“QUEL GIORNO DIO NON C’ERA”, IL FILM SUL CASO DEFREGGER CHE RIAPRÌ UNA FERITA SCOPERTA PER FILETTO


L’AQUILA – Esistono momenti nelle pieghe della storia, anse talmente dolorose da essere state rimosse o quantomeno riposte in luoghi segreti dell’anima di chi le ha provate, almeno fino a quando il destino o qualche azione beffarda non le riporti improvvisamente al centro dell’attenzione: è esattamente quello che accadde a Filetto (L’Aquila) con il cosiddetto “caso Defregger”.

Nel 1968 il sacerdote tedesco Matthias Defregger veniva nominato vescovo da Papa Paolo VI e l’evento non avrebbe rappresentato nulla di sorprendente se l’uomo non avesse comandato, da capitano dell’esercito tedesco, nel 1944, una sanguinosa azione di rappresaglia, la tristemente nota strage di Filetto, a cui fecero seguito prima un saccheggio e poi la distruzione quasi totale del paese.

La nomina del prelato, che nel frattempo non era stato sottoposto a nessun giudizio da parte dei tribunali di guerra alleati, e che invece in seguito aveva continuato a frequentare con disinvoltura anche i raduni dei reduci tedeschi, scatenò in Italia una serie di polemiche, a tal punto che pochi anni dopo fu realizzato un film.

Quel giorno Dio non c’era racconta il drammatico episodio dell’eccidio di Filetto di Camarda, paese in provincia dell’Aquila, ordinato appunto il 7 giugno del 1944 dall’allora capitano della 114° Divisione Cacciatori delle Alpi Matthias Defregger in risposta ad una operazione della banda partigiana “Di Vincenzo”.

Per anni non si parlò più della strage nazista, che aveva causato diciassette vittime civili, finché nel 1969 un articolo del giornale tedesco Der Spiegel rivelò al mondo che Defregger era diventato vescovo.

L’articolo suscitò un clamore tale da attirare anche l’attenzione del regista romano Osvaldo Civirani, autore tra gli anni Sessanta e Settanta di una ventina di pellicole tra cui alcuni blockbuster di Franchi e Ingrassia ma anche western spaghetti e peplum mitologici, che decide di realizzare un film basato sui racconti dei testimoni oculari.

Inizialmente, come ho potuto apprendere dall’appassionato di storia del paese Giovanni Altobelli, il progetto doveva chiamarsi “Il capitano nero”, poi modificato in “Il Vangelo secondo Defregger” e successivamente modificato ancora in qualcosa di più prudente, probabilmente una misura per mettersi al riparo da possibili querele da parte del potente prelato tedesco.

L’opera, con protagonisti Ivano Staccioli e il caratterista marchigiano Max Turilli, non ebbe poi una grande distribuzione, e la stessa lavorazione del film, come racconta Annibale Gentile in un articolo uscito in quegli anni sul settimanale Gente, fu complessa e in parte osteggiata dai parenti delle vittime che si rifiutarono di indossare i panni dei soldati tedeschi, essendo ancora vivo il dolore per la perdita dei loro cari.

“Nel giugno del 1944 le truppe tedesche, incalzate dagli Alleati, stanno abbandonando rapidamente gli avamposti nell’Italia centrale: a Filetto, alle Pendici del Gran Sasso, un piccolo raggruppamento tedesco che conviveva più o meno tranquillamente con la popolazione locale viene attaccato dai partigiani per liberare il paese dagli occupatori, e il fatto provoca una spropositata rappresaglia nazista contro la popolazione civile…”.

Regia e sceneggiatura: Osvaldo Civirani
Fotografia: Walter Civirani
Montaggio: Mauro Contini, Rita De Reyta
Costumi: Mario Giorsi
Musiche: Italo Fischetti
Produzione: Cine Escalation, 88 min. Colore
Interpreti: Ivano Staccioli, Anna Miserocchi, Max Turilli, Isarco Ravaioli, Carlo Boso, Adriana Giuffrè, Marisa Manici, Giorgio Sciolette, Helmut Gaier, Marcello Di Paolo, Giulio Dini, Gino Usai

*critico cinematografico

L’uscita del mio volume Il cinema forte e gentile, dedicato ai film girati nella nostro stupendo Abruzzo, credo possa costituire anche uno stimolo per porre la giusta attenzione verso opere non sempre note che fanno parte di diritto della storia del nostro territorio e che spesso ne hanno fatto conoscere ovunque le bellezze e le tradizioni!

Sfogliando insieme le pagine della pubblicazione, realizzata con la preziosa collaborazione della casa editrice Arkhè, mi soffermerò con i lettori di Virtù Quotidiane sui momenti a mio parere più interessanti, raccontandovi aneddoti e tanti particolari sui luoghi scelti per quei film: mettiamoci quindi in marcia, alla scoperta, come è tradizione delle pagine che ci ospitano, del bello nascosto e dei piccoli segreti anche cinematografici di questa nostra terra meravigliosa…

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