“TEATROVAGANTE” A CASTELLI, IL PAESE CHE COMPARE AL CREPUSCOLO


CASTELLI – Lo scorso fine settimana a Castelli (Teramo) quinta tappa di Teatrovagante, l’originale idea di Sara Gagliarducci, che insieme a Valentina Nibid sta portando in giro per i borghi abruzzesi performance teatrali in cambio di ospitalità e soprattutto di un racconto.

Le due artiste hanno progettato un vero e proprio baratto: viaggiando attraverso l’Abruzzo, Gagliarducci e Nibid si fermeranno nelle comunità disposte a ospitarle e a raccontarsi. In cambio Teatrovagante offrirà esibizioni artistiche.

Ogni luogo che aderirà sarà protagonista di un articolo su Virtù Quotidiane, media partner dell’avventura, in una sorta di diario di viaggio. Ecco il quinto.

CASTELLI, IL PAESE CHE COMPARE AL CREPUSCOLO

Un passo e un passo. E poi, camminiamo ancora; il Gran Sasso protegge il nostro avanzare e ci aiuta ad orientarci. Non è facile scrivere di un cammino che ha avuto un andamento irregolare e lento, che si è fatto intenso proprio quando noi abbiamo rallentato e abbiamo provato a venir fuori dal ritmo di un ferragosto che forse non ci somigliava, quando noi abbiamo deciso di perderci fra le vie che non avevamo ancora esplorato.

14 Agosto. Crepuscolo. Un piccolo sentimento autunnale si insinua nei nostri occhi.

Castelli è un piccolo borgo della provincia di Teramo alle porte del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga. La sua antica storia parla di arte, argilla e di una tavolozza dai 5 colori. Parla della maiolica, la cui fine tradizione risale già al Rinascimento e il cui celebre stile si lega a Carlo Antonio Grue. Parla di terremoti che nei secoli ne hanno segnato profondamente il destino. Le cicatrici delle scosse degli ultimi anni si vedono ancora, hanno allontanato molti castellani dalle loro case e sono ancora dentro le parole di chi ci racconta la sua storia.

È ora di cena e Mariana del Bar Ristorante 5 Sensi è pronta per viziare sin da subito il nostro palato. È qui che incontriamo Daniela e suo marito, lo scultore Marco Appicciafuoco. È stato per noi un vero piacere conoscerli. Non abbiamo più avuto modo di incontrarli e li salutiamo dalla pagina del nostro diario, sperando in un futuro prossimo incontro.

Il sabato è dedicato alla “chiamata al paese” del TeatroVagante. Siamo nella via principale dove hanno trovato spazio i moduli in legno che accolgono i ceramisti che hanno perso le botteghe in seguito al terremoto. Incontriamo Nadia Mancini che ci lascia entrare in negozio e ci racconta del suo lavoro, Giovanni e la sua malinconia, una fotografia davanti al negozio di Pia e poi Rina che, seduta fuori la sua bottega, ci accoglie con un sorriso contagioso e carico di ottimismo. Più avanti, in un via vai di turisti, incontriamo Franco Di Simone “il Torniatore” che ci invita nella sua bottega per il giorno seguente. Nel pomeriggio scopriamo l’antica usanza del lancio del piatto che caratterizza da anni il 15 agosto castellano. Di sera Ninetta e il suo pubblico sono i protagonisti di uno strampalato circo proprio nella piazza principale di Castelli.

A conclusione della giornata siamo ospiti del ristorante La Terrazza dei Grue, dove carne e pizza diventano uno squisito pasto capace di proporre i sapori tradizionali della montagna abruzzese in forme nuove e saporite. La domenica ci spostiamo nella contrada di San Rocco. Sul bel prato del giardino del Ristorante 4 Vadi si celebra la tradizionale funzione religiosa dedicata al Santo. Ed è proprio lì, che una volta finita la messa, Mimì incontra il pubblico all’ombra di un grande albero.

Dopo pranzo ci perdiamo nella zona bassa del paese ed è qui che accade qualcosa di magico. Mentre scendiamo, infatti, facciamo incontri importanti. Il contatto diventa intimo e profondo, come se scegliere questo nuovo percorso al di fuori della rotta più turistica ci aiutasse a entrare nel vivo della comunità castellana, una comunità capace di accogliere in modo sincero e generoso. In una via, proprio nel punto in cui sembra che Castelli finisca, la nostra strada si incrocia con quella dell’artista Remo Mercuri che ci fa entrare nel suo studio e ci mostra i lavori su maiolica e su tela, con quella di Giovanni d’Egidio che ci invita nella sua bottega di decoratore e ci regala i ricordi di una vita da artigiano, con quella del fratello di Pia, il professore Sergio Censasorte, che ci racconta la storia di San Rocco e del perché sia sempre rappresentato con accanto un cane.

Ci spostiamo a questo punto nella bottega di Franco di Simone, “il Torniatore”. Quando arriviamo lui ci aspetta paziente già da un po’. Ha preparato l’argilla e comincia a lavorarla sul tornio. Fra le sue mani l’argilla si arrende gentile e, mentre Franco ci parla della sua vita, si trasforma nei vasi delle tradizionali forme castellane. Non dimenticheremo mai l’intensità del suo sguardo così profondo e carico di emozioni, lo stesso sguardo che abbiamo potuto riconoscere in sua moglie quando le abbiamo portato una serenata.

Alle sette di sera siamo all’ingresso di Castelli, pronte per la performance finale: gli abiti di Mimì e Ninetta sono sporchi di cenere e argilla.

E di nuovo, proprio quando questa giornata sembra concludersi, accade qualcosa di inaspettato.
Ci troviamo accanto il signor Vincenzo di Simone che ci invita nella sua bottega a scoprire i segreti del mestiere. Quasi come un alchimista ci mostra i colori e i metalli e gira il piatto con un sorriso che la sa lunga. Suo figlio Antonio è al cavalletto, sornione, a decorare in un sacrale silenzio una ceramica.

All’improvviso decide di alzarsi e di aprire una porta per accompagnarci attraverso i pertugi più nascosti della “Cantina del Vasaio” dove la nostra serata si conclude davanti ad un bancone di legno scuro avvolte dalla dolcezza di un prezioso vino cotto e una chiacchierata che sentiamo di dover continuare presto.
La mattina seguente, prima di ripartire, ecco che Castelli ci riserva un ultimo regalo: una visita al vecchio forno a legna costruito da Antonio, papà di Gianni D’Egidio, circa quarant’anni fa. È proprio Gianni a guidarci con generosa devozione in quei luoghi carichi di ricordi. Le sue parole sembrano quasi riaccendere la legna del grande forno e rivelarci il lento e faticoso processo della lavorazione della ceramica.

Così, piano piano, si svela Castelli, come i colori della sua antica ceramica che, sovrapposti con pazienza e fiducia, emergono sul finale di un lungo e sapiente processo.

Fiorella Paone
Rondine per TeatroVagante

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