FEDERICOLA, L’INFLUENCER ADOTTATA DALL’ABRUZZO: “CONDIVIDO IL BELLO”


PESCARA – Durante la quarta edizione di Behance Portfolio Reviews, ospitata all’Aurum di Pescara lo scorso marzo, ha parlato di social network, focalizzandosi sugli aspetti positivi di questo mondo e sull’influenza del bello.

Federicola, al secolo Federica Bevilacqua, è stata tra gli ospiti più apprezzati della due giorni dedicata alla creatività in tutte le sue forme.

L’iniziativa è stata promossa da Adobe e organizzata da Pepe Collettivo, in collaborazione con il Comune di Pescara.

Molisana di nascita, abruzzese di adozione, Federica è una digital content creator, influencer e lifestyle photographer di 29 anni. Dottoressa in Filosofia e Storia, viene da studi classici. Con la sua tenacia e il suo talento, è riuscita a costruirsi un lavoro che l’ha portata a collaborare con prestigiosi brand, quali Salvatore Ferragamo, Patrizia Pepe, Jimmy Choo, Armani, e a realizzare campagne per il settore travel. Tra queste ultime, c’è il lavoro per la catena di hotel Belmond.

Federicola mixa attimi di vita vissuta con la creazione di contenuti per campagne promozionali, realizzate sempre, spiega a Virtù Quotidiane, “secondo un mood spontaneo e genuino”.

Gli studi umanistici sono stati determinanti nello sviluppo della sua professione: “Fin dal liceo ho sviluppato il senso artistico ed estetico, studiando l’arte, la filosofia e i grandi maestri del passato”.

L’interesse per la fotografia parte da lontano, quando era una bambina, grazie alla passione di suo padre. I canali social che gestisce rappresentano la storia della sua crescita in diversi campi: fashion, lifestyle, travel.

La sua spontaneità è una delle chiavi del suo successo, oltre al fatto di essere costantemente in sfida con se stessa, con la voglia di reinventarsi giorno dopo giorno.

Influencer, digital content creator, lifestyle photographer. Come ti sei accostata a questo mondo?

Mi ci sono accostata per caso. Prima, qualche anno fa, non si sapeva cosa fosse un content creator, né io avevo mai sentito parlare di Chiara Ferragni o bloggers, men che meno di influencer. Ero concentrata sul mio studio come sempre. Avevo tradito il mio sogno di diventare medico per un colpo di fulmine durante il liceo: Filosofia. E la storia, che mi è sempre piaciuta. Secchiona sì, ma portavo avanti le mie passioni, tra cui quella della fotografia. Mio padre è sempre stato in famiglia quello con la macchinetta e videocamera, credo mi abbia contagiata da bambina. Crescendo ho incontrato il mio attuale ragazzo, Alessio; anche lui: cinema e macchinetta fotografica. Acquistai la mia prima reflex e iniziai a caricare le foto su Flickr, che forse una piccolissima percentuale di persone e fotografi ricorderanno. Poi comparve Instagram. Era più diretto, c’era più condivisione e potevo anche sapere cosa pensavano le persone dei miei scatti, anche perché da autodidatta non sai mai se stai facendo bene, se comunichi qualcosa o se rimane tutto lì senza un senso. Così, iniziai a ‘postare’. Erano ritratti, paesaggi, strade, un po’ quella voglia di catturare il tempo in qualcosa di artistico. C’era anche vita quotidiana. Autoritratti. Da lì, vedendomi, iniziarono a notarmi altre ragazze che creavano gioielli e accessori e aziende e brand. ‘Perché oltre a stare dietro la macchina fotografica non vieni davanti all’obiettivo?’. Partì tutto così.

Cosa ti piace della tua attività?

