CON “VINI D’ALTURA” L’AFFINAMENTO È TRANSUMANTE E RACCONTA L’ITALIA


MONTORIO AL VOMANO – Con qualche ora di anticipo sulla prima nevicata che imbianca le vette del Gran Sasso d’Italia, Bruno Carpitella e Lorena Lucidi trasportano centinaia di bottiglie. A duemila metri d’altitudine, una spessa coltre di neve ricopre presto le cantine mobili, realizzate appositamente per accogliere i vini, proteggendoli dagli eccessi di un ambiente estremo.

Inizia così un processo di affinamento che si protrae tra i 6 e i 7 mesi, fino al disgelo che avviene nel mese di giugno.

Il progetto “Vini d’Altura” ha preso il via circa 5 anni fa. Allora le bottiglie in affinamento erano appena 36 e tutte di aziende vitivinicole teramane. Oggi ad accrescersi è il numero delle bottiglie (che l’anno prossimo arriverà a toccare quota 2.400), ma anche la varietà dei vitigni scelti e l’ampiezza geografica.

Il progetto, voluto dalla società Pendeche Srl di Montorio al Vomano (Teramo), “era nato come strumento di promozione e sviluppo territoriale, in quanto tutto incentrato su produzioni locali”, racconta a Virtù Quotidiane Bruno Carpitella, esperto conoscitore della montagna e autore di questa speciale intuizione che estende al vino quel tipico processo di affinamento in quota, già realtà per formaggi o salumi.

“Abbiamo continuato coinvolgendo diverse aziende teramane, scegliendo per lo più vini Pecorino. Con il tempo ci siamo resi conto che questo processo garantiva significative trasformazioni su tutti i campioni che portavamo in quota. Nel tempo, abbiamo perfezionato la tecnica, realizzando delle strutture destinate a ospitare i vini, abbiamo capito quali erano le condizioni microclimatiche migliori e oggi dalla fase sperimentale siamo passati alla produzione vera e propria”.

In questi rifugi enologici, a duemila metri di altezza, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la temperatura resta costantemente sotto lo zero per almeno sei mesi, l’umidità è al 100 per cento e la pressione si aggira sui 700 ettopascal. “Le condizioni nelle quali si sviluppa l’affinamento – prosegue – rompono completamente gli schemi rispetto alle tecniche tradizionali, dando vita a un processo che giova al vino”.

“Accade spesso – tiene a sottolineare Carpitella – che quando realizziamo assaggi alla cieca dopo l’affinamento, persino al produttore risulta difficile riconoscere il proprio vino”.

Il primo cambiamento che si tocca con mano nei Vini d’Altura è un ringiovanimento del vino stesso. “I vini degustati dopo questo affinamento – evidenzia l’ideatore – sono vini pimpanti, giovani anche a distanza di anni. Questo ringiovanimento è visibile già dal colore. Vini che partono da sfumature ambrate o granate, tipiche dei vini di età, ritornano a sfumature giovanili. Differenze che sono nettamente percettibili anche dal punto di vista organolettico”.

“I vini acquisiscono caratteristiche derivanti dall’ambiente – continua Carpitella -. L’area del Gran Sasso dove si svolge l’affinamento, nella quale è presente calcare, è ricca di ferro e magnesio, che intervengono sulla trasformazione a livello organolettico. Nei vini si arrivano a sentire sia il calcare che le note minerali. Sui vini bianchi questo crea un effetto di acidità agrumata, mentre sviluppa note balsamiche nei rossi. Il nostro processo non stravolge il vino, ma amplifica le sue caratteristiche iniziali, conferendogli ampiezza ed eleganza”.

I Vini d’Altura disponibili ad oggi sono stati realizzati in partnership con due aziende abruzzesi: Contesa di Collecorvino (Pescara), che ha conferito un Cerasuolo d’Abruzzo Doc e un Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Terre dei Vestini; mentre l’azienda Biagi di Colonnella (Teramo), che ha aderito all’iniziativa fin dal primo anno, vede in catalogo Trebbiano, Cerasuolo e Montepulciano d’Abruzzo Doc e anche due spumanti metodo Martinotti.

Dall’autunno 2021 si aggiungerà al catalogo anche un Pecorino Igt Colli Aprutini Biagi, mentre l’azienda Cioti ha scelto per l’affinamento un prodotto vinificato da un’uva recentemente riscoperta, autoctona abruzzese, sulla quale sono in corso le ricerche ampelografiche. “In questo caso, data la particolarità del vitigno, allevato nei confini del Parco Nazionale, il progetto – evidenzia Carpitella – è condotto in collaborazione con la Sezione dell’Aquila del Cai”.

Gli altri vini destinati all’affinamento del prossimo inverno arrivano da Piemonte, Veneto, Toscana e Puglia. Salgono per la prima volta in altura un Nebbiolo Doc Langhe di Marco Rabino, un Marzemino Doc Garda della Cantina Zatti, un Morellino di Scansano Docg di Pietramora e un Negroamaro Igp del Salento della Cantina Lizzano. A differenza di tanti vini prodotti ad alta quota, esempi di viticoltura eroica, questo affinamento si traduce in un marchio a tutti gli effetti.

“Stiamo puntando sul tema della transumanza del vino. Una volta che appurato che le trasformazioni a livello chimico-fisico sono evidenti, ora vogliamo allargare il progetto a livello nazionale”. E in effetti, proprio per sottolineare il concetto di transumanza del vino, “capace di rappresentare una sintesi di ciò che offre l’Italia dal punto di vista enologico e ambientale” – conclude Carpitella – i Vini d’Altura, saranno denominati Transumante”.

LE FOTO

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021