NEL TEATRO SAN FILIPPO TORNATO A SPLENDERE, CATERINA CASELLI ALL’INAUGURAZIONE ENTRO FINE ESTATE


L’AQUILA – Lo avevamo lasciato nell’aprile 2009, pieno di vita, sede della tappa aquilana del premio teatrale “Scenario”. Ad organizzare l’evento e l’ospitalità degli spettacoli, era il teatro dell’Uovo. Sono passati 10 anni, molto è cambiato naturalmente in città, dopo il sisma, e tanti cambiamenti sono intervenuti anche in campo teatrale. Il teatro stabile di Innovazione “L’Uovo” non esiste più. Esiste invece quello che era il suo teatro, che ad oggi, non si sa da chi sarà gestito. Il teatro esiste, è di proprietà del Comune dell’Aquila, ma per vederlo aperto e nel pieno delle sue funzioni, c’è da attendere ancora qualche mese.

Ad oggi il teatro risplende della sua bellezza, con la viva presenza dei cori lignei barocchi, con gli affreschi recuperati siti in una delle cappelle laterali, con le statue salvate che svettano, ora come allora, in tutta la loro imponenza. Gli apparati decorativi sono ora ricchi di dettagli da guadare.

All’interno del Teatro San Filippo ci troviamo in luogo unico. La chiesa, il suo impianto, le cappelle, sono perfettamente tali e il teatro che rinasce oggi, ne tiene conto. Tutto l’apparato decorativo dovrà essere visibile.

L’oratorio, costruito nella prima metà del XVII secolo dai padri Filippini, nel centro della città, più di quarant’anni fa fu trasformato in teatro. Nel 1970 la Soprintendenza ai beni architettonici e artistici intraprende il restauro radicale della struttura. Dopo l’Unità d’Italia il San Filippo fu destinato a magazzino dell’esercito per le derrate alimentari e il Comune, successivamente, ne fece un deposito daziario. Con il restauro del ’70 si torna all’antico splendore e nel 1985 la gestione è affidata all’Uovo.

La rinascita del post-sisma 2009 sancisce la scelta di mostrare tutta la bellezza della chiesa barocca.

DANNI STRUTTURALI E RECUPERO

A guidare Virtù Quotidiane nella scoperta del restauro è Mauro Pellegrini, della Dipe che si è occupata di tutti i lavori di consolidamento e restauro artistico.

I danni subiti dall’edificio, a seguito del sisma del 2009, hanno riguardato la facciata, che si era staccata verso la strada, l’ala laterale e la cupola, con ingenti danni. Altri danni importanti riguardavano le paraste (i pilastri con funzione portante, incorporati nella pareti).

Il recupero strutturale, finanziato dal Cipe con 2.405.000,00, ha recuperato e collegato le pareti con cavi d’acciaio, tre dei quali a vista e, in più, un cordolo in acciaio lega la struttura correndo su tutta la parte alta del perimetro.

Dove prima c’era il cemento, ora c’è muratura, per salvaguardare tutti gli apparati artistici.

“Inoltre – spiega Pellegrini – all’esterno della facciata, i fori pontai, che anticamente erano stati fatti nella muratura esterna, per sostenere un’impalcatura di ponteggio, sono stati riempiti con malta lavorata alla maniera antica (con olio e cocci di uova) e fiocchi di acciaio, dando così alla facciata esterna un’ulteriore legatura tra le parti. I muri, esterni ed interni, sono stati tra loro ancorati. Il tetto, poi, è stato realizzato con un sistema di sospensione che non grava sulla struttura”.

RESTAURO ARTISTICO

Su questi lavori è intervenuto la donazione di oltre 1 milione di euro, della Sugar Music di Caterina Caselli e di Macu Edizioni di Mauro Pagani, raccolta grazie alle vendite del cd Domani, inciso subito dopo il sisma del 2009 da oltre 50 tra i più importanti artisti musicali italiani.

