UN’INTERVISTA A FELICE PECOROZUCCU, TROLL URBANO, SULLA RIQUALIFICAZIONE URBANA A L’AQUILA


L’AQUILA – Cominciamo col mettere insieme un po’ di pezzi. Nel corso dell’anno appena passato abbiamo gettato qualche fugace occhiata sull’ampio e complesso tema dello spazio pubblico: cos’è, come è, come potrebbe essere, come viene usato e come viene interpretato.

Di recente abbiamo provato a leggere la cronaca urbana della nostra contemporaneità, immaginando di isolarne un tratto socio-culturale. Ossia quello del troll.

Abbiamo visto come il troll si manifesti nell’incorporeo del web piuttosto che nella realtà dello spazio pubblico, come prediliga una narrazione egoica, alternando abbrutimento ed evitamento del confronto.

La figura del troll urbano racconta con chiarezza la propensione di molti e molte di noi ad affrontare certe questioni, urbanistiche appunto, con l’esito diffuso di distrarre il dibattito fino ad evitare che ci sia un coinvolgimento delle comunità. Abbiamo visto in sostanza che in città manca un dibattito culturale affermato, radicato, complesso, non banalizzato nei salotti social, in cui il troll si muove con agio e facilità.

Ma ora, senza andare per le lunghe, proviamo a cercarne uno, proviamo ad intervistare un troll. Ascoltiamo dalla sua voce cosa pensa di certi recenti fatti di cronaca urbana.

Buonasera signor Troll, come si chiama e da dove viene?

Sono Felice Pecorozuccu, vengo dal web, da uno spazio social poco distante da qui.

Come mai ha accettato il nostro invito? Non è forse questa stessa azione una negazione della sua esistenza ontologica?

Ma, guardi, come lei stesso ha affermato, sono io ad essere in quanto tale nel web, piuttosto che nello spazio pubblico. Come vede, tutto quello che lei ha scritto non è vero ed il troll urbano non esiste. È solo una sua argomentazione, facinorosa per altro, con cui vuole solleticare altri sinistri e contestatori.

Grazie per questa precisazione piuttosto esaustiva. Lei segue naturalmente i mille mila rivoli social in cui si dividono certi temi d’attualità urbana. Di recente ne ha colto qualcuno in particolare? Penso alla nuova sistemazione di Piazza Regina Margherita e Largo Tunisia, a quella del Corso e di piazza Duomo, o anche al nuovo Ponte Belvedere.

Ma, guardi, penso che la città ha bisogno di rinascere e rifare questi spazi nuovi aiuterà.

Certamente. Ed in che modo pensa sarà possibile?

Beh, se rifai la strada, la piazza, rimetti un po’ di verde, rifai il ponte, ecco qua che la gente torna a frequentare il centro.

Veramente lo frequenta già. Ma comunque non crede che questi progetti di riqualificazione possano cozzare con le esigenze di una città in ricostruzione, con i cantieri e le tante attività di passaggio? Non crede, ad esempio, che i nuovi manti stradali possano poi essere presto danneggiati dai mezzi?

Ma se non la rifacciamo adesso sta città, quando? Mo basta, so dodici anni che stiamo in mezzo ai cantieri. Mo ci vuole che qualche spazio ritorna nuovo, come il parco del Castello o il Parco del Sole.

Sì, certo, ma quelli sono per l’appunto parchi, lì in mezzo non ci sono cantieri di ricostruzione o allacci dei sottoservizi da fare. Cosa pensa del coinvolgimento della comunità nella progettazione dello spazio pubblico?

Beh, sicuramente i social hanno aiutato tanto. La gente legge, si fa un’idea, la scambia con altre persone e poi esce fuori un bel progetto.

Guardi, a dire il vero non funziona proprio così. La progettazione partecipata si svolge in spazi e con regole piuttosto precise, non assecondando le opinioni a caso degli utenti. E poi ci sono i progettisti, la parte creativa del progetto di restauro urbano che deve raccogliere e tenere insieme la tutela del bene con la fruizione contemporanea. Non crede?

Beh secondo me pure Santa Maria Paganica è uno spazio che deve essere riconquistato.

Perché usa l’espressione ri-conquistato? Intende forse suggerire l’idea di un sequestro o di una sottrazione coatta? La Chiesa e la piazza sono lì che aspettano l’approvazione di un progetto.

Esatto, infatti bisogna fare qualcosa pure là. La chiesa la vogliamo com’era e dov’era. E la piazza pure. Adesso sono solo macchine e deposito di materiali.

Mi trovo curiosamente d’accordo solo con quanto da lei affermato circa l’occupazione di spazio in parcheggi. Sarebbe certamente opportuno restituire lo spazio pubblico alle persone, togliendolo alle macchine e ai depositi il prima possibile. Sarebbe però altrettanto opportuno un progetto d’insieme, un progetto urbanistico in grado di assumere e sviluppare un intervento organico e coerente. Cosa pensa della pianificazione urbanistica di questa amministrazione?

Niente.
Appunto.

Quirino Crosta

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