DA ROMA A SAN PIO DELLE CAMERE CON LA PASSIONE PER L’AFFRESCO, LA STORIA DI PATRIZIA E DEL SUO ROMANZO DI VITA


SAN PIO DELLE CAMERE – La tecnica pittorica dell’affresco è così chiamata perché si esegue sull’intonaco fresco di una parete, il colore viene incorporato per effetto di un procedimento chimico naturale e conservato per l’eternità. Così come certe vocazioni “affrescate” naturalmente nell’anima di una persona tanto da riemergere prepotentemente se non ascoltate.

Il paragone non è casuale perché l’ardente passione per la pittura, quella a fresco in particolare, ha caratterizzato tutta l’esistenza di Patrizia Attanasio che, dopo diverse vicissitudini e strade lontane dalla sua innata vocazione, ha finalmente trovato la sua dimensione artistica.

Di origini romane, residente stabilmente nel borgo di San Pio delle Camere, in provincia dell’Aquila, Patrizia è oggi pittrice professionista, specializzata nella tecnica dell’affresco, con una storia di vita degna di un avvincente romanzo a lieto fine.

“Una passione che nutro sin da bambina quando giocavo tra la Mole Adriana e Castel Sant’Angelo, nel quartiere Prati di Roma dove vivevo con la mia famiglia. Ricordo ancora quando con i miei cugini organizzavo piccole scenografie fatte con i disegni che realizzavo”, racconta a Virtù Quotidiane mentre entriamo nello studio bottega su via del Protettore, nel borgo di San Pio, tra affreschi, quadri, colori e pennelli di ogni tipo.

Dopo il linguistico, Patrizia frequenta la Scuola di Arti ornamentali di Roma, nella sede storica di via San Giacomo, dove viene premiata da un docente che crede subito in lei.

“Ho capito tardi il significato di quel riconoscimento che mi è stato assegnato da quel professore perché non ero affatto cosciente all’epoca delle mie potenzialità, distratta dalla separazione dei miei genitori, ancora insicura, priva di qualsivoglia consapevolezza. Un premio che voleva indurmi a proseguire verso la mia strada” ricorda la pittrice, che di strada in effetti ne ha seguita inizialmente un’altra, nonostante le numerose proposte di partecipazione a concorsi e bandi per la realizzazione di opere pittoriche in contesti di pregio, proposte tutte ignorate per lungo tempo.

Il disegno rimane confinato in una dimensione privata, un momento da condividere solo con se stessa, anche quando Patrizia si sposa, con un decoratore peraltro, mestiere affine alla sua inclinazione artistica, quando diventa madre di due figli e quando comincia a lavorare presso l’Ambasciata americana, nell’agenzia di supporto ai profughi ebrei russi.

“Un lavoro che mi ha dato comunque tanta soddisfazione, il contatto umano con i profughi che fuggivano da grandi problemi mi ha gratificato molto. Poi, avendo studiato il greco, non avevo difficoltà a leggere il cirillico”, la lingua parlata in alcune delle ex repubbliche sovietiche e nell’odierna Federazione russa.

Una personalità vivace e poliedrica che subisce, per quella che era la sua professione dell’epoca, una battuta d’arresto, una crisi. Con le riforme attuate dal governo Gorbaciov in Unione Sovietica, il settore dell’Ambasciata americana presso il quale la donna era impiegata viene dismesso.

La perdita del lavoro segna un momento importante nella vita di Patrizia che decide di tornare nella Scuola di Arti ornamentali dove, per uno strano gioco del destino, era appena stato pubblicato il bando di concorso per l’ammissione ad un corso triennale di affresco, per soli cinque posti.

“Eravamo in centinaia, le aule erano piene di aspiranti. Ero talmente disperata che non volevo nemmeno sapere i risultati dopo la prova. Mai avrei pensato di superare la selezione”: un colpo di scena che l’artista racconta ancora in preda all’emozione.

Un destino che si compie grazie al suo impegno, alla capacità di rimettersi in gioco, con studenti e studentesse molto più giovani di lei che aveva più di quarant’anni. Un fiume in piena che non si ferma, alimentato dalla sete di pittura.

Dopo il corso di affresco infatti, Patrizia decide di iscriversi all’Accademia di Belle arti anche se nel frattempo aveva trovato un lavoro alternativo ai Mercati Generali.

“Studiavo di notte, lavoravo di giorno e viceversa. Il periodo più felice della mia vita anche se dormivo pochissimo”, dice soddisfatta ricordando una storica dell’arte che la considerava una colonna del percorso quinquennale di studi portato avanti a suon di 30 e lode, “una felicità intensa, indescrivibile”.

Con un bagaglio artistico culturale significativo, sempre incline alla ricerca e alla sperimentazione, diventata vedova nel frattempo, Patrizia, che sembra ancora una ragazzina, decide di trasferirsi a San Pio delle Camere, nella casa acquistata insieme a suo marito con lo scopo di pensare solo all’arte.

“Un affresco è per sempre, è eterno, è la massima espressione della pittura fatta con pigmenti naturali di colore”: le parole dell’artista descrivono un’arte antica, di cui l’Italia vanta un primato eccezionale con opere conosciute in tutto il mondo. Un’arte che necessita di una grande maestria ed esperienza, nella pittura a fresco, poiché l’intonaco assorbe immediatamente il colore, la lavorazione deve essere veloce ed eseguita senza errori.

Un’arte che non tutti conoscono e comprendono, anche a San Pio, “dove come a Roma, ho organizzato diverse mostre ma le persone entrano, si guardano intorno e poi mi chiedono dove si mangiano gli arrosticini”, rivela simpaticamente la pittrice con un sorriso che sprigiona tutta la sua creatività.

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