BOMINACO: LA STORIA DI CHIARA, CUSTODE DA 18 ANNI DELLA “CAPPELLA SISTINA D’ABRUZZO”

CAPORCIANO – Nel cuore dell’Abruzzo interno, a Bominaco, frazione di Caporciano (L’Aquila), sorgono l’Abbazia di Santa Maria Assunta e l’Oratorio di San Pellegrino. I due edifici sono la testimonianza intatta di quello che era un imponente e prestigioso complesso monastico benedettino, fondato secondo alcune ipotesi per ordine di Carlo Magno. Tra i due a suscitare il maggior interesse artistico è sicuramente il piccolo oratorio, edificato nel 1263: all’esterno la costruzione appare semplice e lineare ma, proprio per questo, la bellezza che svela al suo interno è improvvisa e inaspettata. Le pareti e le volte sono interamente affrescate con episodi tratti dal Vangelo, la Deesis e uno dei più antichi calendari monastici con le personificazioni dei mesi, i segni zodiacali e le fasi lunari.

A prendersi cura di questi luoghi di grande importanza storico-artistica sono dei custodi che, da decenni, guidano turisti e visitatori alla loro scoperta. A raccontare questa storia è Chiara Andreucci, guida turistica che dal 2001, insieme a Dora Tennina, si occupa di spiegare le bellezze delle chiese monumentali di Bominaco.

“Appena dopo la seconda guerra mondiale – svela Chiara a Virtù QuotidianeAntonio De Dominicis, che si era occupato dei lavori di restauro tra gli anni Trenta e Quaranta, consegnò le chiavi ad un uomo del posto, Armando Cassiani, che cominciò a far visitare il complesso abbaziale. Ad Armando, subentrò poi il figlio Bernardo che, con la moglie Angiolina Andreucci, portò avanti questa tradizione per molti anni”.

Ma particolarità di questa storia sta nel modo in cui i custodi garantivano il servizio: sul cancello del complesso veniva lasciato il numero di telefono della casa del custode o i turisti venivano indirizzati direttamente a casa del signor Bernardo e lui li accompagnava, spesso salendo in auto con loro, a visitare le chiese. Un modo intimo e genuino di instaurare un rapporto con i visitatori, che oggi, malgrado il mutare dei tempi, è rimasto quasi del tutto intatto, con qualche piccola miglioria.

Le attuali custodi, Chiara Andreucci e Dora Tennina, dividono la propria disponibilità per settimane: chi oggi arriva davanti le chiese di Bominaco trova affisso un calendario e, in base al giorno, può chiamare o l’una o l’altra per visitare oratorio e abbazia (il calendario dei turni è presente anche online sul sito della Parrocchia). Chiara negli orari indicati deve essere sempre reperibile ma non lamenta nulla di questa condizione: “È un lavoro di volontariato – dice – non siamo retribuiti: le persone che vengono lasciano un’offerta, che poi noi utilizziamo per lo più per la manutenzione della chiesa”.

A dare una mano c’è anche Lisa, figlia di Chiara, mentre suo marito Mario Andreucci, e Daniele Cassiani, marito di Dora, si occupano di tagliare l’erba del giardino e della manutenzione generale. Oltre ad essere aperta per le visite, la chiesa di Santa Maria Assunta viene usata prevalentemente per i matrimoni, per le feste di San Michele Arcangelo (8 maggio e 29 settembre) e per il 15 di agosto. Nell’oratorio di San Pellegrino invece vengono celebrate le funzioni domenicali perché la chiesa di Santa Marie delle Grazie, usata dagli abitanti di Bominaco prima del terremoto del 2009, è ora inagibile.

Una storia, quella di Chiara, che lei definisce “nulla di speciale” ma che invece racconta molto di un Abruzzo che silenziosamente si prende cura delle cose preziose che custodisce.

Nata ad Adelaide, in Australia, da una famiglia originaria di Bominaco, Chiara a 14 anni torna, insieme ai suoi genitori, nel paesino dell’aquilano perché, racconta, suo padre soffriva di nostalgia; da allora non lo lascerà più. Dopo il diploma, vince un concorso al Ministero delle Finanze, ma essendo già sposata con due bambini, rinuncia. Presto gli si apre però un’altra prospettiva: quella di fare da guida nelle chiese e inizia a lavorare.

“Ad un certo punto ho sentito la necessità di essere più informata su ciò che raccontavo – afferma – mi sono iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia e mi sono laureata prima in Beni Culturali e poi in Storia dell’Arte”. Chiara si laurea con grande soddisfazione nel 2009, a 49 anni. Iscritta all’albo regionale delle guide turistiche, oltre a lavorare a Bominaco, fa saltuariamente da guida anche alle Grotte di Stiffe, a Santo Stefanio di Sessanio e a Rocca Calascio. Per dieci anni è stata inoltre una guida di un tour, dove turisti americani venivano accompagnati per dieci giorni alla scoperta dei monumenti, delle bellezze dell’Abruzzo e della sua cucina.

Oggi Chiara si confronta con persone provenienti da tutto il mondo e di tutte le età: molti giovani, coppie, persone in pensione. C’è chi viene a conoscenza dell’oratorio tramite i social, chi grazie a riviste di settore o documentari, senza dimenticare il passaparola. Ma che siano ben informati su cosa troveranno, o meno, la reazione è la stessa.

“Li faccio entrare nell’oratorio  con la luce spenta – svela – e quando accendo le luci, l’espressione è sempre un ‘wow’ di sorpresa e di meraviglia. È questo ciò che mi piace di più di ciò che faccio: aiutare le persone a comprendere e apprezzare l’aspetto storico e artistico del nostro territorio”.

Neanche il sisma del 2009 sembra aver inciso sulla voglia di turisti vicini e lontani di godere di questo gioiello d’Abruzzo. L’affluenza turistica resta infatti buona: d’estate sembrerebbero essere moltissimi i visitatori delle chiese, specie a luglio e ad agosto, ma quest’anno ci sono state buone presenze anche a novembre e dicembre. L’unica differenza che Chiara riscontra con gli anni precedenti al 2009, riguarda i gruppi organizzati: da questo punto di vista c’è stata una diminuzione ma si tratta probabilmente di un problema territoriale, perché anche altre guide lamentano lo stesso calo.

Chiara fornisce ai turisti un’assistenza a tutto tondo: racconta del territorio, della transumanza e li aiuta anche dandogli informazioni legate alla ricettività, dove mangiare e dove dormire. “Quasi come un info-point”, dice scherzando ma non del tutto.

E anche se persone come lei e gli altri volontari tengono su un sistema che funziona, la mancanza di una ricettività coesa e omogenea si fa sentire. “Quando i turisti vengono in Abruzzo – conclude – sono da soli, vanno allo sbaraglio e trovano un po’ di difficoltà. Si sa, venire in Abruzzo è un po’ come una caccia al tesoro’ ma abbiamo tante cose da visitare e forse sarebbe una buona idea collegarle e fare rete”.

Dall’Australia all’Abruzzo, Chiara sembra felice. “Viviamo in posti da favola, non è vero?”, dice alla fine dell’intervista e si sente l’orgoglio di far parte di tanta bellezza, di ritrovare nel piccolo il grande, e di fare di tutto per farlo apprezzare anche agli altri.

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