I CONTRABBASSI DI DADO IANNELLI, L’ARTE DELLA LIUTERIA A POGGIO PICENZE


L’AQUILA – Nella campagna di Poggio Picenze (L’Aquila), immerso nel silenzio e tranquillità, si nasconde un luogo di creatività e artigianato che non si immagina. In un grande laboratorio, in locali di rimessa di una villa, il legno viene trasformato da pezzo grezzo e di bellezza naturale, in un oggetto che darà vita al suono: il contrabbasso.

Strumento diffusissimo nel jazz, reso protagonista nella musica classica da Beethoven, è imponente e di grande fascino. A progettare disegnare, creare e restaurare contrabbassi nella campagna aquilana, è il liutaio Dado Iannelli.

Romano di nascita, Dado cresce come musicista a Roma. Inizia a suonare a 11 anni,  gira con diverse band come bassista, fino a toccare con mano una trasformazione che lo delude, non lo soddisfa più: “Vedevo il pubblico cambiare, sentivo che veniva a mancare la curiosità, l’interesse. In me c’era comunque una spinta al lavoro manuale. Già mi capitava di riparare da me il mio strumento”.

La spinta verso una dimensione diversa nasce in modo quasi incredibile. “Dovevo suonare in un teatro di Roma –racconta a Virtuquotidiane- non avevo il contrabbasso e non potevo comprare quello elettrico. E allora pensai di farmelo. Andai nel bosco e presi il legno da un albero alla fine della sua vita, e con quel materiale realizzai un contrabbasso elettrico che ho usato poi anche in registrazione”.

Quello fu solo l’inizio di una nuova vita. In quegli anni la famiglia di Dado si era trasferita all’Aquila e aveva creato l’agriturismo “C’era una volta” che è stato attivo fino al 2016. Lì dove avevano costruito la loro casa, Dado, dal 2015 inizia, in un piccolo spazio buio, a lavorare sugli strumenti, per diventare liutaio.

Spiega che “il liutaio deve possedere quattro arti: la scultura, la musica, la pittura e l’alchimia”.

Per arrivare a dominarle tutte e quattro, lui di formazione musicista, sceglie di studiare nelle scuole migliori. Alla Scuola di liuteria Toscana “Fernando Ferroni” di Firenze per due anni, poi al laboratorio di restauro all’Accademia di Santa Cecilia di Roma. “È uno studio continuo a seconda dello strumento, è un impegno che non finisce mai in termini di conoscenze da acquisire”.

Oggi il laboratorio di liuteria di Dado Iannelli è un luogo ampio, come necessario per la dimensioni dello strumento da realizzare, luminoso ed è una bottega artigiana piena di strumenti, trucioli, piani, un luogo in cui nascono in tutta la loro bellezza i contrabbassi.

Dar vita a questi splendidi strumenti è per il liutaio Iannelli una grande libertà. “Il contrabbasso -racconta-a differenza del violino e della viola, è uno strumento indefinito, non ha misure fisse. L’unica rigidità è nella realizzazione della inclinazione del manico, che deve rispondere perfettamente a calcoli proporzionali, altrimenti il contrabbasso non suonerà. Questo lavoro mi permette una grande libertà”.

E il lavoro di liuteria è lavoro duro “si lavora tutto a mano -ci dice Iannelli- le mani e la schiena sono particolarmente coinvolte”. E Dado spiega come nascono i contrabbassi.

“Prima di tutto c’è la scelta del legno. La parte davanti, il cosiddetto piano armonico,  è fatto con l’abete rosso della Val di Fiemme, dove si trova il legno più pregiato del mondo. Per il resto si usa acero, per lo più dai Balcani, e pioppi, difficili da trovare, presenti soprattutto in vendita in ditte che lo trattano a prezzi molto alti. Nel contrabbasso, come negli altri strumenti di liuteria, un elemento di grande pregio sono le cosiddette fiammate, sorta di smagliature o marmorizzazioni, che in falegnameria sono uno scarto, mentre, per chi lavora gli strumenti musicali, sono il frutto del tipo di legno, del luogo da cui proviene. E’ tutto fatto a mano: le curvature laterali, con un sistema a caldo, la bombatura del piano armonico, che si fa con piccolissime pialle, così come l’inclinazione del punto in cui incassare il manico”.

Dado impiega circa quattro mesi di lavoro intenso per realizzare un contrabbasso.

Fuori dalla sua lavorazione sono le corde, che ogni musicista sceglie a suo gusto. “In Abruzzo -racconta il liutaio Iannelli- abbiamo una storia importantissima nella produzione della corde “armoniche”. Due tra i più importanti produttori al mondo arrivano da Salle, in provincia di Pescara: i Toro, ancora attivi nella stessa località, e che lavorano il budello come si faceva anticamente, e i D’Addario che si sono trasferiti in America e oggi hanno una vera industria con oltre 1000 dipendenti. Quel luogo è un gioiello, perché gli abitanti di Salle hanno esportato la lavorazione delle corde in tutto il mondo”.

Al momento Dado Iannelli sta lavorando su diversi contrabbassi e ha in cura uno straordinario restauro, un contrabbasso del ‘600.  “Prima di tutto ho dovuto rimetterlo in forma, e poi “ricucire” le parti. E’ un oggetto pregiato realizzato da Carlo Antonio Testore, figlio del celebre liutaio Carlo Giuseppe Testore, ed è un lavoro di grande responsabilità”. Altri restauri ha in corso a Santa Cecilia, come un contrabbasso del 1750.

Nella libertà creativa Dado ha di recente realizzato un contrabbasso totalmente innovativo, da poter suonare seduti, e di dimensioni tali da poter essere trasportato in aereo su un sedile passeggero. “Mi è stato commissionato dal violoncellista e contrabbassista jazz Paolo Damiani, sono riuscito a realizzarlo di un altezza mai vista per un contrabbasso, 1 metro e 54 centimetri, risolvendo il problema dell’alto manico con il riccio, che è stato tagliato, pertanto l’accordatura sarà realizzata dal basso”. Probabilmente potremo vedere questo contrabbasso da qualche parte nella prossima edizione del Jazz per L’Aquila.

Dado tiene a spiegare che “il liutaio è uno scultore. Partiamo dal legno pieno e con lo scalpello lo scolpiamo, con la pialla lo pieghiamo. Poi la pittura del legno è una vera alchimia, non ci sono colori artificiali, ma solo materiali tratti dalla natura, mescolati a resine naturali. E la pittura è un processo molto lungo, tutto è dato a pennello”.

L’aspetto più difficile, oltre quello strettamente tecnico, è quello della vendita. Si devono intercettare i musicisti che devono conoscerti. “Siamo pochissimi liutai di contrabbassi, d’altronde non c’è bisogno di contrabbassi nelle quantità necessarie per i violini. Il mio primo contatto è stato un contrabbassista aquilano, Mauro Vaccarelli, che ha utilizzato un mio contrabbasso portandomi nell’orchestra Sinfonica Abruzzese, e grazie a lui sono nati i primi contatti”. Attualmente contrabbassi di Dado Iannelli sono quello del primo contrabbasso della Fenice di Venezia, due sono all’Aquila, e altri contatti sono aperti da musicisti che vengono appositamente per provare e progettare con Dado il proprio contrabbasso.

Dalla musica suonata alla creazione dello strumento. “Stare sul palco, suonare, è bello, certo mi manca, ma qui provo grande soddisfazione: sono io che progetto, creo, eseguo ed eventualmente sbaglio. E quando invece sento suonare un mio contrabbasso è un grande orgoglio”.

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