VINI “INALTO” DI DE CECCO: IL NUOVO VIGNETO NELLA VALLE SUBEQUANA E SI PENSA AD ALTRI CRU NELL’AQUILANO


ACCIANO – Sono state piantate le barbatelle di Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano Abruzzese nel nuovo vigneto di Beffi (Acciano), acquistato da Adolfo De Cecco. La notizia che il figlio di Giuseppe Adolfo, membro della famiglia dello storico marchio di pasta, avesse voluto acquistare dei terreni per impiantare i suoi vigneti era circolata con meraviglia tra i cittadini: chi ha avuto contatti con quei territori sa come i vigneti in zona siano ormai un ricordo di un paesaggio che non c’è più.

“L’idea del progetto vitivinicolo Inalto – spiega a Virtù Quotidiane Adolfo De Cecco – è quella di avere una base su Ofena, dove ora abbiamo quasi nove ettari di vigneto con una cantina per produrre i nostri tre vini, Cerasuolo, Montepulciano e bianco da Pecorino e Trebbiano, e poi avere diversi cru in alture ancora più elevate, sempre nell’aquilano: potrebbe essere la Valle Subequana, la Valle Peligna o addirittura, ancora più in alto, la Valle del Tirino”.

Nella Valle Subequana sono già stati acquistati altri 5 ettari, poco prima dell’ingresso di Roccapreturo (Acciano), a fianco del costone della Torre medievale.

“Questi terreni – prosegue De Cecco – erano stati acquistati precedentemente ai due ettari dove abbiamo piantato le barbatelle ma sono tutti sparsi e frazionati quindi dobbiamo prima risolvere il problema di mettere insieme almeno un ettaro e mezzo; piano piano ci stiamo provando. Intanto abbiamo trovato questi due ettari a corpo unico e abbiamo deciso di procedere prima a Beffi”.

La scelta è ricaduta su questi luoghi, tra i 700 e gli 800 metri di altitudine, dopo una lunga ricerca. “Abbiamo visitato tutto il territorio abruzzese – racconta – fino a quando abbiamo capito che per produrre vini eleganti e raffinati potevamo andare solo in montagna; dopodiché abbiamo fatto l’analisi del terreno”.

La zona si è rivelata un’eccellenza pedoclimatica. I terreni in questione avrebbero, secondo quanto ci spiega lo stesso De Cecco, “molta pietra” e questo conferirebbe una grande mineralità ai vini. La dicotomia montagna-eleganza è presto spiegata: parliamo infatti di vini molto strutturati che solo l’escursione termica riesce ad ingentilire.

“Quello che ci ha colpito di più – afferma De Cecco – è che abbiamo trovato resti di vecchie vigne addirittura di 100 anni fa e, approfondendo la storia, ci siamo resi conto che la zona di Acciano una volta era tutta coltivata a vigneti”.

In effetti, anche se a guardare quelle campagne oggi non si direbbe, quella del vino è sempre stata una vocazione di quel territorio e una fonte di sostentamento per chi lo viveva. Trovare riferimenti a questa storia non è semplice, è lentamente finita nel dimenticatoio insieme alla cultura contadina che ha caratterizzato il secolo scorso.

Sappiamo però che nel 1200 nella Valle Subequana c’erano quasi 300 ettari di vigneto (come si legge nel libro L’Abruzzo della vite e del vino) e, dai ricordi degli abitanti, che fino agli inizi degli anni Novanta buona parte delle sue campagne erano vigneti. Ogni famiglia, specie lungo il versante della montagna rinomato “la solagna” per la sua posizione soleggiata, possedeva un piccolo vigneto e produceva vino per sé e, alcuni, anche per altri: i compratori venivano da L’Aquila, Sulmona e Antrodoco (Rieti) per acquistare uva, mosto o vino.

La scelta di puntare su vini autoctoni è dunque venuta da sé. De Cecco smentisce infatti l’intenzione di impiantare vigneti per produrre vino francese: “Io credo – dice – che nel momento in cui si vanno a piantare vini internazionali nella nostra valle si fa qualcosa che non è né legato al territorio né di qualità, perché in Borgogna e in tutta la Francia quei vitigni si esprimeranno sempre meglio in termini di qualità, quindi noi abbiamo i nostri vitigni, dobbiamo esprimerli al meglio”. E sulla scelta del Montepulciano confessa: “il Montepulciano è il vino che mi piaceva meno ma poi ho capito che può esprimersi ma solo in alto, almeno per i miei gusti”.

E se anche si tratta di scelte dettate da precise richieste di qualità e di mercato, l”impianto del vigneto di Beffi ha già provveduto a migliorare l’aspetto del luogo: si accede tramite una piccola via tra querce e un muro a secco, un sentiero che negli anni si era perso tra erba alta e rovi e che invece adesso è piacevolmente percorribile, anche con un mezzo.

L’abbandono di queste terre nel corso degli anni è stato frutto di una serie di concause: dal punto di vista economico per molte famiglie non si è più rivelato conveniente produrre da soli il proprio vino, il lavoro in città e la mancanza di servizi nei paesi hanno portato le nuove generazioni a trasferirsi, con una conseguente mancanza di “braccia” per continuare un lavoro tanto soddisfacente quanto faticoso; infine dei finanziamenti regionali hanno aiutato economicamente chi voleva espiantare i vigneti rimasti.

Un investimento come quello di De Cecco rappresenta perciò uno spiraglio nella Valle Subequana: dà valore ad una terra dimenticata e, chissà, magari in futuro potrebbe invogliare altri a compiere lo stesso passo.