OPERAZIONE QUERCIA, LA LIBERAZIONE DI MUSSOLINI SUL GRAN SASSO IN UN FILMATO DEL 1943


L’AQUILA – “Alcuni alianti tedeschi atterrano, non senza difficoltà, su un brullo spiazzo: ne fuoriescono decine di soldati armati che si dirigono rapidamente verso la costruzione più vicina… Successivamente dall’ingresso principale dello stabile avanza uno spaesato Benito Mussolini, con un cappellaccio in testa e avvolto in un pesante cappotto scuro, circondato dai militari tedeschi che festanti lo scortano facendosi fotografare e riprendere insieme a lui. Il Duce, un corpulento capitano tedesco e un giovane pilota salgono su un piccolo aereo che sbuffando decolla gettandosi pericolosamente in picchiata verso il burrone sottostante. In seguito il velivolo, uno Storch Fi 156, atterra a Pratica di Mare nonostante un leggero danno al carrello, e Mussolini, accolto da militari tedeschi in alta uniforme, sale su di un aereo più grande che lo porta in Germania…”.

Queste celebri immagini documentano l’Operazione Quercia, la liberazione del Duce a Campo Imperatore sul Gran Sasso avvenuta alle ore 14 del 12 settembre 1943 da parte dell’esercito tedesco e affidata da Hitler in persona al capitano delle SS Otto Skorzeny.

Come spesso accade il tempo trascorso e le diverse versioni fornite dai protagonisti superstiti nel corso degli anni hanno reso difficoltoso l’individuare chi effettivamente fece le riprese.

Molto probabilmente le immagini note sono un assemblaggio di filmati 16 mm di diversi autori, tutti ovviamente tedeschi, uno di loro sicuramente sbarcato da un aliante insieme ai soldati paracadutisti del Lehrbataillon 2° Fallschirmjäger Division e del Sicherheitsdienst, mentre altri arrivarono poi sicuramente sul posto con la funivia, con il maggiore Otto Harald Mors, che secondo molti storici fu il vero artefice dell’operazione.

Tra gli operatori erano sicuramente presenti il fotoreporter Toni Schneiders, autore anche di quasi tutte le foto più note dell’evento e Bruno Von Kaiser, corrispondente di guerra dell’Illustrierte Beobachter, oltre a un non meglio identificato cineoperatore professionista dell’Ufa, Universal Film Gesellschaft, la prestigiosa Impresa cinematografica statale.

Proprio questa accertata importante presenza costituirebbe secondo studi recenti la prova di come la Germania avesse pianificato sotto tutti i punti di vista la parte “cinematografica” dell’operazione per giovarsene poi in seguito sotto l’aspetto mediatico.

Il Mussolini che traspare dalle riprese è un uomo stanco e provato, anche sorpreso dall’imprevisto clamore e dalla matrice tedesca della sua liberazione.

Il desiderio del Duce era esclusivamente quello di essere accompagnato alla Rocca delle Caminate per ricongiungersi finalmente alla sua famiglia, ma fu invece condotto, insieme ad un altro uomo chiave dell’operazione, il generale della polizia Fernando Soleti, a Vienna e quindi a Monaco: poi il 14 settembre, a Rastenburg, nella cosiddetta Tana del Lupo, avrebbe invece incontrato Adolf Hitler.

Una delle rare copie in pellicola 16 mm di questo filmato, molto probabilmente l’originale positivo da cui furono ricavate le copie e i master video che sovente si vedono nei servizi televisivi e nei documentari storici, è conservata presso la Cineteca dell’Aquila, ancora nella sua logora custodia metallica: fa parte di un prezioso fondo filmico donato alla città solo grazie alla lungimiranza e alla generosità di Gabriele Lucci e Annamaria Ximenes, fondatori delle più importanti realtà cinematografiche cittadine.

*critico cinematografico