“CAMPOSTABILE-UNFURNITURE”, SABATO 26 SETTEMBRE OPENING ALLA FONDAZIONE ZIMEI

foto Melania Dalle Grave e Agnese Bedini

MONTESILVANO – Cultura alta e cultura underground, dalla pittura al design, dalla scultura alla moda e oltre. Tutto questo si unisce in Campostabile-Unfurniture, la prima mostra personale composta dal giovane duo di siciliani Mario Campo (classe 1987) e Lorena Stabile (classe 1989).

Sabato prossimo, alle 18, nella Fondazione Zimei, in via Aspromonte a Montesilvano colle (Pescara),  si terrà l’opening della esposizione che inaugura la nuova programmazione dell’ente ente nato nel 2014 per volontà della Famiglia Zimei, con l’intento di promuovere l’arte contemporanea e di offrire uno spazio per il dialogo e la sperimentazione dedicato alla valorizzazione e al sostegno di giovani artisti e curatori.

La Fondazione riprende così la normale attività espositiva e di ricerca attraverso una riflessione sullo statuto dell’oggetto e su tutte le implicazioni che comporta la sua messa in opera all’interno di uno spazio espositivo.

“La mostra curata da Massimiliano Scuderi – scrive in una nota la Fondazione – è improntata sull’ambiguità tra design e arte, da cui il titolo che si riferisce precisamente alla tradizione minimalista, in quest’occasione declinata dai due artisti in chiave mediterranea. I Campostabile intendono così offrire agli occhi dei visitatori una serie di grandi lavori site-specific, che nascono dalla loro esperienza del luogo, dalle caratteristiche specifiche dell’architettura, secondo una visione in cui la scultura non domina lo spazio ma si relaziona ad essa attraverso l’esperienza quotidiana. Vengono a mescolarsi così suggestioni grafiche e plastiche, materiche e sublimate, ma viene anche recuperata la gestualità nella ricerca della forma. Una serie di tecniche, le più disparate, hanno permesso la realizzazione di oggetti e di immagini come frammenti, pixel di una nube creativa, in cui ogni corpuscolo esprime un’idea, uno spunto, un’intuizione”.

“Architetture di stoffa, come vestiti architettonici con geometrie colorate, simulano panneggi di gusto classico. I colori realizzati con tecniche al limite dell’alchimia, prese in prestito dalla cucina molecolare, sono ispirati dal territorio: vengono così ottenuti i gialli dallo zafferano, i blu dal cavolo cappuccio o i rossi dal peperoncino. Un processo pittorico e scultoreo che attinge alla tradizione del sampling e della new aesthetics, sottraendo parti, frammenti di cose già esistenti che vengono riformulate in zone di pittura”, conclude la nota.

La Fondazione Zimei adotterà le misure anti-Covid 19 previste per permettere la visita del pubblico alla mostra, il personale misurerà la temperatura prima di accedere ai locali della mostra e contingenterà il numero di persone. È obbligatorio l’uso della mascherina.

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