PEPPERS AND THE JELLIES, LA JAZZ BAND TERAMANA AMATA IN EUROPA


TERAMO – Viene da Teramo una delle early jazz band più caldamente celebrate dalla critica musicale nazionale e internazionale, che calca ormai da anni alcuni tra i palcoscenici più rinomati dedicati al genere.

A rendere così apprezzati i Peppers and The Jellies, è il loro sound ricercato e travolgente, insieme alla singolare voce della loro front-woman, Ilenia Appicciafuoco, più volte accostata a quella della celeberrima Bessie Smith, cantante blues e jazz statunitense soprannominata da tutti l’Imperatrice del Blues.

“Non sono cresciuta in una famiglia di musicisti”, racconta Ilenia a Virtù Quotidiane, “ma sin da piccola non riuscivo a non incantarmi davanti ai video di Robert Smith dei Cure, di Grace Jones, di Madonna…Da adolescente ho iniziato a studiare canto, cominciando con la lirica a quando avevo circa 16 anni, ma in maniera poco convinta e altalenante. Il jazz, fino a pochi anni fa, lo guardavo a distanza, con timore. Lo ascoltavo, sì e anche molto, ma non mi sentivo affatto in grado di interpretarlo se non in maniera dilettantistica”.

“Era una mia percezione, poiché nessuno mi ha mai ostacolata, sono stata io a tarparmi le ali per diversi anni, finché l’incontro con Andrea Galiffa, attuale batterista dei Pepper and The Jellies e degli altri membri della band (il contrabbassista Emiliano Macrini e il chitarrista Marco Galiffa, ndr) ha fatto sì che nascesse questo nostro progetto musicale e che tutto prendesse una piega diversa”.

La musica, del resto, è uno dei vari linguaggi dell’arte e quello di Ilenia Appicciafuoco e dei Peppers and The Jellies ha cominciato ad esprimersi più di cinque anni fa quando, dopo aver lasciato Roma, Ilenia è tornata in Abruzzo nella sua Teramo e ha ricominciato, questa volta con una buona dose di consapevolezza in più, a dedicarsi alla sua passione per il canto.

“Andrea, Marco ed Emiliano erano già musicisti professionisti”, ricorda Ilenia, “anche se è stato con i Peppers and The Jellies che anche loro hanno iniziato a suonare con frequenza il primo jazz, impegnandosi al massimo per cercare, ognuno, un sound che caratterizzasse l’ensemble. Io ero ancora un po’ sprovveduta, ignoravo molte cose che oggi riesco a comprendere più profondamente. Questo discorso non riguarda solo la parte musicale, ma anche il portato storico e filologico della tradizione che cerchiamo di interpretare. Parlando più concretamente, abbiamo iniziato a curare sempre meglio gli arrangiamenti e a scrivere brani nostri”.

Sin dall’inizio il percorso della jazz band teramana ha sempre avuto la ricerca musicale come presupposto fondamentale.

“Innanzitutto ci siamo concentrati su una scelta di brani più ‘adatti’ alle nostre corde”, continua Ilenia, “attraverso i quali potessero venir fuori gli esiti migliori. Chiaramente, nel perseguire questa ricerca, che è tuttora attiva, non possiamo non pensare al pubblico che ci segue, dunque cerchiamo anche a brani che secondo noi vale la pena far conoscere. A livello strumentale noi Peppers siamo una formazione un po’ scarna, non ci sono strumenti a fiato né c’è un pianoforte, perciò non abbiamo a disposizione un tappeto armonico solido e dunque dobbiamo sempre cercarlo nel sound, appunto, nel ritmo, cercando di essere originali, rispettando al tempo stesso il linguaggio del jazz”.

“C’è di più: non siamo, né vogliamo essere considerati, una ‘swing band’ perché il nostro repertorio non è fatto solo di brani che affondano le radici nell’era dello swing, anzi. Più che altro speriamo di avere swing che è (o dovrebbe essere) una caratteristica essenziale del jazz e di chi lo suona”.

