GELATE, IN VALLE PELIGNA E SUL TIRINO FUOCHI TRA FILARI PER SALVARE VIGNETI


CAPESTRANO – Vigne coperte, coltivazioni protette da teli e balle di fieno date alle fiamme per mitigare le temperature: agricoltori e viticoltori della Valle del Tirino e della Valle Peligna corrono ai ripari per scongiurare effetti nefasti sulle coltivazioni dalle gelate tardive di queste notti.

Il cielo limpido del tramonto di venerdì sera ha fatto temere il peggio a decine di produttori, che, memori anche degli ingenti danni registrati durante lo stesso periodo del 2016, stavolta hanno deciso di adottare tutte le precauzioni del caso.

“La vegetazione delle vigne di Montepulciano è indietro rispetto allo scorso anno, le gemme sono quasi tutte chiuse quindi non rischiano, ci siamo quindi concentrati sulle produzioni che sono più sviluppate”, dice Alfonso D’Alfonso, che insieme ad altre decine di produttori ha coperto le vigne con il tessuto non tessuto.

In Marsica, soprattutto nella piana del Fucino, le colture sono state già irrimediabilmente compromesse nella notte tra mercoledì e giovedì: “Stamattina intorno alle 5 la temperatura è scesa a meno 5 gradi e sono stati colpiti tutti i frutteti, tutte le piante di noci e tutti gli ortaggi – ha spiegato giovedì a Virtù Quotidiane Luigi D’Andrea vice presidente della cooperativa Campp, che riunisce circa 300 agricoltori – I terreni coperti da teli pare invece si siano salvati, ma con precisione lo sapremo solo nei prossimi giorni, mentre tutte le carote che stanno germogliando in questo periodo, così come le patate, si sono gelate tutte”.

In Valle Peligna e in Valle del Tirino, con le gelate di fine aprile 2016, le produzioni sono state irrimediabilmente compromesse, con molte aziende, soprattutto piccole, come quella di Mariapaola Di Cato, raccontata da questo giornale, che hanno dimezzato la propria produzione vinicola. (m.sig.)