ABRUZZO, MONTAGNA DIMENTICATA: IL MONITO DI ARDITO, “NON ESISTE SOLO LO SCI”


L’AQUILA – “Sulla montagna abruzzese siamo fermi a trenta anni fa”. Non usa mezzi termini Stefano Ardito che, intervistato da Virtù Quotidiane sul tema dello sviluppo montano, accusa la politica di pensare a senso unico come se questo dipendesse solo dalla realizzazione di nuovi impianti sciistici.

Giornalista, fotografo, scrittore, filmaker, documentarista, Ardito è riconosciuto come una delle voci più autorevoli in tutto il panorama nazionale in materia di montagna e alpinismo, di sviluppo turistico sostenibile e di conservazione della natura.

Autore di numerose guide dedicate a itinerari e sentieri montani, dall’Appennino alle Dolomiti, è anche un appassionato di viaggi che lo hanno portato in Himalaya, nel Sahara, in Patagonia e Antartide.

“Oggi di nuovo sembra che siamo a trenta anni fa. Parlo del Terminillo, Ovindoli e tante altre zone. La politica, tutta, non è un fatto partitico”, puntualizza, “riesce a pensare allo sviluppo della montagna solo in termini di nuovi impianti di risalita”.

“Un dato terribile che riguarda tutte le montagne dell’Appennino, dentro e fuori dall’Abruzzo”, dice il giornalista mentre ricorda che “trenta anni fa ero tra quegli ambientalisti che si sono battuti per la nascita del Parco nazionale sul massiccio abruzzese”.

“La montagna deve essere libera. Il Gran Sasso deve essere libero”, afferma Ardito in occasione della presentazione del volume fotografico sul Gran Sasso di Maurizio Anselmi nella sede della sezione aquilana del Club Alpino Italiano, “il turismo non è solo investire sugli impianti ma è mettere chiunque nelle condizioni di frequentare la montagna”.

“Sicuramente il Gran Sasso merita di essere valorizzato, riconosciuto di più e di essere utilizzato – brutta parola ma giusta, afferma il giornalista – per produrre maggiore reddito per le persone che ci vivono intorno”.

Sulle opportunità per generare reddito dalla montagna lo scrittore ribadisce convintamente la necessità di una razionalizzazione degli impianti sciistici, che “da qualche parte si può anche fare”.

Ma come e quale sarebbe l’alternativa? “Basterebbe dare uno sguardo a quello che succede sulle Alpi, in Trentino Alto Adige – risponde Ardito – per capire che ci sono tantissime altre cose da fare. Sentieri fatti meglio, ciclabili, una valorizzazione dell’arrampicata, dello sci di fondo, delle ciaspole”.

“Lo sci di pista ci può anche essere, così come le autostrade e le tante cose nel mondo che hanno un impatto importante, ma deve essere solo un tassello in un sistema”.

“In tema di sviluppo della montagna una delle iniziative che sulle Alpi stanno tutti portando avanti riguarda la messa in rete delle ferrovie locali con le piste ciclabili”, fa osservare.

“L’Abruzzo ha delle ferrovie meravigliose e poco utilizzate, dall’Aterno a Sella di Corno, Antrodoco, la cosiddetta ferrovia dei parchi, la Transiberiana d’Abruzzo Sulmona-Isernia, un tratto questo in rifacimento senza pensare alle piste ciclabili. Ridicolo – accusa l’alpinista – perché il costo di una ciclabile è irrisorio rispetto a quello di una nuova linea ferroviaria”.

Un inverno con così poca neve inoltre, come rileva il giornalista, dovrebbe essere una lezione dalla quale imparare che c’è altro da fare in montagna oltre allo sci di pista.

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