LA FAMIGLIA DE SANCTIS RICCIARDONE A CHIETI NELLA RICERCA STORICA DI SANDRA DI FELICE E LORIS DI GIOVANNI


CHIETI – Continuano gli appuntamenti culturali del cartellone “Vivi Teate” animati nella bellissima cornice del sito archeologico dei tempietti romani dall’archeologo Daniele Mancini. Sabato 3 agosto alle ore 19,00 ci sarà la presentazione di una ricerca storica sulla famiglia De Sanctis Ricciardone.

Gli storici Sandra Di Felice e Loris Di Giovanni, con l’ausilio di un proiettore, ripercorreranno le gesta della famiglia attraverso documenti di archivio, fotografie, articoli di giornale e libri dell’epoca.

Racconteranno l’origine del cognome De Sanctis Ricciardone attribuito a Giuseppe e ai suoi successori, tutti esponenti della politica teatina dove hanno ricoperto anche il ruolo di sindaci e decurioni.

Introdotti dalla storica dell’arte Maria Paola Lupo, i due ricercatori si soffermeranno soprattutto sulla figura di un onorevole fino ad oggi quasi sconosciuto: Giovanni De Sanctis. Nacque nel 1809 da Giacinto De Sanctis, Regio Giudice del Regno di Napoli, e da Maria Scurci, figlia del notaio Gabriele Scurci di Manoppello.

Zio di Augusto Pierantoni, già deputato e senatore del Regno d’Italia, che nel 1904 ritirò il Premio Nobel per la Pace in qualità di presidente dell’Institut De Droit International di Gand (Belgio).

Partecipò ai moti di Penne nel 1837 e dell’Aquila nel 1841. Nel 1848, chiamato dal voto popolare al comando della milizia cittadina con il grado di capitano, contribuì con la sua fermezza a sedare le reazioni ordite dalla camarilla di Corte.

Nel febbraio del 1853, i mazziniani tentarono a Milano una riscossa e molti uomini d’azione rinchiusi nelle carceri della fortezza di Pescara, cospirarono per poter prendere il forte e marciare armati sul Macerone.

Erano riusciti a convincere alcuni ufficiali del 1° Reggimento, quando un traditore li denunciò al generale Pianell, il quale fece rapporto al governo generale. Venne istruito così un intrigato processo in cui figurava anche il nome del De Sanctis.

Egli ne uscì illeso, ma decise di presentarsi al consiglio di guerra a Pescara in qualità di avvocato difensore. La causa durò poco meno di tre anni e, contro ogni aspettativa, si concluse con la pronunzia di “non consta” nei confronti degli imputati tra cui spiccava il nome di Clemente De Caesaris. Questo smacco nei confronti del Governo non passò impunito. Infatti al De Sanctis vennero raddoppiate le persecuzioni e fu in seguito imprigionato e mandato a domicilio coatto prima a Caramanico e poi a Tollo.

Nel 1860 rifiutò la carica di prodittatore che gli era stata offerta, accettando invece la nomina di presidente della società patriottica e di quella degli operai. Venne inoltre nominato Maggiore della Guardia Nazionale, a capo della quale si distinse nel combattere il brigantaggio. Per tale impegno il 12 marzo 1863 venne decorato Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.

Nel 1861 venne eletto deputato al Parlamento del Regno d’Italia – VIII Legislatura – nel Collegio di Chieti. Al primo scrutinio, intervennero 414 elettori su 927, dei quali 145 votarono a favore del De Sanctis, 200 a favore di Giuseppe Pisanelli, 64 voti andarono dispersi e 5 furono dichiarati nulli.

Al ballottaggio che ne seguì, su 445 votanti, De Sanctis vinse con 252 voti contro i 208 del Pisanelli, e fu proclamato eletto.

Sedette in Parlamento che era ormai un uomo avanti con l’età , ma ancora saldo nella fede politica. Sedeva a sinistra tra il Biofferio e il Beltrani ed era apprezzato per il carattere e la dottrina. Mentre si preparava ai primi discorsi in aula, cadde gravemente malato. Fu accudito per tre mesi nella casa nel nipote Augusto Pierantoni a Torino. Appena la malattia gli diede un po’ di tregua, tornò a Chieti.

Provò nuovamente a candidarsi per un seggio in Parlamento nel 1865, ma fu sconfitto da Raffaele Mezzanotte.

Verrà, inoltre, descritta l’atmosfera che si respirava in casa De Sanctis, vera e propria palestra di patriottismo nella quale si educavano i giovani teatini ai nuovi valori di libertà. Attrice principale del salotto De Sanctis era la sorella di Giovanni, Dorinda, donna di elevatissima istruzione, lo spirito liberale più ardente della famiglia. Fu lei assieme ai nipoti a cucire lo stemma sabaudo sul tricolore che pose sul proprio balcone il giorno dell’arrivo del Re a Chieti.