L’AQUILA, L’EX CONVENTO DI SAN BASILIO PRONTO A TORNARE ALLA CITTÀ


L’AQUILA – Da poco entrato in funzione come luogo pregevole dell’Università dell’Aquila, il Centro congressi Luigi Zordan, ricavato dall’ex convento di San Basilio, nell’omonima piazza, fu costretto alla chiusura con il terremoto del 2009. Virtù Quotidiane ci è entrato grazie a Mariano Farda, geometra dell’Edilfrair, l’impresa che insieme alla Coid ha lavorato sull’intera struttura. La prima si è occupata dell’ala universitaria, la seconda di quella conventuale.

Dopo 13 anni, a breve, il luogo sarà nuovamente inaugurato dall’Ateneo.

San Basilio ha una storia antica, con diversi usi nel tempo: convento prima, scuola dell’avviamento poi, e in seguito sede della scuola media “Dante Alighieri”. Nel 1993 l’Università ha stipulato una convenzione con il Comune per l’utilizzo della struttura a fini istituzionali. Negli anni 2005-2006 il professor Luigi Zordan, direttore del Dipartimento di Architettura e urbanistica dell’Ateneo aquilano e i suoi collaboratori elaborarono un progetto di fattibilità per la trasformazione dell’edificio in Centro congressi. La struttura, a seguito di lavori di recupero architettonico e successivo adeguamento durati due anni, è stata poi dedicata alla memoria del compianto docente.

Al momento del recupero della struttura l’Università dell’Aquila ha dovuto fare i conti con i segni del tempo presenti in tutto l’edificio.

Inizialmente fu un convento, e la sua natura religiosa resiste nell’area occupata ancora oggi dal Monastero delle monache Celestiniane. A dividere le religiose dai locali dell’Università c’è un chiostro, cui non è possibile accedere per ovvi motivi di riservatezza che si devono rispettare nei confronti delle religiose, suore di clausura.

Nel corridoio che confina con il chiostro, stanze più piccole e poi ampie aule, sia nel piano terra che nel primo piano.

Entrando nell’edificio, in piazza san Basilio, a sinistra, la prima sala, è stata totalmente recuperata, e ad oggi sono in corso gli ultimi ritocchi sotto la guida di Norma Carnicelli della Carnicelli Restauri.

Frutto di rimaneggiamenti successi nel corso degli anni, ripristinata all’uso una ventina di anni fa circa, oggi la stanza è come l’avevamo lasciata nel 2009, con dorature e finti marmi che i restauratori hanno recuperato. Questo spazio aveva subito danni, fratture, nella parete che dà verso l’esterno, con conseguente crollo di stucchi, e torna oggi ad una perfetta fruibilità.

Gli archi sono stati rinforzati con centine in acciaio tra loro collegate da calastrelli, sempre in acciaio, e connessi a loro volta, con barre in acciaio, al solaio.

Muovendosi nei corridoio che confina con il chiostro, la struttura regala scorci della precedente dimensione religiosa e di un passato antico.

“Durante i lavori strutturali, su una parete, sono stati individuati dei pigmenti, e facendo saggi di pulitura abbiamo scorto figure sacre – racconta Norma Carnicelli – sono una Madonna e un Cristo, con gli studi e le ricerche abbiamo capito che si trattava di una affresco, databile al secondo decennio del’ 500, attribuito a Francesco da Montereale o alla sua scuola, da cui, negli anni ultimi anni settanta, è stata strappata la pittura. Qui resta la traccia, mentre le parti staccate sono state recuperate e oggi sono nel museo del Munda”.

E così, sempre nel corridoio, un altro ritrovamento: una lunetta al di sopra di una porta, con angioletti e la Maddalena. “Il chiostro era affrescato in molti punti – spiega Carnicelli – e quella lunetta è stata recuperata in modo ben visibile”.

La scoperta artistica più incredibile, fatta dai muratori durante i lavori di consolidamento della volta, è stata nell’area dell’attuale Monastero: un affresco raffigurante la Crocefissione, ben conservato, ma nascosto fino al momento dell’intervento post sisma. Si tratta di un’opera di fine ‘300, di un metro per un metro.

Tornando a parlare dell’intero edificio, è ampio, possente, ha un piano ammezzato, e un primo piano. Nel mezzanino è stata recuperata una stanza, in stile barocco, i cui stucchi erano stati totalmente artefatti, che oggi è tornata a colori più tenui, divenendo luogo luminoso e gradevole.

Il piano superiore è quello che offre lo spazio più ampio, e lì più complessa è stata l’attività di recupero strutturale.

La stanza, proprio per la sua conformazione, ha subito i danni più importanti: lunghe e alte pareti senza rompi tratta e una volta a cannuncciata lignea che sia era allargata. Nel tetto la parte lignea è stata rinforzata e ripristinata ed è stata creata una nuova capriata in acciaio. Il cannucciato è stato poi collegato con tiranti alla capriata stessa.

I muri di questa aula, si erano aperti e si è intervenuti anche qui ad una operazione di consolidamento e rinforzo strutturale. Su entrambe le lunghe pareti sono state inserite, rispettivamente, quattro travi in acciaio, larghe quaranta centimetri e profonde venti, che vanno dal tetto, agganciandosi alla capriata, e giù fino al solaio, creando dunque una cerchiatura che dà solidità alle struttura in modo che le parti non si possano più disarticolare a causa della loro indipendenza dal resto.

Azioni di rinforzo sono state eseguite in tutte le murature. Nelle pareti verso il chiostro, lato conventuale, nel cemento sono state inserite fasce d’acciaio, mentre nel lato università sono stati inseriti diatoni in acciaio. Tutte le finestre e le aperture sono state cerchiate anche esse in acciaio.

Da fuori, la struttura è possente e mostra tutta la sua storia. Come spiega anche Carnicelli: “Nulla è stato alterato, la facciata è stata ripulita mantenendo i colori e le venature che ci mostrano la storia. Tutta la parte lapidea è stata mantenuta senza sbiancare nulla, lasciando le patine della storia. Il portone di ingresso, e il piccolo portone subito dopo, sono stati restaurati e ripristinati nella loro storicità”.

L’edificio universitario, così come era stato pensato e realizzato dal gruppo del professor Zordan, è oramai quasi pronto, mancano gli ultimi lavori sugli arredi, e tornerà nella disponibilità dell’Università dell’Aquila e quindi della città, che in molte occasioni gode della viva presenza dell’ateneo.

LE FOTO

L’affresco nella lunetta
Un affresco
L’ingresso
La prima aula
Il primo piano

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