UNA “NUOVA MONTAGNA”: LA SFIDA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE PER IL NOSTRO APPENNINNO

foto Marco Morante

L’AQUILA – Qualche tempo fa, leggendo il libro Le otto montagne di Paolo Cognetti, una frase aveva catturato la mia attenzione: “La montagna non è solo nevi e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio tempo e misura”.

Per me, nata e cresciuta in un piccolo paese tra le colline del pescarese, a pochi chilometri dal mare, la montagna, fino a qualche anno fa era altro. Poi, prima per studio, poi per lavoro, mi sono trasferita all’Aquila e qui ho iniziato a scoprire questo nuovo modo di concepire e vivere la montagna.

Nell’ultimo anno, complice anche il particolare periodo storico, è cresciuta la domanda di natura, di attività all’aperto e di montagna. Di questi temi, la scorsa settimana, si è parlato all’interno del format online ideato dal consigliere comunale di Rocca di Mezzo, Stefano Lucantonio, “Parole dall’Altopiano” (https://www.facebook.com/1601971173/videos/10222509568680274/).

L’appuntamento della scorsa settimana ha visto come ospite l’architetto e reggente della sottosezione Cai Altopiano delle Rocche, Marco Morante. Entrambi nati e frequentatori della montagna, Lucantonio e Morante hanno voluto parlare di una “Nuova Montagna”, ovvero di un nuovo approccio dal punto di vista della residenzialità e del turismo.

Un turismo che entrambi immaginano “sostenibile, slow ed esperienziale” e che riguardi non solo l’Altopiano delle Rocche, ma un po’ tutta la realtà del Parco Sirente Velino, che deve necessariamente connettersi alle altre realtà abruzzesi.

“Una nuova idea di montagna – quella descritta da Morante – che tenga conto delle precedenti idee, che le rispetti e le implementi ed integri”.

Un’idea che va condivisa tra le amministrazioni comunali, il Cai e le altre associazioni presenti sul territorio. Un’idea che può funzionare se nei borghi “delle aree interne” ci siano servizi ed infrastrutturazioni per i residenti e turisti. Perché in questi piccoli centri, come più volte detto da Lucantonio e Morante, la gente deve poter vivere e lavorare, magari anche attraverso modalità a distanza.

La sfida però è quella di calare sul territorio “una rete intelligente e minimale costituita di sentieri e rifugi – come la descrive il reggente Cai – che non vada a compromettere le bellezze naturalistiche presenti e quindi l’alta qualità della vita l’Italia cosiddetta minore offre”.

Ed ancora Morante descrive la vision di “nuova montagna” da vivere tutto l’anno: d’inverno per far sci di fondo, di discesa d’alpinismo, d’estate per escursioni, trekking, alpinismo, cavallo e bike attraverso la realizzazione di una sentieristica di alta quota unica che possa prevedere anche scambi intermodali per esempio bici-trekking. Ma perché questo sia realizzabile ci deve essere una collaborazione tra tutti gli attori presenti sul territorio per realizzare e valorizzare nuovi asset che riguardano la montagna.

Bisogna poi puntare sulla disponibilità locale e continuativa di guide alpine e accompagnatori di media montagna perché “andare in altura richiede educazione, formazione ed esperienza”. Una vera e propria “scuola della montagna” che possa formare tutte quelle figure che possono servire a concretizzare l’idea di nuova montagna.

Si è parlato poi di Alpi, di musei e tanto altro. Tutto questo per poter permettere ai turisti (e non solo) di scoprire altri modi di vivere la montagna in sicurezza, ammirandone le bellezze mozzafiato. Sicurezza che come ricordano entrambi i relatori, passa anche attraverso informazioni e chiare e semplici da dare ai fruitori e attraverso una promozione attenta ed intelligente del territorio sui media e sui social.

È stato per me un incontro interessante, dove ho appreso un altro modo di vedere e vivere la montagna in maniera consapevole. Un modo più intelligente e sostenibile di turismo, fino al punto da poterlo considerare un diverso modo di abitare tutto ciò che è fuori dalla città.

Insomma un incontro che mi ha fatto capire che davvero la montagna “è un modo di vivere la vita” da accompagnare e valorizzare. Luana Di Lodovico

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