IL PROGETTO INTERNAZIONALE #INSIDEOUTPROJECT IN ABRUZZO: LA MOSTRA FOTOGRAFICA “SURVIVING THE RURAL EXODUS” AD ARSITA


ARSITA – L’installazione “Surviving the Rural Exodus” è stata presentata al pubblico il 9 agosto, in occasione del festival “Valfino al Canto” che ogni anno si svolge ad Arsita, borgo di circa 800 persone in provincia di Teramo. L’installazione, composta da 60 gigantografie di volti di uomini e donne, ricopre le facciate di alcuni edifici presenti lungo corso Vittorio Emanuele. Incuriositi da questo progetto, abbiamo deciso di scoprirne di più in un’intervista ai realizzatori dell’installazione e fondatori del gruppo di azione locale del progetto “Inside Out”, Jonny Guardiani e Angelo D’Addazio.

Come nasce il progetto #InsideOutProject? “Il Progetto (https://www.insideoutproject.net/en) creato dall’ARTivista JR – spiega Jonny – nasce dall’esigenza di raccontare e far conoscere quella parte d’Italia che resiste allo spopolamento. Lo scopo è mostrare volti di donne e uomini che ogni giorno lavorano per la sopravvivenza del proprio borgo, della propria comunità e della propria identità. Io sono andato via dall’Italia tanti anni fa ma, come tutti gli italiani all’estero, sono ancora molto legato al Bel Paese, tanto da sentir il bisogno, e il dovere, di far conoscere al mondo le nostre radici, la nostra meravigliosa Penisola, piena di problemi ma ricca di gente meravigliosa. E così abbiamo deciso di raccontare, attraverso l’installazione ‘Surviving the Rural Exodus’ ad Arsita (http://www.insideoutproject.net/en/group-actions/italy-abruzzo-region), l’Italia fatta di piccoli borghi in cui abitano grandi persone”.

Perché vi siete concentrati sulle aree interne abruzzesi? “Ci siamo accorti – continua Angelo – che le aree interne si stanno spopolando ad una velocità preoccupante. Io ci vivo quotidianamente e forse non mi ero mai accorto fino in fondo di quello che sta accadendo. Ma per Jonny è stato diverso: tornando in Abruzzo una, due volte l’anno ha notato, e mi ha fatto notare, quanto veloce corra lo ‘svuotamento’ dei nostri piccoli paesi e da qui è nata l’idea di creare il gruppo di azione e di allestire poi la mostra. Il voler raccontare la storia di resistenza degli abitanti dei piccoli borghi abruzzesi nonostante le difficoltà oggettive che si ci sono: mancanza di servizi, viabilità inadeguata, etc. Insieme, abbiamo intrapreso un viaggio fisico nell’Abruzzo interno, alla scoperta di luoghi e persone che li abitano per dar loro una voce e un volto. Un viaggio che poi si è trasformato in una mostra in strada, una mostra Inside Out. L’installazione è stata accolta con grande entusiasmo dal Comune, dalla Pro-loco di Arsita e dai bacucchesi (gli abitanti di Arsita, ndr) che ringraziamo per aver dato voce alla nostra idea”.

60 gigantografie, 60 volti, 60 storie di donne e uomini. Volti che celano storie di resistenza e di amore per la propria terra. Cosa avete scoperto nel corso di questo viaggio?

“Abbiamo ammirato paesaggi unici, scoperto le bellezze storiche e architettoniche dei borghi e conosciuto persone normali dai tratti eccezionali. Abbiamo incontrato, per esempio, Mastro Tonino, artista del legno, Antonella Marinelli, maga del filo, Beniamino Toro, maestro delle corde armoniche e tanti altri personaggi. Ci si è aperto un mondo nuovo fatto di artigiani, di contadini, di professionisti che hanno deciso di rimanere o tornare in questi borghi, di trasformare passioni in mestieri, di riscoprire arti e tradizioni del passato, di vivere in questi piccoli borghi dove la qualità di vita è altissima, per cui hanno fatto del tempo e delle persone i beni più preziosi”.

Cosa vorreste ancora scoprire di questi di tutti quei borghi che caratterizzano le aree interne, in particolare quelle abruzzesi?

“Ci son ancora altri borghi e storie da conoscere del nostro Abruzzo. Storie che siamo onorati di raccontare perché ogni donna, ogni uomo che abbiamo incontrato o che incontreremo ha una storia da raccontarci, una storia fatta, spesso di sacrifici, amore e costanza. Siamo sicuri che c’è tanto altro da scoprire e raccontare del nostro Abruzzo perché è una terra che va fatta conoscere e rispettare. E siamo convinti che uno dei modi per farlo è attraverso la fotografia, uno dei mezzi del cambiamento, in grado di dar volto e voce a un problema. Siamo convinti, come tutti quelli che lavorano al movimento internazionale #InsideOutProject, che l’arte abbia il potere di cambiare il modo in cui vediamo il mondo”. Luana Di Lodovico

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