ANTONELLA DI TONNO: “LA DIVERSITÀ DI GENERE È SOLO UN LIMITE PSICOLOGICO”


LORETO APRUTINO – “Sono cresciuta con la voglia di dimostrare che la diversità di genere è un limite psicologico. Di dimostrarlo a mio padre, non perché fosse un maschilista, ma perché è cresciuto con un’educazione maschilista. E al contesto da cui provengo”. Non ci sono dubbi che Antonella Di Tonno ci sia riuscita.

40 anni “suonati”, come sottolinea sorridendo, un marito di origini americane, Rodrigo, e tre figli, Gaia di 7 anni, Matteo di 5 e Giulia di 2, Antonella è a capo dell’azienda vitivinicola Talamonti. 40 ettari di superficie vitata tra Loreto Aprutino e Collecorvino, nel pescarese, esportazioni in 50 Paesi in tutto il mondo e un milione di bottiglie l’anno prodotte.

Antonella non è “figlia d’arte”. Con il papà titolare di un’azienda metalmeccanica e la mamma sarta, lei decide di lanciarsi in un’attività imprenditoriale agricola. “Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione a Roma, e ho sempre avuto una predisposizione per le materie scientifiche, tanto da essere inserita tra i migliori 300 studenti in Italia dalla Normale di Pisa per andare a studiare in Toscana, ma ciononostante sono stata folgorata da questa avventura vitivinicola”, racconta a Virtù Quotidiane.

All’età di 23 anni entra in quella che all’epoca era una società fatta da un gruppo di agricoltori della zona. Una sorta di consorzio. “Ero l’unica donna. Entrai in azienda per uno stage. Poi lì ho conosciuto il mio attuale marito, nel 2007 abbiamo rilevato l’impresa e da allora siamo riusciti a costruire una distribuzione in 50 Paesi in tutto il mondo”. Una scelta, quella di concentrarsi sui mercati esteri, dovuta a due fattori. “Innanzitutto le origini americane di mio marito, che è il direttore commerciale dell’azienda e che già proveniva da importanti esperienze con l’estero e quindi aveva la capacità di penetrare quei mercati. E il secondo fattore è connesso al valore aggiunto che abbiamo, dovuto alle competenze linguistiche, commerciali, burocratiche. Un know-how che in genere non è appannaggio nel mondo agricolo”, rivendica con orgoglio.

Le competenze e la determinazione hanno fatto sì che Antonella abbattesse ogni stereotipo possibile: quello di donna, giovane, proveniente da un piccolo paese del centro Italia, e che veste i panni dell’agricoltrice, arrivando a guidare una grande azienda fortemente radicata all’estero.

“La mia esperienza professionale mi ha insegnato molto in questi 15 anni. All’inizio ho incontrato parecchio scetticismo sul fatto che una donna, da sola, in giovane età, potesse mettersi a capo di un’azienda, anche senza avere un’esperienza intergenerazionale, dal momento che non venivo da una famiglia di viticoltori –  spiega -. Quindi il primo grande traguardo che abbiamo raggiunto, grazie alla determinazione e alla resilienza tipica delle donne nel gestire le criticità, è stato di risalire in poco tempo la china, visto che abbiamo avuto una fase di start up molto complicata. Grazie a mio marito e allo staff che abbiamo creato siamo riusciti a diventare punto di riferimento internazionale. Questo lo lego anche alla capacità che abbiamo avuto di creare un ambiente inclusivo, giovane, di taglio femminile. Abbiamo il 50 per cento di dipendenti che sono donne e ne abbiamo diverse in ruoli di responsabilità. Ad esempio a capo del reparto di imbottigliamento, in genere ambiente prettamente maschile, c’è n’è una. Io sono riuscita ad avere tre figli, contraddicendo l’assunto che la maternità e la carriera non sono conciliabili. Ora ci stiamo avviando anche verso la certificazione internazionale Gees, per l’inclusione e la parità di genere”.

Nel suo mondo imprenditoriale, l’impegno della Di Tonno è massimo proprio per creare un ambiente inclusivo, e la sua caparbietà l’ha portata in prima linea per stimolare una vera rivoluzione culturale nel settore. “Noi donne per cultura e per genetica abbiamo una capacità di pragmatismo, di adattamento e organizzativa che in un’azienda possono fare la differenza – continua Antonella che è anche responsabile regionale per Coldiretti Donne Impresa Abruzzo e vicepresidente nazionale -. Andrebbe però messo in campo un sistema di assistenza che permetta alle donne di continuare a conciliare la carriera con il rapporto con la prole, per la valorizzazione di entrambi i ruoli, lavorativo e materno”.

La connessione donne e agricoltura è ormai sempre più alta. Secondo i dati Coldiretti, 4 aziende agricole su 10 sono a conduzione femminile e nell’ultimo anno, in Abruzzo, nonostante la crisi e il Covid, c’è stato un aumento di quasi il 6 per cento.

“Sempre più giovani donne – dice ancora la viticoltrice – si sono rese conto che ci sono vie inesplorate che possono essere percorse, che c’è una possibilità per non abbandonare la propria terra. Come Coldiretti stiamo lavorando anche sulla necessità di stimolare il concetto di agricoltura sociale, che siamo riusciti a far riconoscere a livello giuridico. L’agricoltura non è un settore che produce solo beni, ma anche cultura e salute. E per fare questo occorre creare una rete di supporto, con agriasili, fattorie didattiche che permettono alle famiglie e alle scuole di creare una collaborazione a livello di comunità che consenta a bimbi e adolescenti di vivere il territorio e la sua vocazione rurale. Con le scuole dell’area vestina abbiamo stretto un patto che contiene un programma di educazione civica, stilato da Coldiretti, proprio da sviluppare nella didattica”.

Assecondando il vulcano attivo di idee che ha dentro, in piena pandemia, “annoiata da quella situazione”, la produttrice, insieme al marito ha avviato una parziale riconversione della Tenuta Talamonti alla produzione di mascherine chirurgiche di tipo 2. “Ci siamo fatti disegnare dei macchinari e abbiamo fatto ricerche sui tessuti. Non appena otterremo la marchiatura Ce, cominceremo la produzione per il nostro territorio”.

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