LA STORIA E IL SUCCESSO DEL VINO LAMBRUSCO


BOLOGNA – Il Lambrusco è ufficialmente uno dei prodotti chiave per quanto riguarda l’export agroalimentare dell’Emilia Romagna. A confermarlo sono i trend condivisi dall’Istat e analizzati dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia, che evidenziano il ruolo importantissimo del famoso vino, insieme al Parmigiano-Reggiano, nel contesto della vendita all’estero dei prodotti emiliani. Germania e Francia, ma anche Stati Uniti e Gran Bretagna, sono oggi alcuni dei mercati più redditizi per i produttori italiani di Lambrusco.

Maggiore attenzione alla tutela internazionale da parte dei consorzi, storytelling e presentazione del prodotto rinnovata, rinnovo degli impianti di produzione: la costanza, la dedizione e la capacità delle cantine del territorio emiliano hanno ripagato, portando quello che per diverso tempo è stato considerato un prodotto eccessivamente ‘popolare’ tra le bottiglie più conosciute in Italia e all’estero. La storia del Lambrusco, al contrario del suo recente successo commerciale, è infatti molto antica. A raccontarne l’evoluzione è l’enoteca WinePoint, che ha dedicato al noto vitigno diversi articoli di approfondimento sul suo blog. Conosciuta fin dall’epoca romana (il nome deriva proprio dalle parole ‘labrum’ e ‘ruscum’), il Lambrusco era noto per essere un vitigno selvatico che, come suggerisce l’etimologia della parola, cresceva spontaneamente ai margini dei campi. Nonostante le tecniche di produzione sicuramente molto differenti da quelle attuali, già nell’antichità l’uva di questo vitigno era utilizzata per la produzione di un particolare vino frizzante. La sua lunga storia è ricca di leggende radicate nel folklore del territorio: risale al medioevo, per esempio, l’episodio dell’assedio di Sorbara, vinto dalla Contessa Matilde di Canossa grazie al suo vino che inebriò i soldati assedianti di Arrigo V.

Fino alla fine del XX secolo, questo vino fermentato in bottiglia ha goduto di un’ampia diffusione, ma anche di una fama sicuramente non all’altezza della sua qualità e specificità. A portare il Lambrusco tra i vini più apprezzati in Italia è stato il lavoro di diverse cantine locali a partire dal 2000. Il miglioramento della qualità di produzione, unito alla giusto rebranding di un’etichetta tradizionale, si sono dunque tradotti nel successo oggi celebrato. Winepoint cita nella sua pagina dedicata al Lambrusco la cantina Otello Ceci, tra le più famose, che ha giocato un ruolo importante nella popolarizzazione di questo vino, e nella sua presentazione a pubblico e critica come prodotto di qualità. Altre bottiglie rinomate sono sicuramente il Lambrusco di Sorbara e di Modena DOP, e il Marcello proposto dalla cantina Ariola.

Come bere oggi il Lambrusco?

La riscoperta di questo famoso rosso frizzante ha portato alla diffusione di abbinamenti particolari e dal gusto speciale. Non ultimo quello con la pizza: secondo la critica è il Lambrusco, con la sua freschezza, il vino migliore per accompagnare il piatto simbolo dello Stivale. Trattandosi di una bevanda dalla forte identità geografica, è poi la scelta più adatta per accompagnare i piatti della cucina emiliana, a base di carne di maiale: dagli affettati come la Mortadella, fino ai classici tortellini. La sua anima rilassata e conviviale ne fa inoltre l’opzione perfetta per un pasto casalingo tra amici.

La storia commerciale del Lambrusco è un ottimo esempio per capire come un vino possa emergere e conquistare i palati del mondo, pur mantenendo autentico il suo carattere: semplicità e qualità sono le due facce di un prodotto che oggi rappresenta il lato più frizzante dell’offerta enologica del Paese. Una storia di successo tutta Made in Italy.