STAGE DI DANZA AFRICANA A L’AQUILA, “UN MODO PER EDUCARE ALL’ACCOGLIENZA”


L’AQUILA – Un modo per educare all’accoglienza e alla conoscenza di culture diverse, per entrare in contatto con il corpo e con la musica delle percussioni, un’occasione per stare insieme e condividere un percorso comune.

È con questo spirito che l’aquilana Roberta Ibi, appassionata di danza e cultura africana, ha organizzato uno stage di danza africana presso il centro artistico Paq Center dell’Aquila, in via Ulisse Nurzia.

Un laboratorio per bambini, una conviviale a base di ricette africane e corsi pomeridiani di approccio e conoscenza alla danza africana hanno scandito una giornata intensa e partecipata, alla presenza del maestro Diouma Djidiack Faye e del percussionista Aboulaye Diarra, entrambi di origini senegalesi.

“Un ritmo per invocare la pioggia, uno per festeggiare i matrimoni, un altro per ricordare il defunto che si accompagna nell’ultimo viaggio. La danza africana ha stili diversi per ogni ricorrenza della vita. Il continente africano, da sempre, ha un rapporto molto stretto con la musica e con la danza, esse non significano solo divertimento e voglia di muoversi ma hanno un significato più profondo. L’energia della danza Africana è una sorta di magia, espressione pura di noi stessi”, dice a Virtù Quotidiane la Ibi, sposata con un uomo di nazionalità senegalese dal quale ha avuto una figlia, nata proprio a L’Aquila.

“La danza africana può essere praticata a tutte le età e a tutti i livelli di scioltezza del corpo – spiega – . Quello che serve è sentire il ritmo ed essere in contatto con il proprio corpo, con la propria grazia ed espressività che in ogni essere umano è unica e personale. Abbiamo lavorato sulla relazione con il corpo, concentrandoci sugli elementi fondamentali della danza africana: il contatto dei piedi con la terra, alla base di questa disciplina, la funzione della colonna vertebrale, asse del corpo governata dalla circolazione dell’energia, la vibrazione, l’ondulazione, il ritmo dei piedi, la camminata, l’energia della voce e la ripetizione del movimento”.

“Ho deciso di coinvolgere i bambini perché la danza africana li affascina, in primo luogo grazie al ritmo e alla sua vivacità dinamica, per dare loro modo inoltre di incontrare mondi e culture diversi, fiabeschi e con i quali, in una società come quella attuale, sempre più multiculturale, ci si incontra ogni giorno di più, sin dalla scuola materna”.