OUTDOOR, LA NUOVA VITA ALL’APERTO È NELLE NOSTRE CASE


L’AQUILA – Con l’arrivo della bella stagione aumenta il desiderio di vivere i nostri spazi all’aperto. Complice ahimè anche il periodo storico che stiamo vivendo, dopo aver rivalutato lo spazio domestico interno, poniamo negli ultimi tempi sempre più attenzione a quelli esterni, che si sono rivelati preziosissimi per chi ha la fortuna di averli. Ottimi alleati per combattere la reclusione forzata e per rivalutare il tempo libero tra le mura domestiche.

Ma i nostri spazi outdoor sono pronti ad accoglierci?

Le modalità di progettazione degli spazi esterni seguono dinamiche concettuali diverse in base alla tipologia di spazio da allestire, si tratti di un giardino, di un terrazzo, un patio o un piccolo balcone, tuttavia spesso i passi fondamentali da seguire possono essere comuni, partendo dalla suggestione fino alla pianificazione delle destinazioni di utilizzo. Possiamo avvalerci di un restyling più radicale e strutturale o del semplice accomodamento con arredi e piccoli accorgimenti. La seconda opzione è suggeribile soprattutto a chi non è abituato a vivere con assiduità gli spazi esterni, e può essere un primo approccio per iniziare a goderne gradualmente, grazie ad un intervento che li renda più accoglienti e confortevoli.

Se intendete rimodernare i vostri spazi esterni in maniera radicale, mi riferisco a quella che può essere una sorta di ristrutturazione, che coinvolga pavimentazioni, pareti, impiantistica fino magari all’installazione di strutture, vi consiglio di indagare con meticolosità le possibilità di detrazione e sgravi fiscali su cui potete contare. Solitamente mi piace lavorare questo approccio con due diverse filosofie, la prima intendendo l’esterno come un’estensione dell’interno di casa, e quindi rendendo l’estetica continuativa e senza passaggi radicali, utilizzando la “versione per esterni” del pavimento interno, con il grip necessario a condizioni climatiche che renderebbero il pavimento tradizionale pericoloso. Inserire la pavimentazione continua permette di non avere interruzioni cromatiche e materiche. Possiamo poi garantire continuità estetica anche negli arredi e nei colori.

La seconda modalità possibile è l’opposto: marcando l’indipendenza del fuori dal dentro e contestualizzandola, con rispetto, con quello che ci circonda. Identificando quindi l’esterno della nostra casa con il contesto in cui essa è inserita, qui potrebbe saltar fuori da un momento all’altro il set di nani da giardino, attenzione!

Se volessimo invece lavorare con arredi e complementi, la parola d’ordine che sento di suggerirvi è “qualità”, una volta identificata la tipologia di prodotto che possa essere classico, contemporaneo o di design, distribuiti i pezzi in maniera attenta, studiate le abitudini logistiche con l’esterno, il contatto con gli elementi di servizio e la natura, la scelta per i nostri esterni deve ricadere su elementi che siano qualitativamente validi. La qualità dell’arredo esterno ne determinerà oltre che la durata nel tempo anche il modo e la facilità in cui viene vissuto, la manutenzione e la pulizia. Qualità nei pezzi e facilità di utilizzo sono la chiave principale per amare il nostro terrazzo o il nostro giardino, se fosse il contrario rischieremmo di vivere l’esperienza con l’esterno con ostilità.

La seconda parola su cui punterei per arredare gli spazi outdoor con efficacia è “atmosfera”, non rinunciamo a creare l’atmosfera giusta, suggestiva, che possa trasportarci nel sogno. Se la qualità è fondamentale per una praticità d’utilizzo, l’emozione è determinante per invogliarci a vivere l’esterno: facciamo attenzione quindi al complemento, all’illuminazione, al verde, non dimentichiamo che se la casa non è solo tavolo e sedie, nemmeno l’esterno è semplicemente un’amaca o un ombrellone.

In conclusione la terza parola è “benessere”, arredare i nostri spazi all’aperto è il passo più vicino per il primo contatto stagionale con la natura e l’aria aperta, con il primo sole, con gli occhi socchiusi e i pensieri distesi. Non viviamone la scelta come la rincorsa a prepararci, ma come il completamento di ciò che abbiamo costruito con tutto il nostro ambiente domestico, come l’estensione del cuore. Andrea Iride

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