I CASTELLI DI FONDAZIONE DELL’AQUILA: BARISCIANO, IL FORTE-RECINTO E LA SUA STORIA


BARISCIANO – Quasi non lo si nota. Si scorgono brandelli di mura tra la rinata vegetazione. Eppure è lì, è sempre stato lì a protezione, del paese e dei suoi abitanti, dell’Aquila stessa, da Braccio da Montone e dai dissidi interni alla dinastia dei D’Angiò-Durazzo.

È il castello-recinto di Barisciano, un patrimonio di storia e fascino alle porte del Gran Sasso.

Il castello si raggiunge in 15-20 minuti di cammino. Da via San Colombo, una cinquantina di metri prima della Chiesa di Santa Maria della Pietà di Collerotondo, s’imbocca un sentiero sulla destra ben visibile.

Da lì il percorso è facile, pulito e mai in eccessiva pendenza.

Oppure si può salire, attraverso una sorta di “direttissima”, da via Aldo Moro lungo la Via Crucis.

Noi consigliamo un giro ad anello, salendo dall’una e scendendo dall’altra.

Il nome compare nelle cronache dal VIII secolo, ma la vera fondazione risale al XII, con la costruzione, attorno alla torre pentagonale preesistente, del castello-recinto.

Lo scopo era di difendere il borgo e l’intera vallata, dove passava l’antica via Claudia Nova e il Tratturo Magno.

Nel XIII secolo fu tra i protagonisti della fondazione dell’Aquila.

Fu feudo di vari signori fino alla conquista, dopo un lungo assedio, da parte di Braccio da Montone il 23 aprile del 1424.

Si narra che dopo la disfatta le donne di Barisciano furono denudate e costrette a camminare fino all’Aquila, come terribile monito per la città.

In seguito fu feudo dei Caracciolo, poi dal 1529 dei de Vargas, poi ancora dei Carafa, Di Paola, Sciaca, Rovito, per tornare infine ai Caracciolo nel Seicento.

La struttura è quadrangolare. Il perimetro delle mura è di circa un chilometro, spezzato da una serie di torri di fiancheggiamento.

All’interno, delle originarie costruzioni non rimangono che pochi resti di antichi edifici cinquecenteschi e una serie di cunicoli (qualcuno anche pericoloso) che lasciano pensare ad antiche cantine o segrete.

Con il terremoto del 2009 è crollata la torre pentagonale, mentre l’altra, quadrangolare, presenta vari danni.

Integra è però la Chiesa di San Rocco, costruita nel XVI secolo come ex voto a seguito della pestilenza del 1526; nell’unica volta a botte sono presenti affreschi del Cinquecento.

Il castello di Barisciano, sebbene ormai ridotto a poco più di un rudere, mostra ancora, intero, il fascino antico di come doveva essere la vita della valle nei secoli passati.

È un patrimonio che meriterebbe di essere salvaguardato e messo in sicurezza, per non perdere memoria di chi eravamo, per comprendere da dove veniamo. E, forse, anche per immaginare dove stiamo andando.

La nostra storia, la storia dell’Aquila insomma, è tutta intorno a noi, non resta che andare a scoprirla. Alessandro Chiappanuvoli