LE POP HARPS, ARPISTE ABRUZZESI DALL’ANIMA ROCK


PESCARA – Indossano un elegante completo nero e Converse colorate. Suonano uno strumento raffinato, l’arpa, distaccandosi, però, dal repertorio classico. Propongono musiche dei Beatles, Florence and The Machine, Yann Tiersen, Velvet Underground, per citarne solo alcuni.

Il loro quartetto, spiegano, “nasce dall’esigenza di creare nuovi linguaggi per uno strumento di origini antichissime”.

Sono le Pop harps. Le giovanissime arpiste abruzzesi Elena Cacciagrano, Benedetta Tranquilli, Letizia Caramanico e Sonia Crisante si sono formate al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, dove si sono conosciute.

Hanno mosso i primi passi nell’ensemble di arpe guidato da Mabel Boscherini. Si sono, poi, staccate dal repertorio classico per debuttare, nel 2017, con un quartetto tutto loro.

“Abbiamo iniziato a suonare insieme nel 2011, in Conservatorio, nell’ensemble di arpe diretto dalla nostra insegnante. Il numero dei musicisti della formazione era variabile e il repertorio prettamente classico” raccontano a Virtù Quotidiane.

“Quando questa collaborazione è terminata, abbiamo deciso di dar vita a una formazione tutta nostra dove poter suonare quello che ci piaceva di più”.

Il progetto delle Pop harps comincia a prendere forma nel 2016 e debutta ufficialmente l’anno successivo.

“Pop sta per popular music” precisano. “Il nostro obiettivo è quello di rendere popolare l’arpa. Cerchiamo di avvicinare soprattutto i più giovani a questo strumento. Proponiamo un repertorio molto variegato: Beatles, Florence and The Machine, colonne sonore, flamenco, brani di un’arpista americana che amiamo molto e a cui ci siamo ispirate: Deborah Henson Conant. Tutto quello che fa parte della popular music”.

Le melodie celestiali tipiche dell’arpa vengono proposte all’ascoltatore in un modo inedito. Le trascrizioni e gli arrangiamenti dei brani sono curati da Elena Cacciagrano. Il quartetto si è esibito per diversi enti e istituzioni, tra cui il Conservatorio di Pescara, l’Aurum di Pescara, il Teatro Florian, la Riccitelli.

Lo scorso maggio, le Pop harps hanno incantato la platea del TEDx di Pescara. Nello stesso mese, al museo Vittoria Colonna di Pescara, è stato presentato“Pop harps Live”, il loro primo disco.

Prodotto dalla Spray Records, l’album è innovativo fin dalla copertina, disegnata da Stefano Di Loreto. Un omaggio alla pop art, rimarcato dalla prima traccia dei Velvet Underground, “Sunday Morning”, contenuta nell’album “The Velvet Underground & Nico” prodotto da Andy Warhol.

“In copertina c’è la rappresentazione di un’arpa scomposta. I colori riprodotti sono quelli classici delle corde dello strumento, uniti ai quattro che ci rappresentano, ossia i colori delle Converse che indossiamo durante i concerti”.

Il primo disco delle quattro talentuose ragazze è un autentico gioiellino. Le dieci tracce proposte vanno dalle hit pop al flamenco, passando per la colonna sonora del Trono di Spade e un medley tratto dal film Il favoloso mondo di Amélie.

“Non è stato registrato durante un live, come il titolo potrebbe far pensare. Si chiama ‘Pop harps Live’ perché lo abbiamo registrato suonando tutte e quattro contemporaneamente, come se fosse un concerto a porte chiuse. Il repertorio scelto mira a mettere in evidenza tutte le caratteristiche sonore dell’arpa, in particolare gli effetti e le tecniche del linguaggio contemporaneo per lo strumento. Ci siamo divertite a sperimentare. Nell’album non si ascolta soltanto lo strumento classico a pizzico: ci sono rumori, percussioni sulla cassa armonica, glissandi taglienti e suoni metallici. Abbiamo utilizzato tessuti, monetine e altri oggetti di metallo”.

Il primo anno di attività, da quando il gruppo prende vita, “è stato di preparazione e di lavoro. Nei primissimi concerti la tensione si faceva sentire parecchio: ci sentivamo molto responsabili, essendo un progetto nato da noi. Adesso ci basta davvero uno sguardo per intenderci, per capirci. Non manca il divertimento: giochiamo molto durante i concerti, nonostante il nostro sia uno strumento ingombrante. Selezioniamo i brani in base al gusto personale, tenendo conto della maggiore resa sull’arpa”.

Non c’è una solista, non esiste leader nel gruppo.

“Non abbiamo ruoli dal punto di vista musicale, tutte facciamo tutto. Sicuramente una cosa positiva è essere amiche, al di là del lavoro. Ognuna di noi, inoltre, ha una dote che aiuta nella gestione del gruppo: dalla parte organizzativa a quella tecnologica”.

Molto variegato il pubblico che assiste alle loro performance.

“Abbiamo avuto un successo superiore alle nostre aspettative. Nei primi concerti venivano ad ascoltarci per curiosità, ora abbiamo un pubblico che ci segue. Spazia dai ragazzini a persone di età matura. In molti ci hanno detto che non si aspettavano qualcosa di così dirompente. Quattro arpe possono far pensare a qualcosa di noioso, invece il pubblico resta sorpreso perché si trova ad assistere a uno spettacolo audace. Attiriamo spettatori di tutte le età anche per il repertorio proposto, che spazia dagli artisti emergenti alla musica anni Sessanta-Settanta”.

Suoni celestiali dall’anima rock.

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