BORGHI D’ABRUZZO: ALTOVIA, IL PAESE PIÙ ALTO DEL TERAMANO ABITATO SOLO D’ESTATE


CORTINO – Ai piedi della Collina e delle Coste Laretta, sulla carrareccia che porta verso il Rifugio di Cegno e da qui al Monte Gorzano, sorge la piccola frazione di Altovia, che pare essere con i suoi 1.183 metri, escluse le stazioni sciistiche di Prati di Tivo e Prato Selva, la più alta dell’intera provincia di Teramo.

Fino ai primi anni del secolo scorso abitata in prevalenza da allevatori di bestiame, oggi Altovia è deserta, ma soltanto d’inverno, perché d’estate accoglie una minuta comunità e persino un ridotto numero di turisti.

Posta nella Valle del Castellano, Altovia si raggiunge attraverso la strada provinciale 47a che collega Crognaleto a Cortino: passati i Piani di Roseto, a un bivio, si svolta a sinistra, in direzione opposta alla frazione di Casagreca.

Siamo a poco più di trenta chilometri da Teramo, e la vita di città, la nostra vita moderna, sembrano essere un salto ardito nel futuro, perché è il mondo rurale che qui domina, e l’aspro, viscerale rapporto con la montagna.

Un’unica strada attraversa l’abitato e culmina all’imbocco del sentiero Cai n. 346 che conduce, passando per il passo della Forchetta, ai paesi di Macchiatornella e Padula.

Il numero di abitazioni è modesto, una ventina circa, e nel corso degli ultimi anni è stato oggetto di una ristrutturazione quasi completa, anche se in alcuni casi discutibile, che assieme alle antiche pietre di arenaria vede un proliferare di parabole satellitari e infissi non sempre adeguati.

Ma basta tendere le orecchie e aprire i polmoni per immergersi in un clima di pace e tornare a respirare l’aria antica che per secoli ha accompagnato la vita della valle.

La storia di Cortino e del suo comprensorio risale alla preistoria ed è testimoniata da alcuni ritrovamenti archeologici.

Notizie storiche certe però se ne trovano solo a partire dall’anno 1000, per lo più documenti notarili legati alla Chiesa Aprutina.

Dal XV secolo questi territori entrarono a far parte dell’Universitas della Montagna di Roseto, per diventare poi comune tra il 1813 e 1816 durante il decennio napoleonico. Fu in questo periodo che si diffuse anche il brigantaggio, proprio in reazione all’invasione francese.

L’unico monumento d’interesse, se così si può dire, è la Chiesa consacrata a Sant’Egidio della Rocca. Della struttura, che fu ricostruita all’ingresso del paese nel 1921, non resta che la spoglia facciata sorretta da logore impalcature: il tempo prima e i terremoti poi non le hanno dato scampo.

Ed è singolare, perché spesso la ristrutturazione delle chiese precede quella delle case.

Altovia non ha, in sostanza, il fascino del paese fantasma, pare più una colonia privata che attende i mesi estivi per tornare a essere vissuta.

Eppure qui, ai piedi delle Coste, immersi tra le colline che anticipano le spoglie vette della Laga, qualcosa di magico comunque accade: è il tocco del passato, una mano certo rude, ma calda che sfiorandoci ricorda le nobili e semplici gesta di chi un tempo eravamo. Alessandro Chiappanuvoli

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