LUCIO AGNIFILI, IL FOTOGRAFO “CAMOUFLAGE” DI LUPI E CERVI D’ABRUZZO: “UNA BIODIVERSITÀ CHE HA MOLTO DA INSEGNARCI”


ROCCA DI MEZZO – La fotografia naturalistica “non è una collezione di cartoline ma un’immersione totale nella natura, un modo per scoprire il territorio e viverlo in maniera più autentica, nel pieno rispetto dei suoi equilibri, a partire dall’odore”.

È questo, e tanto altro ancora, il valore della fotografia naturalistica per Lucio Agnifili che la natura e gli animali li ama prima ancora di fotografarli, che lascia impregnare di selvatico la sua divisa mimetica con l’erba, in una busta per almeno due giorni, prima di avvicinarsi in punta di piedi al cospetto della comunità animale, sensibile ad ogni forma di odore “estraneo” dell’uomo.

Fotografo per passione, imbianchino di professione, Lucio vive sull’Altopiano delle Rocche, a Rocca di Mezzo (L’Aquila), ed è riuscito ad immortalare il lupo appenninico, i cervi nella stagione dell’amore, quando i maschi si contendono la femmina nel duello spettacolare di corna e bramiti, la volpe e numerose specie di uccelli che volano sulle creste di montagna dei parchi abruzzesi, come il picchio verde inconfondibile nel suo caratteristico “tambureggiare”.

“La comunità animale ci sta di lato, sappiamo che c’è ma non la guardiamo, un angolo di campo che il nostro sguardo sempre proiettato in avanti spesso non considera. Una biodiversità che ha molto da insegnarci. Fotografo per raccontare la bellezza dell’Abruzzo, una regione verde che ha poco da invidiare a tutte le altre” dice, spiegando a Virtù Quotidiane il suo amore per la natura prima ancora della fotografia.

Si commuove fino alle lacrime quando, durante una lezione del corso base di fotografia organizzato dal FotoClub99 dell’Aquila, racconta la sua esperienza fotografica negli anfratti dei paesaggi naturalistici più belli d’Abruzzo, dal Parco Sirente Velino al Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, fino a Campo Imperatore dove “la luce è straordinaria – afferma – una purezza e una nitidezza che emozionano”, come le immagini mozzafiato della natura selvaggia raccontate nei suoi scatti.

“Il mio è un tipo di fotografia che richiede pazienza, tempo, calma, resistenza, al freddo soprattutto. Anche l’attesa è un viaggio, è necessario studiare l’animale prima di avvicinarlo, o lasciarsi avvicinare, fotografarlo”.

“Il primo lupo appenninico l’ho visto dopo quattro anni – confida Lucio – ed è stata un’emozione profondissima, intensa, penetrante. Dietro lo sguardo “bellissimo” del lupo c’è una storia, un sub-strato culturale che ha modificato nel tempo l’immagine dell’animale caricandola impropriamente di valenze negative.  Il lupo dei nostri Appennini negli anni Settanta ha rischiato l’estinzione”.

Vestito in abbigliamento “camouflage”, Lucio si confonde con i colori della terra, una mimetica che indossa abitualmente anche se a volte “mi scambiano per un cacciatore”, dice con rammarico pensando alla barbarie della caccia.

L’equipaggio per le escursioni prevede un cavalletto rigorosamente di legno, “perché in montagna – avverte – cadono più fulmini di quanto si pensi”, una scelta di sicurezza ma anche tecnica visto che il legno ha un minor numero di vibrazioni e le vibrazioni incidono sulla qualità della foto.

“L’obiettivo principe che uso per fotografare gli animali è un 600 mm – rivela – al quale molto spesso abbino un moltiplicatore di focale che arriva a 900 mm”.

Agnifili ha pubblicato, nel 2010, il libro fotografico Terra dell’anima e allestito diverse mostre tra le quali “Questa terra è la mia terra”, organizzata al Rifugio del Lupo ai Piani di Pezza.

“Rispettare la natura è fondamentale, non sempre è facile perché gli animali hanno una percezione dei sensi altamente sviluppata, ma con l’esperienza, l’accortezza e soprattutto la volontà si riesce a non disturbare”.

“Ho realizzato anche un poncho ricoperto di frasche e foglie per camuffare ulteriormente la mia presenza. La fotografia è un pretesto per vivere davvero la natura che ci circonda”.

A Campotosto è il periodo della “parata nuziale” degli svassi, gli uccelli acquatici che nel corteggiamento mettono in atto un cerimoniale meraviglioso. Uno studio pre-fotografico che porta ad una conoscenza profonda del territorio, il “reame delle fiabe” come lo chiama Lucio in contrapposizione ad uno stile di vita frenetico che sacrifica lo sguardo, l’osservazione, l’amore.

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