FRANTOI APERTI A NAVELLI E NELLA VALLE DEL TIRINO SOGNANDO LA DOP – VIDEO


NAVELLI – Ha iniziato a molire le olive nell’Ottocento e da allora non si è mai fermato, pur avendo cambiato locali e rinnovato i macchinari.

L’Antico Frantoio Palomba di Civitaretenga (L’Aquila) è il più antico dei cinque che hanno aperto le porte, sabato e domenica, svelando una produzione olivicola d’eccellenza: non tutti sanno che anche nell’Aquilano si produce un ottimo olio extra-vergine di oliva e nell’area tra Navelli e la Valle del Tirino si sogna oggi la Dop, che sarebbe la quarta in Abruzzo dopo l’Aprutino-Pescarese, la Colline Teatine e la Pretuziano delle Colline teramane.

Obiettivo di “Frantoi Aperti” è stato proprio quello di promuovere le coltivazioni olivicole nelle zone pedemontane, con due giornate aperte a tutti.

Protagonisti i frantoi Di Iorio a Navelli, coi cugini Daniele e Francesco che portano avanti la tradizione iniziata dal nonno, Lancione di Valeria Lancione, in contrada Le Fonnere a Ofena, Ottaviani a Santa Pelagia di Capestrano, dove Daniela Scrimieri ha ripreso in mano l’antica arte avviata dal bisnonno che macinava le olive in una grotta con degli asinelli, Antonacci a Carapelle Calvisio e, appunto, l’Antico Frantoio Palomba a Civitaretenga che utilizza ancora le presse progettate dall’ingegnere D’Ascanio, inventore della Vespa, dove Maria Teresa De Laurentiis dal 1994, insieme ai figli, ha ripreso la tradizione della famiglia del marito.

“Con questa iniziativa vogliamo creare i presupposti per avviare un percorso per il riconoscimento della Dop, che insieme allo zafferano dell’Aquila Dop e al cece di Navelli presidio Slow Food possa comporre un brand”, dice il sindaco di Navelli Paolo Federico.

“Se si aggiungesse un riconoscimento per l’olio, già conosciuto per le sue qualità specifiche, sarebbe un trittico importante da aggiungere a un territorio già ricco dal punto di vista culturale, storico, architettonico e ambientale”, fa osservare Massimiliano D’Innocenzo, presidente del Consorzio di tutela dello zafferano dell’Aquila dop.

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