Tutte le statue, che si erano in parte distaccate dalle pareti, sono state ancorate. Sono stati recuperati, anche attraverso la ricostruzione in legno, di piccole porzioni mancanti, i cori lignei dorati e anche essi sono stati ancorati alle pareti. Nella seconda cappella laterale destra, l’unica affrescata, è stato fatto un accurato lavoro di ripristino. Oggi i restauri mostrano necessariamente e volutamente i segni del sisma, ma si mostrano con rinnovata ed emozionante luce.

“Tutti gli apparati decorativi in gesso sono stati fissati per garantire la stabilità. Molte decorazioni -racconta Pellegrini- erano in pezzi, e abbiamo realizzato un grande lavoro di recupero” Con lavoro certosino sono stati restituiti alla chiesa in tutta la loro bellezza.

Come tutti i luoghi che rinascono, anche San Filippo ci regala tesori sconosciuti. Le volte della chiesa, prima invisibili, sono oggi a vista e mostrano decorazioni probabilmente settecentesche. Ci sono rose che sembrano a rilievo e gli affreschi quattro evangelisti, uno dei quali è andato perduto, sono emersi nei quattro pennacchi. Sull’altare, inoltre, è emerso un affresco molto antico che decorava una parete.

Tutte le parti oggi visibili lo saranno sempre, grazie la sistema del teatro con graticcio a scomparsa. Palco e graticcio sono, infatti, mobili.

IL TEATRO

Il palco è stato creato per mostrare la chiesa. Si apre in sei parti, lasciando libera visione dell’antico altare. Il graticcio scende al piano terreno e quanto di bellissimo la chiesa riserva, sarà godibile.

“Il graticcio – illustra Pellegrini della Dipe – viene mosso verso il basso con un sistema di colonnine mobili, che ricordano la catena di una bici, il palco, in assi di legno, si apre grazie ad una meccanica complessa di pistoni sottostante il palco stesso”.

La struttura ingegneristica ad apertura richiede grande cura e manutenzione, che sarà affidata a chi gestirà il teatro.

LA RICONSEGNA

Per l’apertura, dicevamo, c’è da attendere. Non molto speriamo. Manca l’appalto per gli arredi teatrali. “Il bando è pronto – spiega l’architetto Claudio Finarelli, responsabile unico del procedimento per il restauro e gli arredi del San Filippo, per conto del Segretariato regionale dei beni culturali – penso di poterlo emanare entro metà maggio”.

L’arredo teatrale riguarda i tendaggi, le poltroncine e l’allestimento dei camerini. “Il bando prevede meno di 190 sedute – spiega Finarelli – e il tempo di realizzazione per gli arredi non potrà essere superiore ai 60 giorni, per evitare che si giunga alla tradizionale pausa estiva di tutti i lavori”.

Il teatro oggi ha quattro uscite antipanico. La strada su cui il pubblico uscirebbe, però, è sottoposta a lavori che non permetterebbero, di fatto, alcuna sicurezza. Pertanto, per una fruizione serena, c’è da attendere. Eppure Caterina Caselli preme, giustamente, per vedere pronta e finita l’opera che porta anche il suo nome e quello di tutti gli artisti che gratuitamente hanno messo la loro arte per un recupero importantissimo.

Entro la fine dell’estate, assicurano dal Segretariato regionale, ci sarà il taglio del nastro con Caterina Caselli, che vorrebbe portare in città almeno uno degli artisti che hanno partecipato al cd Domani. Gli artisti intanto hanno già realizzato un piccolo dono, simbolico, di questa bellissima collaborazione che ha dato vita alla canzone voluta per aiutare l’arte all’Aquila. Una chitarra autografata da tutti i celebri partecipanti.

La piena fruibilità del San Filippo, in ogni caso, darebbe una spinta fortissima a far rinascere quella porzione di città, in pienissimo centro, che solo alcuni, pochi e coraggiosi, commercianti, sono tornati ad animare.

Speriamo che al taglio del nastro il Comune possa a aver già emanato il bando di gestione. Barbara Bologna

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