VALERIA BEFANI CON IL SUO “CHIÙ” TRASFORMA LA LANA IN ARTICOLI PREGIATI E ORIGINALI PER HOTEL DI LUSSO


L’AQUILA – Se non voglio tornare a Roma, non devo: è da questo assunto che inizia la nuova storia professionale di Valeria Befani, 46enne di origini romane, che decide di trasferirsi a Rocca Calascio (L’Aquila) e imparare a tessere la lana.

È grazie agli zii e alla loro casa di proprietà che Valeria ha l’occasione di apprezzare il borgo e ambientarsi man mano che trascorrono gli anni e diventa una donna.

Alle spalle ha studi in restauro, ma il vero colpo di fulmine con il mondo tessile è scoccato grazie ad Assunta Perilli, tessitrice di Campotosto, e al suo lavoro presso l’albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio di Daniele Kihlgren. Si cercava una persona per tenere aperta la bottega di arti e mestieri e ci si è affidati proprio a Valeria.

“Assunta mi ha trasmesso la passione per la tessitura tradizionale, ho imparato su un telaio abruzzese antico di duecento anni acquistato da una signora di Tocco da Casauria, per il resto sono autodidatta. Sino a quel momento non avevo mai incontrato un telaio, basti pensare che il mio sogno d’infanzia era la tornitura, mentre adesso non faccio altro che incrociare persone che ne sono appassionate”, rivela a Virtù Quotidiane.

Valeria proviene da esperienze e corsi di tintura naturale presso il giardino botanico del Convento di San Colombo a Barisciano con Daniela Tinti e Fabio Conti. Negli anni ha aperto il brand dal nome “Chiù”, che richiama il verso del piccolo rapace che arriva in primavera.

Le sue creazioni, che spaziano da coperte, sciarpe, tappeti, runner e canovacci, si possono trovare nel suo laboratorio di tessitura e tintura naturale a Rocca Calascio. La lana utilizzata è 100% lana di ottima qualità, rifornita dall’aquilana Valeria Gallese e da nonno Gigi, un instancabile produttore di Biella. “La filiera per piccole partite di lana è molto costosa ma per i piccoli produttori non ci sono alternative”, confida.

Il rapporto professionale con Kihlgren è sempre più fitto, tanto da averle commissionato molti articoli originali per entrambi i suoi alberghi, il Sexantio di Santo Stefano di Sessanio e il Sexantio le grotte della Civita a Matera.

Ed è proprio a Matera che recentemente Valeria ha incontrato Filippo Clemente, ingegnere di Altamura (Bari), che sta cercando di ricostituire la filiera della lana ovina nell’area dell’Alta Murgia barese.

Grazie al suo progetto Pecore Attive si punta alla realizzazione di prodotti di design e di sartoria innovativa, e con lui si sta instaurando una collaborazione “in vista della nuova concessione e nuove camere dell’albergo di Matera ho molte coperte da produrre e vorrei servirmi della sua filiera per i materiali”, dice Valeria.

Mancando la fonte primaria rappresentata dal turismo, al momento la produzione è attiva solo per commissioni su ordinazione.

Inoltre, Valeria continua a dedicarsi con passione alla raccolta delle piante tintorie, come l’iperico per ottenere il colore marrone ruggine, l’elicriso che fa profumare la lana di curry e liquirizia e la rende gialla ocre, il mallo di noce per i marroni e le foglie per i verdi militare, il papavero per i grigi, la cota tinctoria per un giallo vivace, la robbia per il rosso, il guado per il blu.

Quest’ultimo coltivato nella azienda agricola La Campana di Alessandro Butta a Montefiore dell’Aso (Ascoli Piceno).

In futuro vorrebbe riprendere ad organizzare corsi di tessitura base per bambini.

“Finora ho tenuto corsi ad Explora Il Museo dei bambini di Roma e la cosa che mi ha colpito di più è lo stupore delle maestre per l’impegno dei bambini più vivaci davanti ai telai. Mi piace molto vedere come si manifesta il bambino attraverso la tessitura, perciò vorrei farlo”.

Infine, da questa primavera fino a settembre sarà impegnata con dei corsi di tessitura con persone del paese e migranti dello Sprar, all’interno di un progetto dell’Arci finalizzato all’inclusione sociale.

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