SAN MARTINO, IL SANTO DEGLI OSTI E DELL’ABBONDANZA, TRA VINO NOVELLO, CASTAGNE E PIZZA COI QUATTRINI


PESCARA – Protettore dei bambini e dei prodotti della campagna, San Martino è anche patrono degli osti, dei bevitori e dei fabbricanti di brocche. Patrono dei viticultori, dei vendemmiatori e dei sommelier, in occasione della sua festa, l’11 novembre si compie la svinatura e si beve il vino nuovo.

Questo giorno corrispondeva con la fine del lavoro nei campi e l’inizio della raccolta. Ecco perché rappresentava una vera festa, celebrata stappando le bottiglie di vino novello, dando fondo a quello degli anni passati per fare posto al nuovo e affiancando le grandi bevute con castagne e carne alla brace.

In un libro edito dalla Regione Abruzzo, Cultura popolare abruzzese, l’autrice Lia Giancristofaro prende spunto da Padre Lupinetti, (grande studioso e ricercatore, autore di numerose pubblicazioni sulle tradizioni popolari abruzzesi), che fa un inedito paragone tra San Martino e Sant’Antonio.

“Mentre ad Antonio è commessa la protezione degli animali, da lavoro e da cortile, a Martino è affidata la campagna con i suoi prodotti – si legge nel libro – . È San Martino ‘ch’abbenedice ugne cose e ugne fatije’; è lui che ‘porte pruvvidenze e nabbundanze entr’a li case’; è lui che ‘scampe d’acque, vent’e ffoche’; è lui perfino ‘ch’aguarde l’unore di li famije, e scampe da li mmalatije di la panze’; è lui insomma il Santo della Provvidenza. Della onorabilità nella fedeltà coniugale”.

Non è un caso che a San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pescara), San Martino è anche detta “festa dei cornuti” per via di una leggenda che vuole la sorella di San Martino sottrarsi allo sguardo del proprio marito e del fratello religioso e commettere adulterio.

Questo Santo dalle molteplici sfaccettature,  festeggiato con fiere, fuochi e banchetti, è anche simbolo dell’abbondanza, come dice lo stesso Padre Lupinetti. Ed è su questo significante che si connette la tradizione, tipica della Costa dei Trabocchi (estesa pure nel vicino Molise), della pizza scema coi quattrini, una pizza, fatta senza lievito, farcita a piacere nella quale viene nascosta una moneta, indicando lo scopritore come predestinato a qualche fortunato avvenimento.

È detta “scima”, perché preparata senza lievito. Il termine dialettale “acime”, cioè azzimo, nel tempo si è trasformato in “scime” e poi “scima”.

La ricetta dell’Accademia italiana della cucina

Ingredienti per 10 persone
1 kg di farina
1 bustina di lievito per torte salate 65 cl di olio extravergine d’oliva
1 dl di latte
100 g di formaggio pecorino grattugiato (facoltativo) 1 cucchiaio raso di sale

Su una spianatoia disporre la farina a fontana, unire al centro tutti gli altri ingredienti, aggiungere un decilitro di acqua e lavorarle fino a ottenere un impasto omogeneo e consistente. Formare una palla, stenderla con il matterello dandole una forma circolare, incidere la superficie con un coltello a punta creando tanti spicchi a raggiera. Infornare a 200 °C per circa quaranta minuti.

Si mangia di solito l’11 novembre, la sera di san Martino, accompagnata da peperoni fritti, peperoni sottaceto, uova fritte, salsiccia arrosto, formaggio e salumi. In passato era chiamata “pizza scema” perché veniva fatta solo con farina, acqua, sale e un pizzico di bicarbonato.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021