“LA MALEDIZIONE DELL’AGAVE”, L’ESORDIO AL CINEMA DI SIMONA MOLINARI NEL FANTASY GIRATO A SANTO STEFANO DI SESSANIO


L’AQUILA – Tra pochi mesi sarà possibile ammirare anche al cinema la nota cantante Simona Molinari impegnata come attrice nel nuovo film di Walter Veltroni C’è tempo, ma in realtà per la bella e brava artista nata a Napoli ma cresciuta a L’Aquila non si tratterà del debutto cinematografico: non molti sanno infatti che Simona nel 2004 recitò, allora ancora giovanissima, nel ruolo della protagonista, la dolce Rosaspina, in un bel progetto dell’Accademia dell’Immagine, il mediometraggio fantasy La maledizione dell’Agave.

In quegli anni l’attività della prestigiosa scuola di cinema aquilana fondata da Gabriele Lucci era ancora a pieno regime e poteva vantare docenze di grandissimo livello come quelle dei celebri autori della Fotografia Vittorio Storaro e Luciano Tovoli, del direttore di Raiuno Giovanni Tantillo e del vice presidente della Pixar Jim Morris, oltre a collaborazioni con Ennio Morricone, Dante Ferretti, e tantissimi altri: tra questi il regista Riccardo Milani che accettò con entusiasmo di supervisionare il lavoro di diploma di quell’anno.

Il bravo regista romano, da sempre amante dell’Abruzzo, dove ha girato alcuni tra i suoi film più fortunati, come Auguri professore, La guerra degli Antò e Il posto dell’anima, si trovò quindi a coordinare un numeroso e coloratissimo gruppo di studenti, nel luogo scelto per le riprese, il meraviglioso borgo di Santo Stefano di Sessanio, dove all’epoca era ancora possibile ammirare la bella torre merlata poi crollata con il sisma, che speriamo possa presto tornare a dominare il paese, e che in quella occasione fu scelta come location principale.

Per l’occasione il nome del paese fu cambiato, nel film, con quello di Corvobuono: La maledizione dell’Agave era una curiosa fiaba fantasy che non rinunciava però a mettere in guardia dal pericolo, già allora, di un possibile impoverimento culturale causato da una eccessiva diffusione dei cosiddetti reality show e dalla dilagante volgarità nei programmi televisivi.

La regia e la sceneggiatura furono curate dagli allievi Grazia Liberotti, Vito Colamarino, Mattia De Collibus e Giuseppe Tandoi. A fianco di Simona Molinari l’altra protagonista, nel ruolo della moderna strega Mandragora, la simpatica attrice brillante Emanuela Grimalda: con loro, in vari ruoli, furono coinvolti praticamente tutti gli abitanti del paese, che venivano man mano circuiti ed ingannati dalla perfida strega fino al momento clou in cui la donna, vistasi scoperta, lanciava, in cima alla torre merlata, una sinistra maledizione rivolta al futuro bimbo della bella Rosaspina.

Tra i professionisti coinvolti a supporto degli studenti c’erano anche l’autore della fotografia Paolo Carnera, noto per il suo lavoro con la luce nelle serie Romanzo criminale e Gomorra, e gli ex studenti e miei cari amici Piernicola Di Muro, compositore di musica da film, e Alessandro Palmerini, fonico poi vincitore del David di Donatello nel 2013.

A questo lavoro sono legati anche molti ricordi personali e in generale un clima di entusiasmo e di spensieratezza che sarebbe poi purtroppo definitivamente svanito con il terribile evento sismico e con la successiva chiusura della scuola: in quei giorni la troupe invase con entusiasmo Santo Stefano, e nei suggestivi vicoli del paese in quei giorni era possibile imbattersi anche nella simpatica e brava attrice Paola Cortellesi, che all’epoca era fidanzata con Riccardo Milani, e che poi sarebbe divenuta sua moglie.

“Nello sperduto villaggio di Corvobuono l’improvvisa apertura di una strana farmacia sconvolge la vita dei miti abitanti: la strana proprietaria del nuovo negozio è in realtà una strega che non esita a propinare ai clienti le medicine più inutili e costose, e che, vistosi smascherata, lancia una oscura profezia verso il bambino che la sua dolce e ignara assistente Rosaspina porta in grembo. Il maleficio prevede che se il bimbo scoprirà l’amore e le cose belle morirà, e quindi la madre e il paese cercano di proteggerlo in tutti i modi…”.

*critico cinematografico