GALLINA NERA DI ATRI, CON LE FAMIGLIE CUSTODI LA RISERVA DEI CALANCHI RECUPERA LA SPECIE RARISSIMA


ATRI – Le antiche monete di Atri (Teramo) che circolavano tra il IV e il VI secolo a. C. riportavano l’effigie di un gallo. Sempre nel IV secolo Aristotele parlava delle “galline di Adria, piccole per dimensioni, ma fanno uova ogni giorno”. E così secoli dopo Plinio il Vecchio e ancora più tardi, i naturalisti Conrad Gessner e successivamente Ulisse Aldrovrandi. Sono tanti gli scritti della storia che citano le piccole e prolifiche Galline Nere di Atri, a dimostrazione del legame a nodo stretto che unisce questa particolare specie con il territorio atriano, così pieno di storia, arte e antiche tradizioni. Parte proprio da questa indissolubile unione, il progetto di valorizzazione e di recupero della razza quasi scomparsa che la Riserva naturale Calanchi di Atri, porta avanti da anni.

Le Galline Nere di Atri hanno un peso ridotto e producono uova piccoline. E proprio queste caratteristiche nel passato hanno indotto i mezzadri a propendere verso animali più grandi.

Dopo anni di ricerca della razza ormai rarissima, ascoltando i racconti di allevatori e contadini anziani, nel 2006 Adriano De Ascentiis, all’epoca da poco entrato nel direttivo della riserva regionale, si imbatte in alcuni esemplari. “Venni a scoprire – racconta a Virtù Quotidiane – di un signore di 92 anni, della zona di Elice (Pescara) che era in possesso di alcuni esemplari di galline nere. Gli erano state lasciate, come una preziosa dote, dal padre. Custodiva queste galline in una bellissima casa abbandonata con i nidi nelle finestre. Era un’immagine fantastica”.

Non volendo cedere le sue galline, l’anziano consegna a De Ascentiis 21 uova. Da quel momento comincia il progetto di recupero vero e proprio. Le uova vengono regalate ad alcune famiglie custodi. Negli anni sono diventate dodici, sparse sul territorio regionale e si dedicano all’allevamento attualmente di poco meno di 200 animali. Cinque famiglie si trovano ad Atri, tre a Tortoreto, una a Isola del Gran Sasso, nel teramano e poi una a Penne, una a Elice e una a Montesilvano nel pescarese. Le famiglie ricevono le uova che fanno schiudere sotto una chioccia o con l’utilizzo di una incubatrice. Per custodire le uova e poi gli esemplari le famiglie sottoscrivono un disciplinare nel quale si impegnano a mantenere separati gli esemplari da galline di altre razze e attuare la riproduzione in purezza; a non distribuire uova o animali della Gallina Nera Atriana ad altri, senza le opportune comunicazioni alla riserva; né tantomeno a commercializzarle. La vendita, infatti, può essere effettuata solo con lo scopo di aumentare la presenza sul territorio.

Solo gli esemplari che fanno parte di questo allevamento coordinato dalla Riserva dei Calanchi sono le Galline Nere Atriane geneticamente selezionate. “In giro purtroppo circolano esemplari allevati solo per economia – ammette De Ascentiis -. Al momento i capi sparsi per il territorio sono ancora troppo pochi per dire di aver salvato la razza”.

Nel 2013 con il coinvolgimento di Cecilia Mugnai della Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-alimentari e Ambientali dell’Università degli Studi di Teramo e dei ricercatori del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia, è stata portata avanti anche la caratterizzazione genetica su trenta soggetti di Gallina Nera Atriana. E appena un anno fa, è stata inserita nell’anagrafe regionale per la  biodiversità della Regione Abruzzo.

“Purtroppo il rischio in questo momento è di creare un imbuto genetico – sottolinea De Ascentiis – perché gli esemplari sul territorio sono tutti figli delle prime galline rinvenute e quindi la genetica diventa sempre più semplice e poco differenziata e la razza si può indebolire. Proprio per questo stiamo partecipando a un progetto con il Gal Terre d’Abruzzo, volto proprio al potenziamento della specie, facendo una nuova ricerca di esemplari in giro per analizzarne la genetica e incrociarli con le nostre galline nere e rafforzare la razza”.

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