IL TEATRO E LE RONDINI, CON “TEATROVAGANTE” UNO SGUARDO NUOVO SUL TERRITORIO ABRUZZESE


L’AQUILA – Con il progetto Diario di un viaggio teatrale alla scoperta dell’Abruzzo, il TeatroVagante nei mesi scorsi ha visitato diversi paesi dell’Abruzzo, costruendo azioni teatrali e relazioni con il paesaggio e la comunità. Questo viaggio di incontro e scoperta ha visto protagoniste due attrici e performer, Valentina Nibid e Sara Gagliarducci, accompagnate, in ogni tappa, da un ospite che ha condiviso con loro spazi, tempi e avventure, come osservatore e narratore, attraverso immagini e parole, arricchendo il progetto con il proprio sguardo.

“Rondini”, così vengono chiamati gli ospiti, in omaggio a questo piccolo animale tanto caro al TeatroVagante che ne ha fatto il suo simbolo, il portatore della sua idea di accoglienza.

Si racconta, infatti, che le rondini siano monogame ma se una rondine resta sola può aggregarsi ad una coppia per aiutarla a costruire il nido, a procacciare il cibo e a covare le uova.

Parliamo, in queste righe, delle tre Rondini, le tre donne che si sono unite a questo viaggio, e di come hanno vissuto questo girovagare per l’Abruzzo.

La prima Rondine è Cristiana Alfonsetti, danzatrice di danza classica indiana, performer e direttrice di un laboratorio di teatro e danza all’Aquila. Cristiana, che ha partecipato a diverse tappe del viaggio, mostra alcune foto che ha scattato e dice: “L’esperienza della rondine nel progetto del TeatroVagante è stata piena di sorprese. La più grande è stata quella di avere l’opportunità di guardare con occhi nuovi il mio territorio, che pensavo di conoscere e che non destava in me più stupore. Sant’Agostino diceva “la felicità è desiderare quello che si ha” ma questo può accadere solo se le cose consuete si mostrano come fossero nuove. In queste tre tappe ho incontrato per la prima volta il territorio in cui sono nata e in cui vivo e ho desiderato appartenergli. Credo che il teatro sia uno strumento potente affinché il desiderio e l’amore diventino una pratica politica e sociale”.

Emanuela Di Francesco viene da Teramo, è insegnante ed artista e questo è ciò che racconta: “Essere stata una rondine mi fa desiderare di tornare in primavera tra i momenti vissuti e l’esperienza profonda e bella del teatro e della socialità. Ogni paese è stato una scoperta e una gioia delle sensazioni”.

Invece descrive con queste parole la sua esperienza di rondine Fiorella Paone, pedagogista di origini napoletane che vive a Pescara: “Un passo dopo l’altro, seguendo l’intrecciarsi delle storie avanzo fra le strade di questi paesi, in questo viaggio teatrale in cui si mescolano attenzione, ascolto e desiderio di contatto e mi fa male seguire le cicatrici dei terremoti che ancora segnano alcune mura. Il ricordo più forte è quello di alcuni sguardi che incrociano il TeatroVagante. Sguardi in cui percepisco la nostalgia per la vitalità di una comunità che oggi si sente come addormentata, la curiosità verso una proposta che si nutre di contatto e condivisione, la tenerezza verso i sogni che avrebbero potuto realizzarsi e verso la vita che segue sempre sentieri inaspettati. Sguardi in cui leggo il forte desiderio di un futuro capace di valorizzare le sapienti ricchezze del luogo. Sguardi in cui c’è la magia e la determinazione di chi è cosciente dei tesori che possiede”.

Le Rondini, quindi, sono per il TeatroVagante indispensabili per narrare l’esperienza da un nuovo punto di vista.

“Se il TeatroVagante nasce dal desiderio di attraversare i luoghi per attivare un processo trasformativo e vederli cambiare al suo passaggio”, affermano Valentina e Sara, “le Rondini nascono dal desiderio di raccontare questa trasformazione, arricchendola attraverso il proprio sguardo e restituendola ai luoghi e alle persone in un meccanismo virtuoso di circolare bellezza, senza il quale il nostro viaggio non avrebbe senso”.

Ora è inverno, siamo nel tempo dei preparativi, il TeatroVagante sta studiando nuove traiettorie e a primavera spiccherà di nuovo il volo, come si addice ad un vero stormo di rondini.

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