GINO BUCCI: IL FUORI SEDE PIÙ CELEBRE D’ABRUZZO


MARTINSICURO – C’è in Amici miei di Mario Monicelli, uno di quei film che ognuno di noi dovrebbe vedere almeno una volta nella vita, una battuta recitata da Gastone Moschin che dice così: “Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione”. E l’intuizione brillante che Gino Bucci, giovane di Martinsicuro (Teramo) ha avuto nel 2014, creando l’ormai ben noto profilo social de “L’abruzzese fuori sede” è proprio un colpo di genio, una di quelle grandi idee che arrivano un giorno all’improvviso, ma non a tutti.

“La pagina mi è venuta in mente nel 2014 – racconta Gino a Virtù Quotidiane – quando vivevo ancora a Roma. Abitavo con due coinquilini abruzzesi: uno era di Popoli, l’altro di Pescocostanzo e quindi spesso si parlava d’Abruzzo. Sono sempre stato appassionato di cultura locale, delle piccole storie quotidiane, di personaggi, di folclore. Pensai dunque di creare una pagina sull’Abruzzo, senza un vero scopo. Il nome ‘L’abruzzese fuori sede’ fu più una specie di nickname, ma nacque a caso senza troppo pensarci. Ho quasi ventotto anni e ora vivo a Bologna. Dopo la laurea triennale in Lettere a Roma mi sono iscritto alla magistrale di Italianistica in Emilia Romagna; sono ancora fuori sede ma sono anche fuori corso ( mi mancano due esami per laurearmi). Quanto ai miei luoghi, una delle mie nonne è originaria di Ancarano, un nonno era originario di Cappelle sul Tavo, ma per il resto tutti in famiglia siamo martinsicuresi”.

“La cosa per molti è sorprendente, visto che Martinsicuro è uno dei paesi più ‘periferici’ d’Abruzzo, nonché fra i meno considerati, ma io sono contento così: dalla periferia si ha una migliore visione d’insieme e non si soffre di ‘campanilismi’ vari. Ho iniziato a scrivere ‘pubblicamente’ proprio lavorando per un giornale del mio paese che si chiama Il Martino. Il mare, due fiumi, le colline con la splendida Colonnella; si vedono Gran Sasso, Majella e Monti della Laga, parliamo un dialetto teramano e mangiamo del buon pesce dell’ Adriatico; abbiamo il Torrione cinquecentesco di Carlo V e un biotopo costiero con flora psammofila mica da ridere!”.

Un abruzzese fuori sede come molti Gino, ma anche un abruzzese speciale che riesce a parlare al cuore di ognuno, superando i limiti di età, i confini territoriali e le differenze dialettali. Sono molti gli abruzzesi che vivono altrove: chi per studio, chi per lavoro, chi per necessità di altro tipo, ognuno con una propria storia eppure, intorno a questa pagina, si è raccolta la maggior parte di loro, senza alcuna distinzione.

“La pagina Facebook è cresciuta da circa tre anni – continua Gino – probabilmente da quando ho iniziato a scrivere cose più personali, o comunque con uno stile ‘diverso’; con il tempo ho anche creato un profilo Instagram, che però è stato hackerato, ho dovuto rifarlo daccapo (lo dico come forma di pubblicità, svergognato, ho leggermente sofferto l’evento) quindi ho ripreso a lavorare anche su questo profilo. Può sembrare assurdo ma c’è bisogno di tempo per seguire i social, anche perché da un po’ ho iniziato a lavorarci più seriamente, prima mettevo cose di altri, non volevo espormi, ormai invece è quasi un lavoro giornalistico e le persone inspiegabilmente hanno apprezzato; mi piace contattarle e raccontare le loro storie, ultimamente sono proprio ‘le fonti dirette’ a contattarmi. Da sempre la mia passione è scrivere, poi se ogni tanto riesco anche a rendermi utile, ben venga; ma la priorità resta quella che molti abruzzesi in dialetto chiamano la ‘mattità’, giocare in maniera sana con le storie e con le parole in un contesto di valorizzazione dell’Abruzzo e della cultura abruzzese”.

Gino è molto umile e arrossisce virtualmente ad ogni tipo di complimento, in particolare se si parla di notorietà. Forse la forza de “L’Abruzzese fuori sede” sta proprio in questo: nella spontaneità e nell’autenticità del suo spirito, caratteristiche che non si possono falsare troppo a lungo e che sono evidenti anche al di là di uno schermo. L’umiltà dunque, ben diversa dalla più ipocrita modestia, è il suo segreto ma è anche un talento che non si impara, arriva in dotazione insieme all’anima.

