BIRRERIA DEL CORSO, LA SCATOLA DELLA MEMORIA DEI PESCARESI


PESCARA – Gli inserti in legno di ciliegio che arredano pareti e colonne sono gli stessi dalla sua inaugurazione. Appesi  ci sono i medesimi dipinti da allora. A parte qualche piccolo ammodernamento qui e là, in cinquanta anni questo posto non è cambiato, custodendo al suo interno la memoria di generazioni di pescaresi e i momenti di svago dei villeggianti, che hanno assaggiato le specialità della tradizione abruzzese.

La storia del ristorante pizzeria Birreria del Corso comincia nel 1947, lungo quella che all’epoca si chiamava via Frattina, oggi viale Regina Elena, alle spalle di piazza Salotto, in un locale che prima ospitava un negozio di dischi. Nel 1971, cinquanta anni fa esatti, la gestione passa alla famiglia Pisani, che oggi, con la seconda generazione, porta avanti questo immutabile ristorante con lo stesso amore di allora.

A segnare i primi passi della struttura sono Ernesto Pisani e sua moglie Emma. Lui originario di Ravello sulla costiera amalfitana e lei aquilana hanno sempre avuto esperienze nel turismo e nella ristorazione. Lei è stata per anni direttrice del Grand Hotel L’Aquila, mentre lui è stato proprietario del ristorante Le Salette nel capoluogo. All’inizio degli anni ’70 si trasferiscono sulla costa e la loro avventura nella ristorazione prosegue, con Emma che passa in cucina ed Ernesto che si dedica alla sala.

“Nel 1971 – ricorda a Virtù Quotidiane Massimiliano, 53 anni oggi gestore insieme al fratello Manuel di sette anni più grande (mentre la sorella fa la ricercatrice a Pisa) – i miei genitori acquistarono Birreria del Corso. In tanti anni hanno aperto 11 locali in giro per la città, come il Nastro Azzurro sotto i portici o La Sirenetta sul lungomare. Io e mio fratello siamo nati qui dentro. Quando è stato aperto giocavamo tra questi stessi tavoli, siamo cresciuti in cucina e poi abbiamo cominciato a occuparcene”.

L’idea dei Pisani è di creare un luogo dove gustare la vera cucina tipica abruzzese, con ingredienti rigorosamente a km 0, più la pizza napoletana. Una filosofia portata avanti ancora oggi da Massimiliano e Manuel, affiancati in cucina da Luigi Paliuri, lo stesso cuoco e pizzaiolo da 50 anni.

“Qui vengono clienti che frequentavano il locale da ragazzi, quando erano ancora fidanzati e oggi portano con sé i loro nipoti. È davvero la scatola della memoria dei pescaresi”, rivendica.

La posizione felicissima, alle spalle di piazza Salotto e a due passi dalla Nave di Cascella, ma anche la sua conformazione estetica, la rendono una tappa privilegiata per i turisti che vengono in città. “La posizione è importante sicuramente, ma se non si fa qualità dura poco”, avverte Massimiliano.

Su quelle sedie sono stati tantissimi anche i vip che si sono accomodati a gustare le tipicità. “Di qui ci sono passati i grandi personaggi. Quando si faceva il Pescara Jazz, quello vero, abbiamo avuto l’onore di ospitare i padri – le cui immagini autografate sono appese nel locale – come Clark Terry, Dizzy Gilliespie, Al Jarrau – dice ancora Pisani -. I cantanti moderni li abbiamo conosciuti praticamente tutti: Edoardo Bennato, Vasco Rossi, Ligabue, Peppino Di Capri, Paolo Limiti, per citarne qualcuno.  Diciamo che questo è il locale preferito quando c’è qualche evento in città. Ayrton Senna insieme a Gianni Rivera sono stati tra i personaggi più eleganti e umili che abbiamo accolto. Senna strinse la mano a tuti i clienti facendosi raffreddare la pizza. Rivera prima di andare via venne a salutarmi e a ringraziarmi in cucina”.

Nei circa 100 coperti tra dentro e il dehor qui si serve pizza al forno a legna, con farina macinata a pietra e una lievitazione di 72 ore. Poi si fanno carne e pesce, tutto rigorosamente della tradizione. “Il nostro piatto iconico – rivendica Pisani – che è il frutto della fusione tra le origini campane di mio padre e la tradizione abruzzese è la Reginetta del Corso, una chitarrina fatta in casa ai frutti di mare, che per metà viene cotta sui fornelli e l’altra metà si conclude nel forno a legna, messa in un coccio e coperta con la pasta della pizza”.

“Birreria del Corso è nata con questa città, ha visto il suo periodo d’oro, negli anni ’80 e ha partecipato attivamente al suo sviluppo con altri locali storici – continua Massimiliano, che è anche responsabile del settore commercio di Confartigianato Pescara e membro del direttivo regionale –. Ma poi ha visto anche il suo declino. E non parlo solo della pandemia. Le crisi ci sono state: nel 1985 con il crollo del turismo; nel 1996, la guerra in Iraq è stata la prima guerra mediatica e tutti restavano a casa a vedere la tv. Noi ne abbiamo risentito con un calo dei fatturati del 90 per cento. Gli stessi cali che stiamo subendo oggi con questa situazione. I ristori sono troppo pochi e mancano le certezze. Ne usciremo con le ossa rotte, ma io voglio partecipare alla futura rinascita della città e poi la tradizione culinaria abruzzese va difesa. Viviamo in una delle regioni dove si mangia meglio, della Nazione in cui si mangia meglio. Non possiamo rischiare di essere fagocitati da kebabberie, fast food e altre cucine etniche”. Locali, da cui a onor del vero Birreria del Corso è letteralmente circondata.

“Non ci sarebbero i presupposti economici per riaprire, – conclude Pisani – ma il cuore ci dice che si deve fare impresa. Per me è impossibile vedere il futuro in un luogo diverso da questo posto”.

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