CACCIA, IL COSPA: PIANO FAUNISTICO ABRUZZESE CON VALUTAZIONI ANOMALE


L’AQUILA – “Cambiano i suonatori ma la musica non cambia, tutto a svantaggio dei cacciatori abruzzesi, anche e soprattutto per l’atavica complicità delle Associazioni venatorie!”.

Lo denuncia il Comitato spontaneo degli allevatori Cospa, con il portavoce Dino Rossi.

“Infatti con l’attuale calendario venatorio viene introdotta al Capo C la seguente previsione regolamentare: ‘Nelle Zsc e nelle Zps con la specie Orso in formulario (praticamente tutte quelle presenti nel territorio montano!), al fine di ridurre gli eventuali impatti sul plantigrado, le modalità di prelievo venatorio saranno individuate a seguito di incontri organizzati dal Dipartimento Agricoltura con la Rete di monitoraggio Abruzzo e Molise e gli Atc di volta in volta interessati e con gli enti gestori dei Siti Natura 2000….’. Bene, anzi come al solito male, ciò infatti dovrebbe implicare l’istituzione delle cosiddette Aree contigue, così come previste al comma 3 dell’art. 32 L.n. 394/91, nelle quali dovrebbe essere consentito l’esercizio venatorio ai soli residenti nella regione. E invece, ad oggi, tali Aree non sono state ancora istituite, ad eccezione di quella del Parco nazionale d’Abruzzo, deliberata dal Consiglio direttivo dell’Ente tre anni fa”.

“Ciò ha comportato e comporta tutt’oggi”, spiega Rossi, “quello speciale privilegio, anche in termini di indice di densità venatoria per ettaro, di cui godono gli Atc Sulmona e Avezzano sin dal lontano anno 2000 quando venne stipulata una Convenzione in tal senso, solo cacciatori residenti e indice di un cacciatore ogni 36 ettari (oggi portato a 40 ha), tra la Provincia dell’Aquila, il Parco nazionale d’Abruzzo e i due citati Atc”.

“Il solito favore ai potentati economico politici di fronte al quale i vertici delle Associazioni venatorie abruzzesi nulla hanno mai obiettato, anzi…! In pratica com’è accaduto per il famoso 30% quale limite massimo, previsto dalla L.n. 157/92, delle aree ove può essere vietata la caccia, si applica la legge dello Stato solo ad uso e consumo personalistico e a vantaggio di ristretti potentati economico politici!”.

“Nonostante le nostre istanze sulla braccata abruzzese più volte rimarcata – continua Dino Rossi – i nostri politicanti non sono stati in grado di difenderla nei confronti del Via, valutazione di impatto ambientale, e altre associazioni ambientaliste, in grado di vedere la pagliuzza davanti gli occhi degl’altri e non la trave davanti ai loro occhi, sta a significare che questi pseudo carrozzoni strillano a squarciagola quando si tratta di boicottare la caccia e tacciono per le grosse infrastrutture nei siti di interesse comunitari, come la galleria nel Sirente-Velino e la grande opera nella Aremogna di Roccaraso e altre cose che usciranno a breve”.

“Infatti come appreso dalla stampa locale il Comitato Via si accorge dei cani da cinghiali all’interno dei Patom (Piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano) istituiti qualche anno fa per accedere ai fondi comunitari, dove i cacciatori abruzzesi hanno da sempre praticato braccata abruzzese senza nessun impatto per l’orso, tanto è vero che oggi il plantigrado ha abbandonato i suoi 55mila ettari del Pnalm ed è arrivato dove si pratica la nostra braccata da anni”.

“I nostri politicanti e dirigenti avrebbero dovuto difendere in tutte le sedi i cacciatori abruzzesi e sponsorizzare questi tipo di caccia su tutto il territorio nazionale in particolar modo nelle zone protette. Avremmo prima o poi politici in grado di capire le esigenze del territorio e non pensare alle spartizioni politiche?”, si domanda infine Rossi.

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