioritura e dunque l’arrivo di gelate potrebbe causare problemi importanti per i produttori di questa zona, mentre nell’area più a ridosso della montagna, le piante sono ancora indietro e dunque anche un drastico calo non dovrebbe generare danni preoccupanti”.

In linea anche Ottaviano Pasquale, dell’azienda Praesidium di Prezza (L’Aquila). “Abbiamo appena finito di potare le piante, quindi eventuali gelate non dovrebbero causare grossi danni. È però una situazione da tenere sotto monitoraggio. Diverso il problema della siccità”.

Cauta anche Alice Pietrantoni, dell’Antica Casa Vitivinicola Pietrantonja, a Vittorito (L’Aquila). “Al momento osserviamo questi bruschi cambiamenti delle temperature, ma anche di fronte alle difficoltà noi agricoltori non perdiamo la voglia di reagire, di resistere. Siamo ancora in una fase dello sviluppo della pianta, per la quale una eventuale gelata non causerebbe grossi danni. Diverso sarebbe il discorso di gelate tardive dalla metà di aprile in poi. Ma quello che servirebbe realmente è la pioggia”.

Desiderio condiviso anche da Nicola Dragani di Monteselva, azienda vinicola di Montesilvano (Pescara) con le vigne tra le colline di Città Sant’Angelo. “I terreni sono secchi a causa dell’assenza di piogge. Speriamo che la perturbazione di questi giorni porti pioggia. In linea di massima le uve precoci (chardonnay e pecorino) potrebbero risentire di questo abbassamento delle temperature, ma l’importante è che sia una perturbazione passeggera, altrimenti poi i danni potrebbero essere più incisivi”.

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