DALL’EUROPA MENO RISORSE ALL’AGRICOLTURA E PIÙ BUROCRAZIA, DA L’AQUILA LE PREOCCUPAZIONI DEGLI OPERATORI


L’AQUILA – Un focus sulle ripercussioni delle nuove politiche comunitarie in materia di agricoltura. Questa la proposta operativa di Confagricoltura che all’Aquila ha messo a confronto esperti, addetti ai lavori e rappresentanti istituzionali in merito alla riforma della Pac 2021-2027.

Un’occasione per fare il punto sulla situazione attuale alla luce del “previsto taglio alle risorse destinate al settore, l’estrema debolezza politica derivante dai sovranismi insorgenti e l’incapacità di governare le guerre commerciali e i dazi sulle nostre produzioni con il disconoscimento dei nostri prestigiosi marchi di qualità”.

Significativo l’intervento di Cristina Tinelli capo dell’ufficio di Bruxelles di Confagricoltura che non ha nascosto preoccupazione di fronte alla nuova strategia europea, a prescindere dalla disponibilità di risorse. “Mentre prima avevamo due miliardi per la Pac, ora abbiamo a disposizione fondi pressoché dimezzati”, ha detto. “Ma questo è solo uno degli aspetti. Prima era possibile presentare un piano di sviluppo rurale per regione e pagamenti diretti. Adesso, invece, la Commissione ci chiede una strategia nazionale basata sulla ‘performance’ e non più sulla cosiddetta ‘accompliance’. Il che vuol dire che verranno stanziati dei fondi dall’Unione europea che verranno assegnati alle varie macroaree, ma solo in base a un determinato risultato raggiunto. Mentre, prima, bastava sottoporsi a dei controlli per capire se venivano rispettate le regole. Ora, invece, verranno a controllare se saranno stati raggiunti i risultati che ci siamo posti. Un cambiamento radicale”.

In sala anche Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura, Vincenzo Lenucci direttore dell’Area Politiche europee, insieme ai rappresentanti locali a fare gli onori di casa.

Nel convegno, infatti, hanno trovato spazio le testimonianze di tre dirigenti di Confagricoltura L’Aquila su temi molto concreti come la gestione dei rischi e il piano assicurativo nazionale nell’epoca dei cambiamenti climatici, argomento trattato dal presidente Fabrizio Lobene, la questione legata all’utilizzo dei pascoli esposta da Dino Masciovecchio, i danni da fauna selvatica e prelievo venatorio illustrata da Gianni D’Alessandro.

“Mai come questa volta la riforma della Pac è influenzata da eventi che stanno cambiando lo stesso concetto di Europa”, aveva affermato Lobene nel presentare il convegno. “L’uscita del Regno Unito, l’elezione del Parlamento europeo, il ritardo dell’insediamento della nuova Commissione Ue costringerà gli stati membri a un periodo di transizione tra la vecchia e la nuova programmazione”.

Presenti l’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente – vicepresidente della Giunta regionale – e il presidente Marco Marsilio. “La situazione è dedicata, in ogni caso in Regione abbiamo risollevato le sorti del Psr regionale, rassicurando le associazioni sulla possibilità di sbloccare i fondi almeno sulle soglie minime”, ha detto.

“Condividiamo, tuttavia, la preoccupazione per la nuova politica agricola comunitaria che prevede, paradossalmente, meno risorse all’agricoltura, in un momento in cui tutta l’Europa chiede una politica più vicina all’ambiente, il famoso ‘Green deal'”.

Per Marsilio maggiore attenzione andrà messa anche nei confronti della fauna selvatica: “Diventa auspicabile una modifica al calendario venatorio, così come un confronto con i Parchi nazionali, specie nell’analisi dei vincoli e delle regole che impongono. Regole che spesso non coincidono con le esigenze di preservare i terreni agricoli ma anche con la sicurezza”.

Preoccupazione in tal senso è stata espressa da Dino Rossi, iscritto alla Confagricoltura, che si è autodefinito “caposquadra dei cinghialai” in Abruzzo: “Abbiamo bisogno di regole certe che ci permettano di preservare i nostri territori. In generale, invece, facciamo conti con una burocrazia pachidermica e con una cultura del digitale a tutti i costi che non aiuta, certo, gli interessi di agricoltori e allevatori. Direi: meno software e più vacche”.

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