SUL GRAN SASSO È “DEPASCOLIZZAZIONE” E IL PECORINO CANESTRATO È AL 50% DEL POTENZIALE PRODUTTIVO


L’AQUILA – “I due produttori del formaggio pecorino Canestrato di Castel del Monte, che insieme raccolgono il latte di circa diecimila pecore presenti sul Gran Sasso, lavorano al 50 per cento del potenziale, cioè se avessero latte da altre 10 mila pecore potrebbero trasformarlo”.

L’osservazione arriva da Giovanni Cialone, architetto, già vice presidente del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga, profondo conoscitore del mondo agrosilvopastorale e responsabile del Presidio Slow Food del Canestrato, che a Virtù Quotidiane denuncia la “depascolizzazione” della montagna.

Lo spunto arriva all’indomani della Rassegna degli Ovini di Campo Imperatore, che lunedì scorso ha spento le sessanta candeline richiamando in quota appassionati, addetti ai lavori, rappresentanti istituzionali e pastori, anche se questi ultimi “sono stati marginalizzati a vantaggio della passerella dei politici” afferma.

Cialone, che nei giorni scorsi insieme alla responsabile nazionale del settore lattiero caseario di Slow Food ha visitato l’azienda “Zootecnica” Gran Sasso e la cooperativa Calascio – le più grandi realtà dell’area che producono il formaggio pecorino con il latte crudo, che mantiene inalterati tutti gli elementi organolettici, condizione necessaria per ottenere il prestigioso riconoscimento Slow Food – sostiene che la manifestazione, ma soprattutto la politica, debba rimettere al centro della propria attenzione la pastorizia e più in generale l’agricoltura e l’allevamento nella montagna.

“Sul Gran Sasso c’è bisogno di altri capi ovini, senza i quali si pascola ancora meno, il paesaggio si modifica e la biodiversità diminuisce – ragiona Cialone – , la prateria di Campo Imperatore rischia nel tempo di trasformarsi radicalmente. Nei pressi del laghetto di Passaneta, ad esempio, è arrivato il bosco. Tre ettari di pino nero al posto della prateria. È l’avanguardia, tempo qualche decina di anni e gli alberi colonizzeranno territori vasti”.

Quello della pastorizia, insomma, “è un mondo sempre più marginale e nessuno se lo fila”.

E alla Rassegna di Campo Imperatore, fa osservare Cialone, se ne è avuta dimostrazione: “Non dare tribuna ai pastori in quella che è la loro festa è qualcosa di clamoroso” dice, facendo riferimento alla protesta di alcuni di loro che non sono voluti salire sul palco e, in alcuni striscioni, hanno denunciato il fenomeno della cosiddetta mafia dei pascoli, a cui questo giornale ha dedicato numerosi approfondimenti.

“Stop alle speculazioni”, “Vogliamo essere più tutelati”, “Rivogliamo i nostri pascoli”, sono alcuni degli slogan apparsi sugli striscioni esposti dai pastori.

“Si sarebbe dovuto parlare del settore, fare il punto della situazione – aggiunge – invece i pastori sono delle quinte, presenziano soltanto. Non hanno tribuna”.

“La politica non riesce a dare risposte o a fornire soluzioni”, dice Cialone, che ricorda come “la Regione, attraverso il Programma di sviluppo rurale (Psr) strizza l’occhio all’agricoltura intensiva, nonostante essa interessi una percentuale ridotta del territorio, mentre ai boschi, ad esempio, che costituiscono il 40 per cento delle aree interne, destina solo l’8 per cento dei fondi comunitari (400 e passa milioni di euro) e per agricoltura ed allevamento pochissimo e per le Zsc (zone di protezione speciale) un bel nulla”.

“All’inizio degli anni Duemila il Canestrato costava 4 mila lire al chilo, oggi nei banchi dei supermercati costa circa 20 euro, ciò significa che dà la possibilità di redditività”, fa osservare infine Cialone, che ricorda come “in base al censimento del 2011 ci sono 2.800 aziende agricole nel cratere sismico, significa che cinquemila persone lavorano nell’agricoltura e nell’allevamento. La più grande impresa diffusa del territorio di cui si parla poco o niente”.

Più ottimista Giulio Petronio, titolare dell’azienda “Zootecnica” Gran Sasso, un’istituzione dell’area.

“Un’edizione tutto sommato positiva”, commenta a Virtù Quotidiane a proposito della Rassegna. “Non abbiamo registrato i massimi storici della manifestazione, in termini di presenze, perché di solito i record si ottengono quando il 5 agosto coincide con una data nel week-end. Però ha funzionato tutto, sia dal punto di vista della sicurezza, sia per quello che riguarda la macchina organizzativa. Si è andati così oltre le polemiche delle ultime due edizioni”.

“Le istituzioni, gli enti locali e i pastori hanno ritrovato la sintonia. Ci sono stati momenti significativi come la consegna del premio Verga d’argento, contestualmente all’inaugurazione del Museo della transumanza. Belli anche i momenti musicali a chiusura”, aggiunge. (m.sig.)

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