LUCA MORETTI, LO SCRITTORE DI CIVITARETENGA “PRESTATO” ALLA SUBURRA ROMANA TORNA A RACCONTARE L’ABRUZZO


NAVELLI – “Ciò che manca a questa terra è la capacità di ricostruire e di valorizzare una storiografia popolare, una narrazione degli uomini e delle donne che sono passati sul nostro territorio”.

Così Luca Moretti, scrittore e sceneggiatore, parla dell’Abruzzo e dei tanti paesi che con la loro indiscutibile bellezza contribuiscono a formare sia il nostro immaginario collettivo, dunque la nostra identità, sia l’immagine che diamo oltre i confini regionali. E non è, il suo, un giudizio gratuito, illegittimo, ma è frutto di capacità artistiche più che decennali, di competenze tecniche, dato che è il responsabile della comunicazione di una grande azienda italiana, nonché del profondo amore che lo lega al suo borgo d’origine, Civitaretenga, l’unica frazione del Comune di Navelli.

Luca Moretti nasce a L’Aquila quarantaquattro anni fa, “al San Salvatore”, come ricorda lui con fierezza. Ancora in fasce, però, si trasferisce con la sua famiglia a Roma. Il legame con il paese d’origine, tuttavia, non si spezza, così la sua famiglia, come tutte quelle emigrate nei sobborghi della Capitale, coglie ogni occasione per tornare sulla Piana.

Luca sedimenta i suoi anni d’infanzia a Civita, fa qui le prime esperienze di gioventù, ma poi, come è normale che sia, i fumi dell’adolescenza e degli anni universitari raffreddano la passione. “I piccoli paesi talvolta sono come isole, alimentano il germe della esclusività”, e il ragazzo della periferia romana tra i campi di zafferano si sente soffocare. Ma non dura a lungo. L’amore torna con l’età matura e, oggi, Civita è il posto dove Luca torna spesso con piacere.

Moretti esordisce con alcune raccolte di racconti “punk” datate 2005 e 2007 per Coniglio Editore. Poi arriva la cura di antologie: Al di là del fegato, Il primo bacio fa schifo, e la più recente Mai morti. Nel 2009 esce il primo romanzo, Cani da rapina, ristampato nel 2019 da Red Star Press: la suburra romana entra prepotente nella narrazione. Poi è tempo della graphic novel Non mi uccise la morte, illustrata da Toni Bruno, il primo libro inchiesta sulla vicenda di Stefano Cucchi (Castelvecchi, 2010). Segue Il senso del piombo, romanzo metapolitico che narra le gesta dei Nuclei Armati Rivoluzionari, e Roma violenta, raccolta di racconti scritta con il rapper Duke Montana (Castelvecchi, 2011). Fino all’ultimo libro, Il Canaro (Red Star Press, 2018), la storia di Pietro De Negri, il Dogman del film di Garrone.

Inoltre, insieme alla produzione letteraria, c’è anche l’attivismo. Nel 2003, da una branca del Luther Blissett Project, Moretti fonda TerraNullius, una rivista, un collettivo, un movimento di agitatori culturali che, in quasi vent’anni d’attività, ha accolto tre generazioni di scrittori e artisti, tra cui Pierpaolo Di Mino, Massimiliano Di Mino, Luciano Funetta, Gianluca Colloca, Saverio Fattori, Lorenzo Iervolino e tanti altri.

Nel 2012 e nel 2013 idea e dirige, con gli altri autori di TerraNullius, il Festival delle Letterature Popolari di Roma e negli anni seguenti cura la programmazione letteraria dei Teatri in Comune del Comune di Roma. E poi ancora, nel 2016, crea Territorio Narrante, collettivo di Ostia dedito a una diversa narrazione del territorio e delle periferie.

Narrazioni popolari ed epica dell’eroe, dunque, da innate passioni si fanno nel tempo il centro del lavoro di Moretti. Ma, se nella periferia romana queste passioni si trasformano in romanzi e racconti a tinte noir, sulla Piana di Navelli diventano ricerca di storie e leggende, recupero di libri dimenticati e stesura di racconti che incarnano la terra e il sudore e il sangue su essa versati dai nostri avi.

“Civitaretenga è il mio posto del cuore. Io qui sento urlare le voci delle donne e degli uomini seppellite nella necropoli della Piana”. Eppure, con una nota di rammarico, aggiunge: “l’Abruzzo non può essere raccontato univocamente come la terra dei monti e delle pecore, degli arrosticini e dello zafferano”; quella narrazione fa parte di una strategia di marketing turistico – giusto o sbagliato – che esclude, che non contempla le storie del popolo, le persone che qui trovano radicamento per le loro anime.

Citando Vitaliano Ravagli, Luca è convinto che anche in Abruzzo “bisogna disseppellire asce di guerra”, ossia recuperare e ri-narrare storie, proporre un modello storiografico alternativo, ricostruire un’epica popolare capace, da un lato, di rappresentare in modo più complesso l’immagine che diamo al mondo di noi stessi e, dall’altro, di incarnare il nostro immaginario collettivo, la nostra vera, profonda identità. La narrazione, insomma, che oggi più che mai manca a questa terra.

Ecco perché Virtù Quotidiane ha deciso di dare spazio ad alcune di queste storie e di pubblicare tre testi di Luca Moretti nei quali la leggenda si mescola all’esperienza personale, la fantasia diventa mitologia; testi che vedrete uscire nelle prossime settimane.

In fondo, il compito della nostra redazione non è soltanto di raccontare i fatti, gli eventi e le splendide peculiarità dalla nostra regione, ma anche, in qualche modo, aiutare a produrre il senso di quel racconto, aiutare a creare una narrazione altra rispetto al “polmone verde d’Italia”, affinché si possano superare le semplici, seppur necessarie, logiche di mercato.

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