L’early jazz, quello che i Peppers and The Jellies privilegiano da sempre e che, nella storia di questo multiforme genere musicale, va intercettato tra gli anni venti e gli anni quaranta del Novecento, ha certamente molti più proseliti all’estero rispetto all’Italia anche se probabilmente qualcosa sta cambiando.

“Fino a poco tempo fa – prosegue Ilenia – avrei potuto affermare che i Peppers and the Jellies fossero molto più apprezzati all’estero rispetto all’Italia, semplicemente perché è il genere che suoniamo ad essere più conosciuto e amato oltralpe. Tuttavia, se ci rifletto bene, abbiamo avuto ottimi riscontri anche in Italia. Penso al Pozzuoli Jazz Festival, dove ci siamo esibiti due volte, a Modena Jazz o al Pignola Blues Festival. A Natale siamo stati in Puglia e un’intera scuola di swing e lindy hop ha trasformato Bari Vecchia in una mega sala da ballo all’aperto. Quest’estate saremo ad Orbetello per un altro festival dedicato allo swing e ci sono altri progetti legati all’Italia in cantiere”.

“Riguardo all’estero, il Nord Europa lo abbiamo toccato quasi tutto, più volta, siamo stati chiamati più volte anche fuori dall’Europa e vedremo se prossimamente riusciremo a realizzare anche questo desiderio. Non abbiamo fretta e nemmeno vogliamo snobbare luoghi più vicini a noi. Anche nella nostra regione ci sono ottime realtà che si impegnano e si fanno in quattro per cercare di diversificare l’offerta culturale, ma si reggono molto sulle loro forze che sono spesso esigue. In questo senso non voglio essere pessimista e riguardo all’impegno e alla buona volontà dei singoli non lo sono, ma lo scenario è migliorabile, di molto… Non solo per il jazz, ma per l’arte e la musica in generale”.

“Teramo, comunque, è una città che offre moltissima musica live, abbiamo artisti e cantautori di livello e per un capoluogo così piccolo ciò è incoraggiante. Sta prendendo piede, fortunatamente, anche il revival della musica popolare e dialettale che ci dimostra come il salterello abruzzese non abbia nulla da invidiare alla pizzica salentina. Comunque, anche dal punto di vista jazzistico, la nostra regione è piena di talenti. Io ripeto sempre che sul versante pescarese noi abbiamo uno dei più grandi clarinettisti al mondo e il suo nome è Bepi D’Amato… Potrei citarne molti altri. Il materiale umano, nella nostra terra, non è mai mancato”.

Se dunque i talenti musicali non sono certo rari nella nostra regione, non è nemmeno raro che l’Abruzzo continui a ispirare i suoi artisti e in questo caso anche i Peppers and The Jellies, protagonisti di una stagione creativa importante e di una forte maturazione artistica.

“Da poco abbiamo terminato di registrare il nostro nuovo album” conclude Ilenia con un filo di emozione “e all’Abruzzo, o meglio ad una località abruzzese, devo l’ispirazione per una ballar che ho scritto. Qualche anno fa feci un sogno ambientato in una casa di campagna da me frequentata da bambina, a Villa Torre; era immersa nel verde ed esiste ancora. Ricordo le stalle con gli animali e una chiesetta bianca minuscola, posta proprio di fronte all’abitazione dove soggiornavo, che in primavera era invasa dalle farfalle… Questo sogno, insieme a varie esperienze di vita più e meno belle e al concetto di trasformazione e metamorfosi, è il protagonista della canzone. Ma ci sarà tanto altro e anche gli altri brani saranno ricchi di sorprese: questo sarà un disco pieno di sfumature, stati d’animo differenti, personaggi, stagioni della vita che si susseguono. E per finire ci sarà un ospite speciale che suonerà uno strumento altrettanto speciale. La nostra crescita forse, la nostra maturazione come band, forse è scritta proprio in questo album”.

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