I PEPATELLI TERAMANI DELL’EPIFANIA CHIUDONO LE FESTE, MA NON CHIAMATELI CANTUCCI

Foto pagina Fb Accademia Cucina Teramana

TERAMO – Al primo sguardo ricordano i cantucci, ma è il pepe a rendere unico il sapore di questi dolcetti natalizi che arrivano all’Epifania per concludere, anche gastronomicamente le festività. E proprio dal pepe prendono il nome.

I Pepatelli teramani sono dolci semplici a base di mandorle, miele, farina e ovviamente il pepe. La tradizione che accomuna la zona di Teramo ai cugini molisani vuole che questi dolci, che caratterizzano tutte le festività di Natale, trovino nei giorni della Befana la loro massima diffusione in tutte le famiglie.

Duri e capaci di mantenersi a lungo, di solito venivano preparati a ridosso del Natale affinché durassero anche fino all’Epifania. I pepatelli, che richiamano la tradizione del Pan Pepato dell’Italia centrale, non mancano mai sulla tavola delle feste natalizie né nei tipici vassoi di dolci fatti in casa che si scambiano fra paesani (con calgionetti, bocconotti e sfogliatelle).

I pepatelli vanno conservati in contenitori di latta e si accompagnano bene col vino cotto di fine pasto.

Di seguito due ricette.

La ricetta dell’Accademia Italiana della Cucina

Ingredienti per 10 persone
1 kg di farina
1 kg di miele,
300 g di mandorle
scorza grattugiata di 1 arancia

1 cucchiaio di pepe macinato burro per ungere la placca

Dopo aver sbollentato le mandorle in acqua bollente, sbucciarle e tritarle finemente. In un tegame (meglio se di rame stagnato) sciogliere il miele, mescolando di continuo; appena sobbolle unire le mandorle, profumare con scorza di arancia, poi aggiungere, poco per volta, la farina e il pepe, mescolando di continuo.
Versare questo composto liscio e omogeneo sulla spianatoia con uno spessore di circa tre centimetri. Quando si è raffreddato, tagliarlo a losanghe (o rettangoli) non troppo grandi e disporle distanziate, sopra una placca precedentemente imburrata, quindi passarle in forno a 180 °C e fare dorare. Si servono tiepidi o freddi da intingere nel vino cotto.

La ricetta trascritta dal ricercatore Rino Faranda di Morro d’Oro, nel libro Itinerari turistico-gastronomici delle valli del Vomano, del Mavone e del Fino, raccolta da alcune anziane del posto.

1 kg di farina
300 gr. crusca
1 kg miele
600 gr. di mandorle con la buccia
pepe macinato di fresco a volontà

Riscaldare bene il miele; disporre a fontana farina, crusca e mandorle; aggiungere alla fontana il miele caldo, adoperando il cucchiaio di legno; impastare ben bene per far amalgamare gli ingredienti; ricavare dai pezzi di pasta dei tocchi rettangolari dell’altezza di 3 cm; passarli nel tegame da forno e tenerli per 40-45 minuti; tagliarli in fettine di circa 1/2 cm di altezza.

(m.p. – v.m.)

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