“L’AQUILA, GRANDI SPERANZE”, DA MARTEDÌ SU RAI UNO LA FICTION DI MARCO RISI


L’AQUILA – Che cosa accade nell’animo di una persona o nelle relazioni familiari se nel giro di una sola notte si vede crollare e ridursi letteralmente in macerie la propria casa e la propria vita? Dove si trova il coraggio di ricominciare? Come si riesce a superare il dolore di perdite irrimediabili? E a sconfiggere la paura? Attraverso la storia di Silvia e Franco e dei loro amici fraterni, Gianni ed Elena, L’Aquila – Grandi speranze racconta come si possa continuare a vivere dopo il terremoto che, in una sola notte, ha azzerato un’intera città: L’Aquila.

La serie tv diretta da Marco Risi con Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Giorgio Marchesi, Luca Barbareschi, Valentina Lodovini, Francesca Inaudi, Carlotta Natoli, Rosa Enginoli, Gabriele Fiore e Andrea Pittorino, andrà in onda a partire da martedì 16 aprile alle ore 21,25 su Rai Uno.

Creata da Stefano Grasso, è una co-produzione Rai Fiction-Ideacinema ed è composta da sei puntate.

“Sono stato a L’Aquila per la prima volta nella mia vita un anno e mezzo dopo il terremoto, esattamente quando ha luogo la storia del nostro lungo film – spiega il regista, Marco Risi – . Non conoscevo la città e non sapevo della sua bellezza, potevo soltanto immaginarla: non me ne potevo rendere conto attraversandola a piedi perché era completamente ricoperta dalle impalcature che cercavano di tenerla in piedi come uno scheletro senza muscoli. Quello che mi impressionò fu il silenzio. Sentivo il rumore dei miei passi che attraversavano la zona rossa presidiata da alcune camionette dell’esercito e avevo la percezione assolutamente nuova di essere solo in una città fantasma”.

“Mi dissi: qui devo venire a girare un film! Ma non avevo ancora precisa l’idea di che film avrei voluto girare. L’idea è arrivata cinque anni dopo con questa serie”, aggiunge.

“Che cosa mi ha convinto di questo progetto? Mi è piaciuta molto l’idea degli adolescenti che scorrazzano di soppiatto nella città proibita cercando di riappropriarsene alla loro maniera – dice Risi – augurandosi addirittura che non cambi, che rimanga così perché solo così può essere esclusivamente loro, il loro territorio di conquista. Mi sono piaciuti gli adulti che cercano di rimettere in piedi i pezzi delle loro coscienze e non soltanto i pezzi della loro città”.

“Mi piacciono i piani che corrono paralleli delle due dimensioni: da una parte gli adulti con i loro guai, dall’altra i loro figli che quegli stessi guai vivono di riflesso ma che si gettano nell’avventura di crescere in una situazione assolutamente unica”.