DON GENNARO SI RIFÀ IL LOOK, MA NON TROPPO E RESTA IL LUOGO DEL CUORE DEI PESCARESI


PESCARA – Le bottiglie sono tornate sugli scaffali. I granelli di polvere che ricoprono quelle più antiche e che raccontano una lunga storia sono rimasti tutti lì. Intatti, perché inossidabile è l’identità del luogo.

Dopo poco più di un mesetto di chiusura per lavori di ristrutturazione, Don Gennaro, la centenaria enoteca di Pescara, lungo via Cesare Battisti, all’angolo con piazza Muzii, da qualche giorno ha riaperto al pubblico.

In queste settimane è stata tanta la curiosità attorno a quegli interventi che sono andati a toccare il luogo del cuore dei pescaresi. Degli anziani, abituati da sempre a entrare in enoteca la mattina per acquistare qualche bottiglia, e dei più giovani che hanno in Don Gennaro un punto di ritrovo. Il posto da frequentare senza bisogno di darsi un appuntamento. La tappa quasi obbligata del dopo lavoro, o per cominciare una serata. Almeno prima del Covid.

Per i pescaresi di qualunque età, Don Gennaro è un posto pieno di ricordi e sarebbe bastato davvero poco per cancellare, con un restyling troppo invasivo, le emozioni che trasmette. Ma non è stato così.

Anche in questa occasione, l’enoteca nata nel 1918 è riuscita a cambiare, ma senza dare l’impressione di farlo. Ad ammodernizzarsi, ma restando sempre storica e immutabile.

“Mancano ancora piccoli dettagli per recuperare integralmente l’atmosfera di prima – ammette a Virtù Quotidiane, Matteo Ciarrocchi, titolare di Don Gennaro – ma siamo riusciti a migliorare gli spazi. Questo è un locale che è arrivato a 100 anni con la stessa tipologia di merce, ma anche nella stessa famiglia. È un luogo popolare, che le persone possono vivere, ma devo dire che mi ha sorpreso l’attenzione che ha suscitato per questi lavori. Ci ho messo due giorni per togliere tutte le bottiglie in vista del cantiere, ma ce ne ho messi quattro, insieme a papà, per rimetterle una per una al loro posto, stando attenti a non rovinarle”.

L’intonaco verde sul soffitto è sparito, sostituito da un più delicato bianco che permette alle bottiglie di spiccare ancor di più, il pavimento è quello di una volta, solo più lucido. Il giallino delle pareti ha fatto posto ai mattoncini originali del palazzetto anni ’30, rimasti ingiustamente coperti per tutti questi anni. Il lungo tavolo in marmo al centro tra le scaffalature zeppe di vini è tornato nella sua posizione, solo più snello.

Autori dell’intervento di ristrutturazione sono due architetti pescaresi, per l’occasione uniti in questo progetto: Andrea Giuliante ed Emilio Basile. “Abbiamo fatto un lavoro in punta di piedi – racconta Giuliante – andando a conservare il più possibile, dalle vetrine, ai vecchi marmi, al bancone di una volta. Abbiamo puntato a dare una veste più pulita e a recuperare ancora più storicità di prima”.

La storia di Don Gennaro, portata avanti oggi da Matteo, insieme a quattro collaboratori, Marco Persichitti, Matias Di Marco, Andrea Ciarma e Fabio Cilli, comincia nel 1918, dopo la Prima Guerra Mondiale. Emigrato in America, il bisnonno di Matteo, Gennaro Ciarrocchi, originario di Notaresco, torna in Italia per combattere nel conflitto. A Pescara apre un negozio di generi alimentari che vendeva salumi, formaggi e vino sfuso, sempre su via Cesare Battisti, ma all’angolo di via Mazzini. Negli anni ’30 si sposta nel palazzetto attuale, e con il tempo l’attività si evolve sempre di più verso la bottiglieria, tanto da ritrovarsi l’insegna “Specialità Vini”, tutt’ora visibile dentro il locale. Una trentina di anni fa, il nonno di Matteo, Vincenzo, toglie completamente la sezione alimentare, lasciando tutto lo spazio a migliaia di vini abruzzesi e dal mondo, ma pure a birre e liquori. Il tempo passa, ma Don Gennaro resta sempre la certezza dei pescaresi, che non vedono l’ora di poter tornare a frequentarla. Come prima.

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