UN MILIONE DI DOWNLOAD PER MARCO CAPPELLI, IL PODCASTER ABRUZZESE CHE RACCONTA LA STORIA D’ITALIA


PESCARA – Da poco più di due anni ripercorre la storia d’Italia. Lo fa narrandone gli accadimenti attraverso un podcast. E la sua voce, sostenuta da un’innata passione per la storia, è riuscita a catturare l’attenzione di migliaia di persone, arrivando a toccare quasi un milione di download.

Marco Cappelli è un abruzzese. Quarant’anni, originario di Tagliacozzo (L’Aquila), è cresciuto a Pescara, ma ora è cittadino del mondo. Insieme alla moglie statunitense Helen e alle figlie Emma e Giulia, di 7 e 10 anni, vive a Bruxelles. Da lì, da ottobre 2018 ha cominciato la sua avventura narrativa creando il podcast Storia d’Italia, uno dei 50 più ascoltati in Italia, vincitore a novembre scorso, del premio “Best non-English podcast” dei “Discover podcast awards”, uno dei più prestigiosi premi del podcasting mondiale. Il primo podcast italiano a vincere un premio internazionale.

“Lavoro nel marketing di un’azienda statunitense, ma sono sempre stato appassionato di storia – racconta Marco a Virtù Quotidiane – . Leggevo, leggevo e a un certo punto ho scoperto il medium dei podcast. Li ascoltavo soprattutto in inglese. Ho provato a cercarne qualcuno in italiano sulla storia d’Italia. Non c’era, almeno come piacciono a me, in cui si racconta tutta la storia in modo cronologico, narrativo. Sono rimasto sorpreso, perché di solito sono abituato che ogni spazio è stato occupato. Allora mi sono detto, ‘perché non farlo io’. La maggior parte dei podcast in Italia arrivano da chi lavora o lavorava in radio. Io non sono uno storico, né vengo dalla radio”.

Marco Cappelli decide di buttarsi e lancia, con un’articolata operazione di marketing, frutto della sua esperienza professionale, il suo podcast a ottobre 2018. La prima puntata riguarda la battaglia di Ponte Milvio, nel 312. Ma l’idea è quella di proseguire fino ai giorni nostri.

Pubblicando le sue puntate di lunedì ogni una o due settimane al massimo, a oggi Marco è arrivato a 76 episodi, da 40-50 minuti l’una, percorrendo in due anni 250 anni circa.

“È un progetto che richiede tantissimo lavoro – confessa – a cominciare da una ricerca enorme. Poi scrivo il podcast, come se fosse una sceneggiatura, leggo ed edito”. Le puntate sono arricchite da musiche, scritte appositamente per lui da fedelissimi e talvolta da inserti di attori e speaker. Nei primi due anni, Cappelli ha prodotto anche degli episodi tematici sulla filosofia tardo antica, teologia, diritto. “Ciò che mi appassiona della storia non sono di per sé i singoli fatti, ma il cercare l’umanità nei comportamenti di chiunque. La stella polare è individuare più punti di vista e anche di immedesimarmi nella mentalità dell’epoca, trovando degli insegnamenti per oggi. Capire cosa rimane costante nel tempo e cosa varia. La storia è la ricerca dell’animo umano”.

In una delle ultime puntate Marco si è trovato ad affrontare la peste di Giustiniano, tra il 541 e il 542. “Ci sono differenze abissali tra la peste e la pandemia che stiamo vivendo. Innanzitutto legate alla natura del contagio (la peste deriva da un batterio), ma anche ai numeri. La peste di Giustiniano ha causato la morte di un terzo della popolazione dell’epoca. Ma ciò che rimane costante è la nostra reazione. Procopio, ad esempio, parla di una sorta di lockdown, con tutti a casa, vestiti con abiti non pubblici, ma domestici”.

Da abruzzese doc, Cappelli coglie ogni buona occasione per nominare la nostra regione. “Ogni volta che ho una scusa parlo dell’Abruzzo. Ad esempio ho raccontato di Alba Fucens, che è uno dei posti nominati nella guerra di riconquista di Giustiniano dell’Italia. Prima o poi affronterò la battaglia di Tagliacozzo, che è un punto di svolta nel Medioevo”. Nei podcast del futuro, Marco, appassionato di argomenti più oscuri, incentrerà le narrazioni dei prossimi due anni sui longobardi. “Siamo tanto appassionati di storia romana, ma credo che per l’origine dell’Italia che conosciamo oggi, è molto rilevante ciò che accade nell’alto Medioevo e non vedo l’ora di parlarne”.

Abbinando alla voce, la classica e affascinante carta, Cappelli in primavera pubblicherà anche il suo primo libro, “una sorta di prequel del podcast, perché riguarderà la crisi dell’impero romano, del terzo secolo, un periodo di cui non si parla tantissimo”.

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