SEI ARTISTI FRANCESI ESPONGONO ALL’AQUILA OPERE REALIZZATE CON MATERIALI E OGGETTI RICICLATI


L’AQUILA – Sei artisti francesi del recupero e riutilizzo dei materiali espongono in questi giorni all’Aquila le loro opere. Trait d’union Richard Phalippon, scultore di lampade ottenute dall’assemblaggio degli oggetti più disparati, che già lo scorso anno espose le sue creazioni in città.

La collettiva, aperta domenica scorsa e che resta visitabile fino a domenica prossima dalle 17,00 alle 21,00, curata da Federica Tomassoni, è nei locali di Via Cimino 19.

Si parte dalle opere di Phalippon, scultore di lampade ottenute dall’assemblaggio degli oggetti più disparati, come un isolatore in porcellana unito ad un regolatore di pressione e ad un faro di un camion.

Riesce a far luce con un dente di un escavatore, un filtro di un macchinario per la produzione di formaggio e addirittura con le bottiglie per il selzt. Ogni lampada ha una storia da raccontare, come quella che viene fuori da un’antica macchina da dattilografo con tasti di ghisa e rullo originale.

È un bambino di nove anni quando costruisce la sua prima lampada tra gli scaffali del negozio di illuminazioni della sua famiglia; con il tempo si appassiona all’antiquariato e da 16 anni ne ha fatto una professione a tutti gli effetti.

Espone sia in Francia che all’estero. “Riscontro un interesse più profondo e più attento ai dettagli nel pubblico italiano rispetto a quello parigino, focalizzato più alla funzionalità, essendo abituato ad avere un occhio allenato al riuso e quindi ad una cultura ecologica”, rivela l’artista a Virtù Quotidiane.

È presente Tristan Adelen, proveniente dal mondo della scenografia teatrale, che con la serie Insides – Interieurs propone miniature di luoghi che evocano abbandono, apparentemente desolazione, tramite le quali intende stimolare lo sguardo dell’osservatore e trasportarlo in quei mondi.

È un lavoro incentrato sulla memoria e sul tempo che prende in prestito dal passato cassetti, scomparti di legno e armadietti, riempiendoli di oggetti minuscoli che offrono prospettive casalinghe. All’interno di essi dettagli francesi come la carta di giornale o filtri di tè. Nell’insieme possono rievocare scorci di quelle case aquilane che aspettano ancora il tempo della ricostruzione.

Si passa poi per Guillaume Allemand, ornitologo prima che artista, con le Variazioni attorno all’osso ha selezionato ossa di bovini e corna di cervi, ritagliandole sotto forma di tessere e riunite geometricamente.

Per Allemand l’osso è un materiale nobile, simbolo della forza e della perfezione del vivente, che maneggia e lavora per sublimare la vita. Il valore delle sue opere sta tanto nella fattura, quanto nello studio e nella ricerca delle ossa stesse, persino quelle di un infinitesimo di grandezza e quelle che sembrano madreperla.

Unica donna tra gli artisti è Cécile Thonus, scultrice, le cui lavorazioni sono composte esclusivamente da legno di antiche travi di abitazioni e bronzo, utilizzato per i soggetti. L’idea dell’impegno e del lavoro è al centro della sua arte.

Si arriva a Fabrice Daluseau, pittore, classe 1951, che propone una tecnica a spatola stendendo il colore con un coltello e ricreando uno stile pop art.

Infine, è la volta di Florent Poujade, artista plastico e scultore che lavora solo il metallo di scarto come alcune tessere ottenute dalle stufe economiche e dalle latte di oli per motori, che vengono applicate su un’anima di tubolari di ferro. L’idea di partenza è quella che vede ogni pezzo abbandonato rivelatore della propria storia soltanto grazie al rapporto che lo lega agli altri.

Ogni creazione della mostra è un pezzo unico. Il nome “Metamorfosi” è stato scelto perché tutti lavorano intorno alla trasformazione dell’oggetto ma è anche trasformazione dell’osservatore stesso, quando si trova di fronte agli oggetti di un’altra epoca che lo riportano indietro nel tempo a galleggiare tra i propri ricordi più cari. Giorgia Roca

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