Molte cose. Di sicuro la cosa più bella è la libertà. Lavoro ancora indipendentemente, senza agenzie e collaboratori fissi. Non è sempre positivo, ma per il momento continuo così. Certo, è molto complesso perché si basa tutto su di me nel bene e nel male e, a volte, non ho nemmeno il tempo di preparare un piatto di pasta. Ma questo equilibrio sulla follia, questa adrenalina tra il ‘posso tutto’ e ‘posso niente’, per il momento è ancora una figata. In secundis, sicuramente il lato creativo. Il poter inventare, immaginare storie e crearle negli scatti. Viaggiare e relazionarmi con il mondo, con tante persone di questo piccolo mondo. È un’attività molto stimolante e…frenetica. In realtà si è sempre al lavoro e mai al lavoro. È un mix di progetti entusiasmanti: organizzare gli spostamenti per un evento con Ferragamo perché non ci sono taxi (e come ci arrivi in centro?); partire per i Caraibi per una campagna con alcuni resort per far conoscere alla community i posti e i servizi; andare in vacanza senza essere in vacanza perché, in fondo, stai sempre un po’ lavorando anche quando ‘non dovresti’; cercare la location perfetta per una campagna di moda primavera-estate da scattare in inverno (perché funziona così) e congelarsi con la neve, con un vestitino di seta. Scappare a destra e a sinistra e finire stramazzati sul divano a guardare serie tv per riposarti, ma alla fine ritrovarti connessa con le ragazze e i ragazzi che ti seguono, a parlare di quanto sia stata scioccante l’ultima scena della puntata. È molto bello, ma richiede anche tanto impegno e dedizione.

Nel tuo intervento all’Aurum, in occasione della quarta edizione di Behance, hai parlato dell’importanza del bello. In che modo influisce nei tuoi lavori?

‘L’influenza del bello’ è stato il titolo del mio speach perché, mentre lo scrivevo, ho capito che mi rispecchiava. La prima frase nella mia bio di Instagram fu: ‘Find the beauty around us’, ‘Cerca la bellezza intorno a noi’. Quando aprii il profilo Instagram non stavo vivendo ‘il migliore dei mondi possibili’, anzi era il peggiore. Vivevo in ospedale, avevo paura e dal mio letto vedevo solo muri e immobilità. Allora decisi che, se fossi uscita da lì, avrei condiviso tutto il Bello, ciò per cui vale la pena vivere e sorridere perché di brutture ne avevo viste già troppe. Ho cercato di far capire ai ragazzi presenti al Behance che il bello non è solo una tipa bella che si fa un selfie, ma un’armonia, un sentimento. Un’esperienza che si cerca di raccontare a volte attraverso una foto, altre attraverso un video, una melodia, un quadro, un murale…un’idea.

Hai collaborato e collabori con importanti brand. Qual è stato il lavoro che ti ha dato maggiore soddisfazione?

Ce ne sono davvero tanti. Di sicuro lavorare con e per brand pazzeschi di cui a 15 anni non conoscevo neanche l’esistenza, io sui miei libri di latino e greco. Ferragamo, Ysl, Lancôm, Jimmy Choo, Armani…sicuramente sono lavori che mi hanno dato grande soddisfazione. Li vedevo sui giornali, ma non avrei mai pensato di ricevere una mail da loro. Passeggiare in corridoi di hotel dove sono passate stelle hollywoodiane e presidenti americani. Ogni lavoro per me è una soddisfazione in più perché mi fa pensare a quanto sia riuscita a costruire senza raccomandazioni, conoscenze e venendo da un altro mondo.

Chi è oggi l’influencer?

Oggi è una figura ‘importante’ nella nostra società. E non perché ‘serva’, ma è un dato di fatto. Ci sono ragazzine che seguono dalla mattina alla sera le loro ‘persone’ (o ‘personaggi’) preferite e credo sia stupido non rendersi conto di quanto valore abbia questa figura.

In che modo la tua laurea in Filosofia influenza la tua attività?

Credo si sia già un po’ capito. Sono prolissa, testona e non riesco a star zitta se ho qualcosa da dire. Sul mio profilo cerco anche di condividere direttamente qualcosa. Faccio spesso delle stories, i ‘superquarkekkosa’, in cui tratto di cultura…chissà, magari Pierone nazionale e Alberto un giorno mi vedono e mi chiamano nel team. Battute a parte, influisce tanto perché è il mio grande amore, perché mi guida nella parte artistica e…nel restare ‘con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole’.

Che effetto ti fa essere un modello per i giovani?

È molto bello e, allo stesso tempo, mi carica di responsabilità. Credo che chi ha così tanto seguito, come noi content creators o influencers (che poi è un nome bruttissimo…come se mi alzassi la mattina pensando ‘Come manipolo il mondo per fare soldi?’ e non è questo), abbia una grande responsabilità, debba condividere valori positivi e qualche ideale oltre a barrette proteiche, vestiti alla moda e the dimagranti.

Come vedi il tuo futuro?

Qualche anno fa lo vedevo nero, poi è diventato grigio…ora è un foglio bianco. Vado a prendere la penna.

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