“La popolarità credo sia un’altra cosa – precisa Gino – per strada non mi riconoscono manco al paese mio. Sono ‘comparso’ qualche volta (non riesco a dire di no, poi sembra brutto) ma ho sempre evitato di segnalarlo direttamente sulla pagina: non condivido mai interviste, comparsate eccetera. Mi vergogno, preferisco parlare degli altri. La mia vita non è mai cambiata: non faccio niente oggi come dieci anni fa. Ho fatto di tutto, in effetti, per non farla cambiare. Sono sempre stato molto timido, forse grazie alla pagina ho un po’ limato questo ‘problema’. Mi invitano spesso a delle manifestazioni, mi hanno fatto parlare un paio di volte in pubblico e l’anno scorso pure in liceo: poveri ragazzi”.

“Ho avuto modo di collaborare con radio e giornali nazionali (sempre gratuitamente, non sia mai), insomma tutte cose che senza la pagina non avrei mai fatto. A Roseto, qualche tempo fa, mi diedero un premio (‘Premio Amore per l’Abruzzo’), e molta gente si volle fare una foto con me; stessa cosa a Sulmona (Premio Sulmona) per me è inconcepibile. Fino a qualche anno ‘sbracavo’ tutte le magliette tirandole fin sopra il naso per coprirmi il viso, altro che foto. L’affetto virtuale fa piacere, non c’è mai fatica. ‘Essere considerato’ è già un onore, essere apprezzato parlando della mia regione e delle cose che piacciono a me, nel modo che piace a me è doppiamente un onore”.

Ma chi sono gli aficionados de “L’abruzzese fuori sede”? Chi è che scrive a Gino con più frequenza? Chi è arrivato a considerarlo addirittura come un amico, uno di famiglia?

“In questo periodo di quarantena (sono rimasto più di tre mesi da solo a Bologna nutrendomi perlopiù di tonno) – racconta Gino – mi hanno scritto soprattutto ‘mamme’, o comunque donne o come le chiamo io ‘commari’ con atteggiamenti da mamma. Mi inviano ricette per eliminare il tonno dalla mia dieta, spiegazioni sul come lavare il pavimento per far sparire la puzza di vitillegna ecc. Per il resto mi scrivono soprattutto persone che chiedono di parlare di un loro parente, del loro paese o di una loro storia particolare. A me fa piacere, anche se purtroppo non posso accontentare tutti, non essendo un lavoro in teoria avrei altre priorità, ma spesso passo giornate intere dietro ad un singolo post. Poi magari quelli più impegnati o impegnativi vengono poco considerati, perché la gente giustamente preferisce pubblicazioni più leggere, ma a me non importa molto. Se una storia mi interessa, se credo abbia un potenziale la scrivo e mi ci impegno per tutto il tempo necessario. Si diceva fuori corso no? Faccio il possibile”.

Impossibile al contrario non notare l’avatar che Gino Bucci ha scelto per la sua pagina: Giustino La Rovere di Chieti, disegnato dall’estro del fumettista pescarese Fabrizio Di Nicola. Il cittadino teatino, purtroppo scomparso lo scorso anno, divenuto celebre per l’intervista rilasciata al Tgr regionale l’11 febbraio 2012 , in occasione di una copiosa nevicata “è un dogma – afferma Gino – non ha bisogno di essere spiegato. La sua immagine sulla pagina per me è un atto di fede, l’ha semBre fatto. Quando l’ho vista, non ho potuto fare a meno di metterla”.

La domanda più difficile ma anche la più immediata, la più odiata (probabilmente) ma anche la più legittima la lasciamo alla fine, come il conto. Cos’è che Gino Bucci ama così tanto del suo Abruzzo?

“La nostra è una regione intrigante e intricata – conclude Gino – che ho imparato a conoscere ancora di più in questi anni. Ho girato tanto nelle varie province e mi sono sempre sentito a casa. E’ difficile trovare un qualcosa che accomuni tutti gli abruzzesi, probabilmente ogni tipo di definizione risulterebbe una forzatura e temo, in ogni caso, di non essere in grado. Amare l’Abruzzo non è facile; è un amore faticoso, spesso deludente, ma attraversandolo si scoprono luoghi meravigliosi e persone uniche. A me piacciono i piccoli paesi, le piccole cose. Chi ama davvero l’Abruzzo, secondo me, è una brava persona e non è poco. La più autentica descrizione dell’Abruzzo e degli abruzzesi l’ha data un compare di Pescina di nome Ignazio Silone ma io mi sono sempre riconosciuto di più in una frase di Ennio Flaiano, uno che in Abruzzo ci ha vissuto forse poco ma che in occasione della corrispondenza con Pasquale Scarpitti, scrisse queste parole e io, con tutto il rispetto, le faccio mie: “Questa lettera che mi hai cavato con la tua dolce pazienza non volevo scriverla, per un altro difetto abruzzese, il più grave, quello del pudore dei proprio sentimenti”.

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