“MOBY DICK-GLI ULTIMI GIORNI DI ACHAB” A TEATRO TRA PESCARA E PRATOLA PELIGNA


PESCARA – Una mediazione tra la cultura ottocentesca e la contemporaneità. Tra la natura istintiva e semplice della balena e l’io rappresentato in tutte le sfaccettature della sua contemporaneità. Si propone così lo spettacolo teatrale “Moby Dick – Gli ultimi giorni di Achab”. Da un’idea dell’attore e regista Mario Massari e ispirato all’opera letteraria di Herman Melville, la Piccola Bottega Teatrale porterà in scena, per la prima volta, lo spettacolo per due serate, il 28 e il 29 febbraio al teatro Gianni Cordova di Pescara e poi il 1 marzo al teatro comunale D’Andrea a Pratola Peligna (L’Aquila).

Sul palco saliranno Mario Massari (Achab), Davide Renzetti (Starbuck), Stefano Paradiso (Stubb), Nicola Liberato (Tashtego), Riccardo Pellegrini (Flask), Massimiliano Brino (Queequeg), Bruno Di Nisio (carpentiere).

“Le scenografie e i costumi – anticipa a Virtù Quotidiane Massari – sono stati realizzati artigianalmente dalla Piccola Bottega Teatrale in linea con lo stilema della compagnia. In scena saranno anche un basso elettrico e contrabbasso per eseguire dal vivo tutte le musiche dal vivo, composte dal maestro Valeriano Anastasi”.

Il disegno luci è curato da Carlo Mené e la fonica di da Black Service.

“Il Moby Dick della Piccola Bottega Teatrale – si legge nella nota di regia – è un microcosmo spaziale, temporale e scenico che si immerge a fondo nell’opera di Melville slegandola dai confini d’oltreoceano e portandola nell’immaginario europeo in una trasposizione che affonda nelle radici filosofiche e cognitive del continente. L’ingranaggio che si intravede nell’occhio della balena rimanda ad una visione meccanicistica della natura, che la vede come una parte esclusivamente corporea del mondo, e pertanto le sue azioni sono mosse solo dalla sua natura istintuale, agisce quindi in modo puramente meccanico priva della cattiveria e della sete di vendetta che invece anima gli uomini. La parte umana invece, la ciurma del Pequod, diventa parte della coscienza del capitano Achab, portandolo alla consapevolezza del bisogno di affrontarsi per superare i proprio limiti nel bene e nel male. Sul piano letterario il protagonista Ismaele viene sacrificato, togliendo un narratore alla storia. Il tutto si risolve su un’operazione in cui i veri testimoni della sfida del capitano sono gli stessi spettatori”.

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