UN VIAGGIO NELLA STORIA E NELLA FORZA DI CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO


CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO – Come il resto d’Italia anche l’Abruzzo ogni giorno rincorre il crescente numero di contagi e di decessi da CoVid-19, anche la nostra sanità è messa sempre più sotto pressione dall’emergenza e anche da noi è stata creata una zona rossa con maggiori restrizioni per arginare ulteriori contagi.

Quest’area in principio era costituita dai comuni di Arsita, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Montefino (Teramo) ed Elice (Pescara), ai quali, con ordinanza del 25 marzo si sono aggiunti quelli di Civitella Casanova, Farindola, Montebello di Bertona, Penne e Picciano, tutti nel pescarese.

I loro territori rientrano nell’area del Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e in quelle delle ex Comunità montane del Vomano, Fino e Piomba e Vestina; zone, dunque, di grande interesse paesaggistico e storico.

Basti pensare al castello Bacucco di Arsita, al castello Castiglioni a Elice, al borgo fortificato di Montefino, alla torre della Regina Giovanna a Bisenti, al palazzo De Sterlich di Castilenti e all’intero centro storico di Penne, oltre che, da un punto di vista naturalistico, alla Riserva regionale Voltigno e Val d’Angri e a quella controllata del Lago di Penne con il suo orto botanico.

Il comune, però, che per primo è tristemente salito alla ribalta delle cronache, tanto da far parlare di una Vo’ d’Abruzzo, è Castiglione Messer Raimondo, paese di 2.186 anime con circa 600 ultrasessantenni, dove a oggi si contano 43 positivi accertati e purtroppo 8 vittime. E tra i contagiati c’è anche il primo cittadino Vincenzo D’Ercole, il sindaco più giovane della provincia.

Se è in nostro potere fare qualcosa, anche solo allentare la tensione, questo qualcosa è approfittare del tempo in più a disposizione e conoscere un po’ meglio il nostro territorio a cominciare proprio dalle zone più in difficoltà.

Castiglione Messer Raimondo sorge nella Valle del Fino, tra l’omonimo fiume e il torrente Pretonico, su un collina di 256 metri che si affaccia sul Gran Sasso. Il suo nome deriva da castellio-onis, ossia piccolo castello, cui fu aggiunto nel 1532 il nome del suo feudatario Raimondo Caldora.

Le sue origini sono certamente più antiche rispetto alle prime tracce storiche giunte fino ai nostri giorni, in un documento benedettino del 1047 o nel Catalogus Baronum (1150-1168) in cui si elencava come podere di Galgano di Collepietro.

La zona, infatti, era abitata già dalla preistoria come dimostrano alcuni ritrovamenti, raschiatoi, fibule, punte di frecce e di lance, e i resti di due necropoli nelle frazione San Giorgio e Piane.

Ma numerose sono le notizie nel corso dei secoli, come il diploma di Carlo d’Angiò del 1273 in cui Castiglione viene inserito nei Giustizierati di Abruzzo Ulteriore, o l’acquisto del castello nel 1418, insieme al Castrum Appiniani, da parte di Penne per 2.300 ducati veneziani, o quando, nell’Ottocento, si diffonde anche in Abruzzo la Carboneria e Castiglione partecipa attivamente all’insurrezione guidata dall’eroe locale Domenicantonio Toro contro i francesi, considerati traditori degli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza.

Tra le architetture religiose non può non essere citata la Chiesa Parrocchiale di San Donato, un tempo dedicata a San Nicola ed eretta tra il XVIII e il XIX secolo nella parte alta del paese dove sorgeva il castello. L’interno è a croce latina con una grande cupola e l’abside semicircolare.

Conserva numerosi cimeli e dipinti, ma soprattutto le spoglie di San Donato Martire portate qui da Roma nel 1843 e che ne hanno fatto una meta di numerosi pellegrini, tanto da far elevare la chiesa a santuario, il secondo più importante in Abruzzo dopo quello di San Gabriele.

Oltre al Santuario meritano menzione la Chiesetta di Santa Lucia, nascosta tra i vicoli del centro storico e che conserva al suo interno un affresco della Santa ritratta mentre sorregge una corda da cui pendono due occhi; la Chiesa di Santa Maria dello Spino, sorta molto probabilmente sui ruderi di un tempio romano dedicato alla dea Diana; la Chiesa rurale di San Donato, del XV secolo, la cui caratteristica è il tetto composto da pianelle di terracotta dipinte con vari motivi.

E infine bisogna fare cenno al borgo medioevale di Appignano, oggi frazione, con la sua struttura tipica da abitato incastellato, la torre quadrata, il palazzo nobiliare Pensieri, la Chiesa di San Pietro e la cinta muraria fortificata.

Castiglione Messer Raimondo è, insomma, un borgo e un territorio che trae forza e fascino dalla sua antica, ricca storia, una storia fatta di lotte e di resistenza, alcune delle quali vissute in periodi simili a quelli che stiamo affrontando oggi, come nel 1656-57 quando la peste lasciò in vita solo un terzo della popolazione del castello.

Momenti, però, che restano scolpiti nel carattere, nel Dna, e che lasciano sperare che presto verremo fuori anche da questa emergenza, più forti e più coscienti di prima.

Le immagini sono tratte dai siti internet www.comune.castiglione.te.itwww.castiglionenostra.it, www.paesiteramani.it (Francesco Mosca), che ringraziamo.

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