LASCIA SULMONA E FA FORTUNA IN BRASILE CON LA VENDITA DI VINO ABRUZZESE


SULMONA – “Non c’è paragone tra il mondo del lavoro del Brasile e quello dell’Italia: a San Paolo si sta bene, mentre da noi si respira aria di crisi ed è difficile trovare un posto fisso o crescere professionalmente”.

Al momento di partire, Luca Mesiano non ha una valigia di cartone, ma un comune bagaglio, magari uno smartphone e un background professionale talmente ampio e variegato da permettergli di volta in volta di mettersi in gioco e di realizzarsi anche dall’altra parte del mondo.

Ha 42 anni, è originario di Latina ma ha vissuto gli anni giovanili a Sulmona (L’Aquila) ed è uno dei tanti che, complice la crisi, negli ultimi anni si sono trasferiti in terra straniera, passaporto in mano e tanta buona volontà. A San Paolo vive con la moglie Cynthia e, insieme a lei, si occupa di esportare e distribuire vini italiani nel paese sudamericano.

“La mia storia professionale inizia tanti anni fa – racconta a Virtù Quotidiane – , quando da bambino ho iniziato a lavoricchiare insieme a mio padre. Vengo da una famiglia di imprenditori che gestiva alcuni supermercati e altre attività in Valle Peligna. A soli 8 anni mi divertivo a mettere in ordine gli scaffali nei negozi, mentre a 12 mi sono ritrovato a organizzare i magazzini di un ristorante e di un bar”.

Crescendo, è poi andato ad abitare a Pescara dove, per 7 stagioni, ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’Apollo, uno degli stabilimenti balneari più conosciuti della città. Come racconta, però, a un certo punto “con la crisi lavorare è diventato difficile e, superati i 30, è emersa più forte la necessità di stabilità economica”.

“Ho prima aperto un negozio di prodotti tipici a Latina – ricorda –, ma non è andata come speravo. La prima occasione di girare il mondo è arrivata qualche tempo dopo, grazie a un’amica che mi ha messo in contatto con alcuni italiani che avevano intenzione di aprire un ristorante in Slovacchia”.

Inutile dire che Luca si è subito trasferito, per poi tornare in Italia dopo due mesi. Ormai, però, non riusciva più a stare fermo ed ecco perché è subito partito alla volta dell’Inghilterra, dove per altri due mesi e forte anche dell’esperienza pregressa, ha lavorato in un Western Union Hotel a Londra.

“Scaduto il contratto – dice –, ho fatto di nuovo le valigie e sono andato in Irlanda, dove per quasi due anni sono stato impegnato come chef in alcuni ristoranti, italiani e non, vicino Dublino”.

E proprio lì, nel cuore dell’Isola di Smeraldo, un bel giorno ha conosciuto Cynthia, un avvocato di San Paolo, con cui ben presto ha deciso di intraprendere la sua avventura brasiliana.

“Lei è partita prima di me perché aveva alcune questioni da sbrigare – ricorda Luca –. Io nel frattempo sono rimasto in Irlanda per un altro mesetto e poi sono tornato di nuovo Italia. Avevo bisogno di mettere da parte un bel gruzzoletto da investire per il viaggio che mi avrebbe permesso di raggiungerla”.

Una volta a Sulmona, Luca è stato assunto dalla Cantina Margiotta di Pratola Peligna (L’Aquila) e, nel frattempo, si è dato da fare presso un ristorante situato vicino a casa sua. Ha inoltre collaborato con una birreria e con l’azienda Palazzone. È riuscito ad andare a San Paolo solo dopo quattro mesi: era il novembre del 2016 e, una volta arrivato, ha subito lavorato per un ristorante italiano.

Solo in seguito ha intrapreso la carriera nel mondo vitivinicolo e, come tiene a precisare, se è riuscito a trovare una stabilità professionale dall’altra parte dell’oceano, lo deve anche e soprattutto alla stessa Cynthia, che gli è stata accanto con pazienza e dedizione, dandogli “tutte le indicazioni su come agire in un contesto del tutto nuovo e sconosciuto”.

Nata a San Paolo ma di origini marchigiane, calabresi e spagnole, oltre che brasiliane da parte di madre, Cynthia è un avvocato con la passione per la cultura e la cucina italiana. È convolata a nozze con Luca nel 2017 e ha da qualche tempo lasciato il suo vecchio impiego per intraprendere lo stesso mestiere del marito.

Si occupa soprattutto della rivendita di vini campani e abruzzesi, in particolar modo di quelli della “Cantina di Ortona” e, come lui stesso tiene a precisare, gli “è stata molto d’aiuto sin dai primi giorni dall’arrivo a San Paolo”.

“Se sono riuscito a trovare una stabilità professionale – ammette –, lo devo anche e soprattutto a mia moglie, che da subito mi è stata accanto con pazienza e mi ha dato tutte le indicazioni su come muovermi e agire in un contesto per me del tutto nuovo”.

Anche la fortuna, però, ha fatto la sua parte. Un bel giorno, infatti, il giovane si è recato per lavoro alla fiera Fispal Food Service, che è una delle più importanti manifestazioni enogastronomiche di tutto il Brasile, e lì ha conosciuto un enologo.

“In Brasile – dice – era da pochissimo scoppiato uno scandalo legato all’importazione di falso Montepulciano di cui avevo sentito parlare e, discutendone con lui, si è instaurato un feeling tale da permettergli di chiedermi se volessi lavorare per la sua stessa azienda, la Real Wines. Inutile dire che, avendo già avuto esperienze nel settore, ho subito accettato. Sono stato con loro per qualche tempo, ma alla fine non riuscivano a pagarmi e sono quindi stato costretto a cambiare di nuovo”.

Al momento lavora per la Italian Vinios, che si occupa di importare nel paese carioca due marchi di vini di qualità provenienti dal Trapanese, in Sicilia: in particolare, quelli dell’azienda vitivinicola Cassarà, di Alcamo e quelli della società agricola Gazzerosse, di Mazzara del Vallo.

E se gli si chiede di tornare in Italia, risponde che a San Paolo “si sta bene, visto che la legge tutela i lavoratori e i contratti a tempo indeterminati sono molto più diffusi che in Italia”.

“Lo scorso anno è stato proposto sia a me che a mia moglie di lavorare per un’azienda vitivinicola abruzzese ma alla fine non è stato possibile – conclude – . Il nostro sogno è però quello di poterci trasferire, un giorno, in Sicilia con i nostri gatti Teco e Lori e di vivere lì, ma per il momento ci conviene restare in Brasile: San Paolo è una metropoli dalle molte possibilità economiche e da qualche anno ha iniziato anche a conoscere e ad apprezzare il nostro vino, soprattutto perché ci vive la comunità italiana più numerosa al mondo, molto più ampia rispetto anche a moltissime città statunitensi maggiormente famose nel mondo per il tasso di immigrati provenienti dal Bel paese”.