DALLA SERIE SUBURRA ALLA FOTOGRAFIA, PER L’AQUILANO FABIO DI GIROLAMI TUTTO COMINCIA CON UNA JEEP

foto Emanuela Scarpa (Netflix)

L’AQUILA – È sul set di Suburra che ha inizio la storia artistica e professionale di Fabio Di Girolami, 31 anni, originario di Campotosto, vissuto a L’Aquila per vent’anni, igienista dentale ma con un’ardente passione per la fotografia, diventata una professione in piena e crescente affermazione evolutiva.

Sulle scene della nota serie televisiva, prequel dell’omonimo film, ispirata alle vicende criminali di Mafia Capitale, Fabio arriva con la sua Jeep Wrangler messa a disposizione della produzione grazie al club di fuoristrada di cui faceva parte.

Sua è infatti la jeep nera di Aureliano, interpretato da Alessandro Borghi, il co-protagonista della serie prodotta da Netflix e girata a Ostia (Roma). Un mezzo destinato a segnare l’inizio della sua carriera professionale da fotografo. Oggi Fabio vive a Roma e lavora stabilmente per la Os.Car Services Movie Casting, società di servizi che supporta le produzioni cinematografiche, la stessa ad accorgersi di lui sul set e a ingaggiarlo come fotografo di scena.

È proprio tra una ripresa e l’altra che conosce il direttore della fotografia di Suburra, gli operatori e i fotografi di scena, maturando la voglia di fotografare soggetti diversi dalle solite arcate dentali che era abituato ad immortalare per motivi puramente clinici e per le quali aveva già seguito un corso di fotografia presso l’Accademia delle Belle Arti di Marino (Roma). Anche qui la sua natura ciclonica e la capacità espressiva innata non passano inosservate e sarà proprio il suo docente, con grande intuito, a coinvolgerlo in progetti di lavoro fotografici.

“All’inizio di questa grande avventura – racconta Fabio a Virtù Quotidiane – trascorrevo le notti sulle scene di Suburra mentre di giorno mi facevo sostituire in laboratorio da una collega. Ho cominciato a scattare, a esercitarmi, trovando ogni giorno nuova linfa motivazionale”.

A vedere le sue foto si direbbe che Fabio la fotografia ce l’ha nel sangue, il suo entusiasmo è contagioso, come la sua allegria del resto, straordinaria la creatività che esprime in ogni scatto e progetto fotografico. Le sue immagini sono in grado di toccare le corde emozionali fin dentro lo stomaco per carica espressiva e vena poetica, luci e ombre di ritratti, nudi artistici, sguardi, che denotano uno stile riconoscibile, esclusivo, personale e molto intimo, tutto suo. La creatività è del resto una caratteristica di famiglia, sua madre è infatti la chef Serenella Deli, allieva di Gualtiero Marchesi.

“Ho sempre utilizzato una reflex base, Canon 100D, il modello che ancora utilizzo per i miei lavori. A volte mi sono anche sentito a disagio di fronte a grandi macchine più sofisticate. Forse – dice ridendo – è arrivato il momento di comprare nuova attrezzatura. Ad inserirmi nel mondo della fotografia sono state le idee, la creatività e la capacità di realizzarle, mi onora pensare che le mie foto piacciano”, questo a dimostrazione che quel che conta è la sostanza, non sempre la forma.

La passione travolgente di Fabio non si ferma alle scene che immortala sul set ma continua anche in contesti alternativi, con diverse collaborazioni in progetti di fotografia del cibo, scatti creativi per matrimoni, ritratti. Tra i diversi progetti anche un workshop di foto creative per gli allievi di un corso di fotografia.

Alcune delle sue foto, una ventina in tutto, sono state scelte e pubblicate nella sezione “fotografi” del sito di Vogue, una vetrina importante, e di non facile accesso, per un professionista dell’immagine.

Attualmente Fabio è impegnato in un progetto di fotografia degli antichi mestieri ispirato alla voglia di valorizzare e riscoprire antiche tradizioni artigiane che rischiano l’oblio.

“Un’idea – racconta – maturata nell’ambito di un reportage che ha visto protagonisti mio zio, veterinario, che porta ancora in transumanza le sue pecore da Roma a Campotosto e un gruppo di neozelandesi, in Italia per un tour sulla tosatura degli animali”.

Un’esperienza che Fabio decide di ripetere con un anziano scultore di statue e manufatti. Con lui trascorre del tempo nella sua bottega, non solo per fotografarne le abilità ma anche lasciandosi coinvolgere dall’eco di sapienza ed esperienza che le mani dello scultore conservano “è stato emozionante aiutarlo a sollevare un’opera, lavorare con lui, condividere un mestiere così antico e faticoso”, perché è in quelle rughe vissute che si nasconde la storia dei nostri tempi, la memoria.

Dopo lo scultore, il maniscalco e poi ancora il fornaio e altri ancora “mestieri che stanno scomparendo a causa del dominio imperante dei macchinari, mestieri che voglio raccontare in una mostra al termine del mio viaggio fotografico”.

La prima mostra di Fabio dedicata al tema della creatività è stata allestita in un birrificio artigiano di nome Sviluppolo, con una sala di promozione culturale, a Marino (Roma). Nella seconda esposizione, allestita in un hotel di Pomezia, protagonisti sono stati i suoi nudi artistici, in bianco e nero, eterei, unitamente ai ritratti, diafani nella loro schiettezza, in una mescolanza di sguardi di rara bellezza.

Basta guardare alcuni dei suoi scatti più rappresentativi per capire quanta passione e quanto talento ci sono dietro ad un obiettivo e soprattutto di quanto la bellezza aiuti a vivere meglio in questo mondo.

LE FOTO

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